Il Regno di Dio si instaura con la Seconda Venuta di Gesù Cristo

Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù

Indice generale del libro


Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù
Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio
Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 4: La Materia Del Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini
Capitolo 6: La Parusía Del Signore
Capitolo 7: L'Instaurazione Del Regno Di Dio
Capitolo 8: Il Giudizio Finale Ed Il Regno Di Dio Eterno
Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche
Capitolo 10: I Dogmi Di Fede Cattolica Sulla Seconda Venuta Di Gesucristo
Epìlogo

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Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù



  A) I preparativi nel Cielo
     1) La visione della Santissima Trinità
     2) Visione del Agnello di Dio nel Cielo
  B) L'apertura dei sette Sigilli: gli strumenti di Dio
  C) I segni indicativi della vicinanza della Parusia
  D) Conclusioni
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A) I preparativi nel Cielo.

1) La visione della Santissima Trinità prima dell'ascensione di Gesù Cristo.

Il Libro dell'Apocalisse sviluppa a partire dal Capitolo 4 gli avvenimenti che sboccheranno nella Parusía del Signore. In questo Capitolo si presenta in visione a Giovanni il Cielo come esiste fin dalla creazione. Potremmo dire che è il Cielo durante l'epoca dell'Antico Testamento, se applichiamo allo stesso i tempi della storia umana.

Questo implica, ovviamente, non entrare nelle profondità della discussione teologica sul no-tempo nell'eternità, bensì semplicemente assumiamo che è una visione di qualcuno che è immerso nella temporalità terrena.

Apocalisse 4: “Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono, poi, c'erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d'oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d'occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono».”

La visione è della Santissima Trinità. In primo luogo risalta Dio Padre, seduto nel trono, assolutamente luminoso e radiante, circondato d’una specie di arcobaleno smeraldo. Questa immagine, come altre della stessa visione (i "Viventi"), ha molti elementi comuni con le visioni profetiche di Isaia (6,1-5) ed Ezechiele (1,1-28). Anche Ezechiele descrive il trono e la figura di Dio luminosa come fuoco, come metallo brillante.

Nella visione dell'Apocalisse, davanti al trono si trova presente lo Spirito Santo, simbolizzato per le sette lampade accese che già nell'Antico Testamento rappresentavano lo Spirito di Dio (Zaccaria 4,2-6).

Ma inoltre è presente il Figlio, simbolizzato per i lampi, voci e tuoni che escono dal trono. Vediamo in dettaglio alcuni elementi che ci permetteranno di provare questa affermazione, fino a dove sappiamo, innovativa.

a) Lampi:

La parola greca utilizzata è "astrape", e la troviamo applicata nei vangeli per descrivere come si vedrà l'apparizione di Gesù nella sua Parusia:

Matteo 24,27: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.”

Luca 17,24: “Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno.”

Vediamo che nel simbolo del lampo c'è una chiara identificazione con Gesù Cristo nella sua venuta.

b) Voci e tuoni :

Questi due vocaboli vanno uniti perché il senso è che si ascoltano voci che suonano come tuoni, forma comune per esprimere la voce di Dio fin dall'Antico Testamento:

Salmi 104 (103), 5-8: “Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare. L'oceano l'avvolgeva come un manto, le acque coprivano le montagne. Alla tua minaccia sono fuggite, al fragore del tuo tuono hanno tremato. Emergono i monti, scendono le valli al luogo che hai loro assegnato.”

Notiamo che all'ordine di Dio, la cui voce suona come un tuono, le acque prendono il suo posto. In Giobbe troviamo anche che si associa al tuono con la voce di Dio:

Giobbe 37,2-5: “Fragore che esce dalla sua bocca. Il lampo si diffonde sotto tutto il cielo e il suo bagliore giunge ai lembi della terra; dietro di esso brontola il tuono, mugghia con il suo fragore maestoso e nulla arresta i fulmini, da quando si è udita la sua voce; mirabilmente tuona Dio con la sua voce, opera meraviglie che non comprendiamo!”

Anche San Giovanni descrive il suono di una voce che viene dal cielo ed è confusa con un tuono:

Giovanni 12,27-29: “Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!». La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».”

Crediamo che nell'Apocalisse la voce che come tuono esce del trono è la Parola, il Verbo, come lo espressa San Giovanni nel principio del suo Vangelo:

Giovanni 1,1-3: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.”

c) Lampi, Voci e Tuoni:

È molto interessante analizzare quando nell'Apocalisse si usa il vocabolo "tuono" (o il plurale "tuoni") che sempre è significato per il suono di una voce. Appare in 8 passi distinti, in tre dei quali si identifica chiaramente di chi proviene la voce:

*6,1: “Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni».”

*14, 2-3: “Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi.”

In questo brano il canto che suona come tuono si emette davanti al trono e non sorge da lui, e proviene sicuramente dalla gran moltitudine di redenti che stanno lì, come lo descrivono i passi di 7,9-10 e 19,1-6.

*19,6: “Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente.”

Quest’altro brano conferma quello visto anteriormente, poiché il cantico come tuono proviene dalla moltitudine davanti al trono. Ma ora analizzeremo cinque passi in cui appaiono associati i tre vocaboli: "lampi, voci e tuoni":

1°) *4,5: è quello che vedemmo già all'inizio in questa analisi del Capitolo 4 dell'Apocalisse.

2°) *8,5: “Poi l'angelo prese l'incensiere, lo riempì del fuoco preso dall'altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.”

Questa scena succede durante la descrizione del 7° Sigillo che subito vedremo in dettaglio, ma avanziamo un po' ed anticipiamo il significato di quest’ultimo sigillo: è l'inizio degli avvenimenti previ alla Parusía, quello che chiameremo "il tempo della misericordia di Dio", dove ancora esisterà la possibilità della conversione degli uomini (il tempo delle sette Trombe), previo al tempo del giudizio (il tempo delle sette Coppe).

È il momento che ha scelto Dio Padre affinché si comincino a scatenare in forma irreversibile gli avvenimenti che culmineranno con la Parusía di Gesù Cristo. E è il momento nel quale risuona sulla terra dal cielo il compimento delle parole che Gesù espresse come il suo desiderio più ardente nella sua permanenza nel mondo:

Luca 12,49: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!”

3°) *11,19: “Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine."

È la descrizione della settima Tromba, il fine del tempo dell'avvertenza e principio del giudizio di Dio che realizzerà Gesù Cristo, chi regna e giudica al mondo:

*11,15: “Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: «Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli».”

Cioè, lampi, voci e tuoni simbolizzano nuovamente Cristo che assume il suo regno sul mondo, e che annuncia che si avvicina la fine producendo il segno annunciato di un gran terremoto.

4°) *16,17-18: “Il settimo versò la sua coppa nell'aria e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: «È fatto!». Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l'uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra.”

È culminato il "Giorno dell'ira di Dio” del quale parlano i profeti dell'Antico Testamento, il giudizio di Gesù Cristo sui vivi, e si è stabilito il Regno di Dio. Nuovamente i lampi, voci e tuoni simbolizzano questo Cristo che assume il suo regno che non avrà fine.

5°) *10,1-4: “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopoché i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».”

Esaminiamo questo ultimo passo dell'Apocalisse che si riferisce al vocabolo "tuono." Qui solo si parla di "sette tuoni" che alzano le sue voci e parlano. Ricordiamo che il numero sette ha in ebreo il significato di pienezza (vedemmo già che lo Spirito Santo si presenta in 4,5 come sette lampade di olio accese), e qua sembrerebbe indicare al Figlio di Dio incarnato, Gesù Cristo, che parla.

Osserviamo che quando Giovanni si dispone a scrivere quello che ha detto la voce dei sette tuoni, un'altra voce distinta che viene dal cielo (possibilmente è il Padre), gli dice che lo metta sotto sigillo. Se accettiamo che Cristo è quello che parla, allora possiamo dedurre che le sue parole non sono per conoscerle ora, al contrario di tutto il contenuto del Libro dell'Apocalisse, il quale l'angelo chiede espressamente a Giovanni che non lo metta sotto sigillo (22,10). È possibile che queste parole del Signore che si sigillarono siano quelle che pronuncierà quando nella sua Parusia "tutte le razze della terra vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole dal cielo con gran potere e gloria”. (Mateo 24,30)

Diamo così per provata la nostra affermazione che il Capitolo 4 dell'Apocalisse ci mostra alla Trinità Eterna nel cielo, dalla creazione del mondo fino all'ascensione del Signore Gesù Cristo al Cielo.

Seguendo con l'analisi della scena descritta nel Capitolo 4 vediamo che inoltre circondano a Dio Padre quattro "Viventi" che sembrerebbero essere angeli simili ai serafini di Isaia ed i cherubini di Ezechiele, che servono permanentemente a Dio nel suo trono, e danno gloria a Lui gridando e chiamandolo "il tre volte santo”, come i serafini in Isaia 6,15.

Troviamo anche attorno al Trono altri ventiquattro troni occupati per Vegliardi di candide vesti ed corone di oro, che si inchinano adorando a Dio ogni volta che i Viventi gli danno "gloria, onore ed azione di grazie", e riconoscendo in Lui al creatore di tutte le cose.

L'identità di questi anziani è misteriosa, ed al massimo si può dire che rappresentano una specie di consiglio celestiale, trovandosi permanentemente in presenza di Dio. Magari un riferimento ad essi lo troviamo in Geremia 23,18-22, dove il profeta menziona un "consiglio di Yahveh" che è chi espressa ai veri profeti di Dio il messaggio che devono comunicare. Se uniamo questi concetti a quello che si dice su essi nel seguente Capitolo dell'Apocalisse, vale dire che offrono le preghiere dei santi (5,8), è probabile che siano esseri angelici.

Ma quello que veramente importa è non perdere di vista a causa dei dettagli il quadro generale di questa grandiosa visione del cielo, che si va ripetendo durante l'Apocalisse con varianti molto importanti man mano che avanzino gli avvenimenti che sboccheranno nella Parusía.

Il tratto fondamentale che troviamo è l'adorazione a Dio Trinità, portata a capo "giorno e notte senza cessare", cioè, sempre ed in ogni momento, per gli angeli, i quattro viventi ed i 24 vegliardi, riconoscendo a Dio Trinità come il principio di tutte le cose.

2) Visione del Agnello di Dio nel Cielo:

Arriverá un momento nella storia dell'umanità che si rifletterà nella seguente visione di Giovanni, dove avrà accaduto un avvenimento straordinario: l'incarnazione del Figlio di Dio in Gesù Cristo, e la sua conseguente vita, passione, morte, resurrezione ed ascensione al cielo. Giovanni è testimone della presenza dell'Agnello immolato nel cielo:

Apocalisse 5: “E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l'Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l'ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra». Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: «L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione». Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli». E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione.”

Appare in questa visione, come continuità dell'anteriore, un dettaglio che non si era menzionato prima: Dio Padre ha nella sua mano destra un libro (rotolo), chiuso con sette sigilli. C'è un angelo poderoso (un angelo delle massime gerarchie celestiali) che chiama cercando qualcuno che sia degno di aprire il libro slegando i suoi sigilli.

Nessuno è degno di aprire quelli sigilli, ed allora Giovanni piange. Questa descrizione dà un certo senso di passo del tempo, dalla scena anteriore, che dicemmo rappresenta il tempo dell'Antico Testamento, fino a che si produrrà il mistero dell'Incarnazione del Verbo, con la sua vita, passione, morte, resurrezione ed ascensione al cielo.

È il Leone di Giudá, il Germoglio di Davide (titoli messianici che si riferiscono all'ascendenza del Messia) che ha trionfato sulla morte, come annuncia uno degli anziani a Giovanni, chi appare davanti al trono di Dio come Agnello immolato, conservando nella sua sacra umanità i segni della sua morte. Le sette corna rappresentano la somma del potere che detiene, ed i sette occhi sono la pienezza dello Spirito Santo che Egli ha rovesciato sulla terra:

Giovanni 1,16: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.”

Abbiamo così nuovamente la Santa Trinità: il Padre, il Figlio incarnato e lo Spirito Santo. E si produrrà la cosa sperata: l'Agnello è degno di prendere il libro dalla destra del Padre, e così lo fa. Questo gesto inizierà nel cielo una liturgia di adorazione inenarrabile: gli angeli servitori del Padre e gli Anziani si prostrano davanti all'Agnello per adorarlo, offrendo il suo canto nuovo (non si era ascoltato prima dell'Ascensione), accompagnato per arpe e per le preghiere dei santi che sono offerte al Signore.

In questo canto che incomincia in quelli che si trovano più vicino a Dio (i Viventi e gli Anziani), si riassume magnificamente il proposito eterno di Dio per la sua massima creazione, l'uomo, e della sua realizzazione finale per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo.

Vediamo con cura gli elementi di questo canto nell'adorazione celestiale all'Agnello:

a) Dio dall'eternità ha previsto formarsi un Regno composto per uomini di ogni "tribù e lingua e paese e nazione", cioè, senza eccettuare a nessuna delle sue creature, affinché compongano il suo popolo.

b) Questo proposito, dopo l'apparente fallimento nell'elezione di un popolo, Israele, e le sue infedeltà all'alleanza che stabilì con essi, si porterà finalmente a capo mediante suo Figlio Gesù Cristo.

c) Col sangue versato nella croce Gesù ha pagato per il peccato dell'umanità e ha cancellato il prezzo affinché gli uomini trovino aperto il cammino verso quel Regno promesso e desiderato per il Padre.

Si rinchiude qui tutto il fondamento della finalità della creazione dell'essere umano per Dio. Deplorevolmente la gran maggioranza degli uomini che popolano il nostro mondo di oggi, includendo buona parte dei cristiani, ignorano completamente il proposito eterno che ha avuto Dio Padre per creare gli uomini, e per questa ragione si trovano in un'oscurità che non permette loro neanche di scorgere il proposito delle sue vite, della sua esistenza.

Nella Lettera agli Efesini si esprime con moltissima chiarezza questo proposito eterno del Padre:

Efesini 1,3-10: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.”

Vediamo i concetti che ci consegna con profondità unica questo passo del Nuovo Testamento:

*Da prima della fondazione del mondo, in precedenza a che questo esistesse, il Padre aveva deciso nella sua volontà onnipotente di procurarsi mediante la creazione dell'uomo una moltitudine di figli adottivi, affinché vivessero eternamente nella sua presenza, e per questo dovevano essere santi, cioè senza macchia di peccato, meta che non è alla portata dell'uomo con i suoi soli mezzi naturali, ma è un'impresa soprannaturale.

*Poiché l'essere umano, facendo male uso della libertà con che fu creato, peccò dall'inizio, trasmettendosi dopo questo peccato originale alle generazioni successive, fu necessario che il Padre desse alle sue creature benedizioni speciali e grazie che le permettessero ottenere il proposito che Egli aveva fissato, e questo lo fece mediante la salvazione ottenuta per tutta la razza umana da suo Figlio Gesù Cristo.

*Gesù, con la sua incarnazione, vita, passione, morte e resurrezione ottenne la Redenzione per il genere umano, procurando il perdono dei peccati e regalando ai suoi discepoli il dono della grazia, con la quale la mente umana riceve una saggezza ed intelligenza soprannaturali, che permetteranno al cristiano compiere il proposito previsto in anticipo per il Padre, cioè, arrivare ad essere i suoi figli adottivi vivendo eternamente nella sua presenza.

*Questo chiaro piano non si realizzerà improvvisamente, ma comincerà a prepararsi durante un lungo periodo, compreso tra l'Incarnazione del Figlio di Dio (conosciuta come la sua prima Venuta al mondo) e la sua seconda Venuta, che costituirà la pienezza dei tempi.

*Sará in questo tempo che tutto quello che esista nei cieli e nella terra si costituirà finalmente nel Regno di Dio in pienezza, dove Cristo sarà il Re e il Capo di tutta la creazione.

Tutto questo è quello che esprime il cantico celestiale, al quale dopo si uniscono anche in adorazione miriadi di angeli del cielo e la creazione tutta, adorando al Padre, allo Spirito Santo e all'Agnello, a chi le riconoscono che avrà l'Impero sul Regno per sempre.

I Viventi assentono con un "amen", e così il canto di adorazione e lode continua a passare dall’uno all’altro, perché c'è realmente festa nel cielo, poiché ha cominciato a svilupparsi il compimento finale del proposito eterno del Padre.

B) L'apertura dei sette Sigilli: gli strumenti di Dio.

Apocalisse 6,1-14: “Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada. Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati». Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: «Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?». Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro. Quando l'Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto.”

Il libro sigillato che l'Agnello ha preso dalla destra di Dio comincia ad essere aperto, tirando fuori uno ad uno i sette sigilli che lo mantengono chiuso. Ricordiamo che il libro è un rotolo, ed i sigilli sono cerchi o anelli che non permettono che sia srotolato, ed è scritto nei due lati, interno ed esterno, quello che indica la sua estensione.

La prima domanda che dobbiamo farci è: Che cosa contiene il Libro? Molti autori, specialmente gli antichi, sostengono che il libro è la Sacra Scrittura, ed in particolare l'Antico Testamento, le cui profezie saranno spiegate ora.

Altri sostengono che contiene il piano redentore di Dio lungo la storia umana, una specie di storia della Chiesa dagli apostoli fino al tempo della Parusía, e per sostenere questa ipotesi forzano allegorie e paragoni in ogni sigillo per definire distinte epoche della Chiesa. Crediamo che sia un'interpretazione troppo forzata ed arbitraria (tanto arbitraria come le spiegazioni storiche simili rispetto al contenuto delle lettere alle sette Chiese che vedremo più avanti), aperta a cualunque associazione allegorica o simbolica che sia trovata per ogni interprete.

Noi sosteniamo che in questo Libro sono scritti gli avvenimenti del fine del tempo ed il giudizio di Dio sugli uomini, mentre i sigilli rappresentano i distinti strumenti di Dio che saranno liberati e messi in azione per arrivare allo sviluppo e compimento effettivo dei suddetti avvenimenti.

Pertanto, togliere i sigilli ed aprire il libro per potere leggerlo simbolizza la decisione sovrana del Padre, il cui momento solo Egli conosce, di dare inizio agli eventi precursori della Parusía del Figlio, mediante quello che potremmo chiamare la "liberazione" degli strumenti dei quali Dio si servirà. E questa missione gli sarà confidata a Gesù Cristo, Figlio di Dio, l'unico degno di portarla a termine.

Gli è permesso a Giovanni, in questa visione celestiale, conoscere gli avvenimenti descritti nel libro che sostiene il Padre, quelli che precisamente egli farà conoscere, per espressa ordine di Gesù, nel Libro dell'Apocalisse. Arriverà il giorno, nel divenire della storia umana, quando il Padre lo decida, che effettivamente incominceranno questi fatti della fine, e la scena della quale fu testimone il veggente avrà corrispondenza con un'epoca determinata dell'umanità.

a) Il Primo Sigillo:

Questo primo sigillo forma un'unità coi tre seguenti, data per la successione di elementi simili (cavalli e cavalieri). Sosteniamo che questo gruppo di quattro visioni mostra il primo strumento che Dio utilizzerà negli avvenimenti della Parusía, tanto nella sua fase preparatoria come nel suo culmine: Satana ed i suoi demoni.

Il primo sigillo ci presenta un tale che cavalca su un cavallo bianco, che come simbolo ci rimette subito a 19,11-13, dove troviamo anche un cavaliere su un albo animale, chi è identificato come il "Verbo di Dio", il "Re di Re" ed il "Signore dei Signori", cioè, è senza dubbi Gesù Cristo.

Ma, quello che sta aprendo il sigillo è propio l'Agnello, Gesù Cristo, pertanto Egli non può essere questo personaggio sul cavallo bianco. Questo cavaliere pare che sia solamente una grossolana imitazione di Cristo, destinata ad ingannare a molti alla fine dei tempi. Per quel motivo crediamo che sia molto chiara l'identificazione con qualcuno che, come si rivelerà più avanti, sarà un strumento diretto e manipolato per il Diavolo (il "Drago"): la Bestia del Mare o l'Anticristo.

Questo personaggio avrà come missione principale convincere al mondo in generale, ed ai cristiani in particolare, che egli è il vero Cristo che è arrivato al mondo nella sua Parusía, compiendo tutti gli annunci e profezie. Dio, per compiere i suoi obiettivi, gli permetterà di vincere, in primo luogo, alla gran struttura anticristiana, mondana e materialista che si identificherà nell'Apocalisse come "Babilonia", e dopo, a molti santi che l'affronteranno, dominando così al mondo intero (questo dominio lo simbolizza la corona reale che riceve).

Apocalisse 13,7: “Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione.”

Nel prossimo Capitolo vedremo in dettaglio questo processo.

b) Il Secondo Sigillo:

Questo cavaliere che monta il cavallo colore di fuoco è lo spirito di discordia e di contesa. Mediante lui Satana utilizzerà agli uomini che si sottomettano alla sua astuta e subdola tentazione, esacerbando le ansie di potere, di dominio, di ricchezze, o soffiando sul fuoco degli odi religiosi, politici o etnici, per togliere la pace e generare confronti e guerre di ogni tipo e grandezza, facendo che gli uomini si uccidano tra loro.

Nella Lettera dell'Apostolo Giacomo si presentano le passioni derivate della propria concupiscenza dell'uomo che Satana esacerba con la sua azione tentatrice:

Giacomo 4,1-3: “Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri.”

Questa violenza includerá tanto guerre e conflagrazioni mondiali, come azioni più regionali come guerre civili, confronti tra paesi, azioni di guerriglia e terrorismo, guerre tra bande rivali di malviventi, e violenza e morti per furti, saccheggi, etc. Tutto quello descritto è sempre stato presente nella storia del mondo, ma si aggraverà molto più nei tempi vicini alla fine.

Rimane chiaro che l'azione di questo secondo cavaliere non è un'azione diretta sulle persone, ma la sua missione tentatrice è "fare che si sgozzino a vicenda."

c) Il Terzo Sigillo:

Colui che cavalca il cavallo nero è lo spirito di egoismo ed avarizia, che genera l'accaparramento e la concentrazione della ricchezza ed i mezzi economici in pochi, dannando a molti che rimangono abbandonati alla sua sorte disgraziata, è non possono avere neanche il minimo necessario per sussistere.

Il grano e l'orzo rappresentano articoli di prima necessità per i più poveri, che devono comprare a prezzi esorbitanti, mentre gli articoli di lusso (olio e vino) sono solo a portata dei più ricchi e poderosi.

Di questa maniera la fame e la mancanza di alimento passeranno ad essere cause di moria nell'umanità, alimentate per lo spirito di egoismo dei pochi che hanno e non condividono, ed anche come quello esposto anteriormente, si vedranno elevati al suo massimo livello nei tempi che precederanno la Parusía.

d) Il Quarto Sigillo:

Il cavallo verdastro o pallido porta come cavaliere alla stessa morte, che è la vittoria massima che può ottenere Satana, benché gli sia dato un potere limitato (solo sulla quarta parte della terra) per provocare la morte, non solo dovuta a guerre e fame, ma anche con pesti e malattie che sorgeranno dalla stessa negligenza ed ambizione degli uomini, ed anche per le bestie della terra, quest’ultima di una forma misteriosa che rimane velata ed oscura.

Il "Hades" o "Sheol", luogo dei morti secondo il pensiero ebreo, va dietro questo cavallo ed il suo cavaliere, raccogliendo le vittime che lascia al suo passo.

Di questa maniera, come menzioniamo prima, questi quattro cavalieri con le sue cavalcature simbolizzano l'azione distruttrice di Satana tra gli uomini, quella che, con la sua limitazione, ha il permesso divino, cioè, si trasformano in strumenti di Dio.

Rimane da chiarire un punto importante: l'azione di Satana che abbiamo descritto non è qualcosa di nuovo, ma è esistita sempre fin dal peccato originale, ma qui il significato è che vicini già i tempi della fine, questa azione si intensificherà ed esacerberà di una maniera mai vista prima.

Troviamo la descrizione di questi castighi di Dio (guerra, fame, pesti e bestie feroci) in Ezechiele 14,6-23, dove il Signore chiede la conversione dell'adorazione agli idoli, non solo al suo popolo Israele, bensì a "qualunque straniero abitante in Israele."

Ezechiele 14,6-7: “Riferisci pertanto al popolo d'Israele: Dice il Signore Dio: Convertitevi, abbandonate i vostri idoli e distogliete la faccia da tutte le vostre immondezze, poiché a qualunque Israelita e a qualunque straniero abitante in Israele, che si allontana da me e innalza nel suo cuore i suoi idoli e rivolge lo sguardo all'occasione della propria iniquità e poi viene dal profeta a consultarmi, risponderò io, il Signore, da me stesso.”

Quelli che non ascoltino la chiamata di Dio alla conversione riceveranno i quattro castighi di Dio, benché ci saranno superstiti:

Ezechiele 14,21-22: “Dice infatti il Signore Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Essi verranno da voi perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei.”

La figura dei quattro cavalieri ed i suoi cavalli ha anche il suo riferimento nell'Antico Testamento:

Zaccaria 1,7-10: “Il ventiquattro dell'undecimo mese, cioè il mese di Sebàt, l'anno secondo di Dario, questa parola del Signore si manifestò al profeta Zaccaria, figlio di Iddò. Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: «Mio signore, che significano queste cose?». L'angelo che parlava con me mi rispose: «Io t'indicherò ciò che esse significano». Allora l'uomo che stava fra i mirti prese a dire: «Essi sono coloro che il Signore ha inviati a percorrere la terra».”

È indubbio che qui si tratta di angeli che Dio ha inviato a percorrere tutta la terra. Nell'Apocalisse i quattro cavalieri avranno anche una portata universale con la sua azione tentatrice per alimentare e fomentare la guerra e la morte.

e) Il Quinto Sigillo:

Si rivela nell'apertura di questo quinto sigillo ad un altro degli strumenti di Dio che avrà partecipazione negli avvenimenti del fine, non già per fare il male bensì per bene: i santi che sono morti, con le sue anime separate dal corpo che si trovano nel cielo.

La sua supplica ed intercessione si eleva al Signore, affinché arrivi il tempo della giustizia di Dio, in un mondo che ha perso quasi totalmente l'impronta cristiana, sottomesso maggioritariamente al "padrone del mondo”, Satana. C'è un desiderio espresso di questi santi che giunga presto alla terra il Giudizio di Dio, e che per loro arrivi il tempo della resurrezione.

Il suo clamore al "Signore Santo e Verace" è ascoltato, e, da una parte, ricevono a modo di anticipo e sicurezza della sua prossima resurrezione una veste bianca, indumento che può utilizzare solo chi ha un corpo materiale.

Inoltre ricevono una rivelazione sommamente importante: dovranno aspettare (pazientare) ancora un poco per questa resurrezione, dato che sarà necessario che si completi un numero che soltanto Dio conosce, di altri che rimarranno nella sua stessa situazione. Questo c'anticipa già che ci saranno molti santi martiri nei tempi che succederanno. Sul senso di questo numero misterioso di santi nel cielo ritorneremo più avanti in forma estesa, nel Capitolo 6.3.

Troviamo qui uno degli strumenti più preziosi di Dio: la preghiera delle sue creature, e, specialmente, l'intercessione davanti a Lui dei santi, poderoso motore per mobilitare gli eventi che Dio confida agli uomini come le sue cause seconde.

f) Il Sesto Sigillo:

Quando l'Agnello apre il sesto sigillo, Giovanni presenzia l'azione distruttrice delle forze della natura come strumenti di Dio. La forza principale è un "gran terremoto", e ci sono anche segni cosmici nel sole, la luna e le stelle.

C'è un aspetto sommamente importante per risaltare: si producono cambiamenti nella terra, esemplificati per un cielo che sparisce, e montagne ed isole rimosse dei suoi posti. Questi terribili disastri naturali saranno quelli che utilizzerà Dio per l'annichilazione finale degli infedeli nel suo giudizio nel “Giorno dell'ira di Dio", e per la trasformazione della terra, come vedremo nella descrizione dell'azione della settima Coppa, che precederà immediatamente alla Parusía di Cristo.

Qui, in questi sei primi sigilli finiscono di liberarsi gli strumenti di Dio che interverranno nel dramma del fine: Satana ed i suoi seguaci, i santi e la natura.

g) Il Settimo Sigillo:

L'ultimo sigillo indica qualcosa di essenziale: gli strumenti di Dio già sono stati liberati e messi in azione secondo la disposizione di Dio, e cominceranno ad agire sul mondo, per un certo tempo, simbolizzato per la "mezz'ora", che conosciamo come l'apparizione dei segni del fine.

Ancora non si libereranno gli avvenimenti irreversibili che precederanno la Parusía, che saranno ordinati per Dio ai suoi angeli, ma questi segni saranno sempre di più evidenti, secondo quell'annunciato per lo stesso Gesù.

C) I segni indicativi della vicinanza della Parusia:

Per affrontare questo tema studieremo i discorsi escatologici di Gesù che troviamo nei tre vangeli sinottici, uniti a passi rilevanti del Nuovo Testamento che citeremo in ogni caso:

*Matteo: Capítolo 24
*Marco: Capítolo 13
*Luca: Capítolo 21

Analizziamo gli elementi che c'apportano questi vangeli in quanto ai segni precursori, a partire dalla sua importanza spiccata per Gesù nella parabola del fico:

Luca 21, 29-31: “E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.” (cfr. Matteo 24,32-33; Marco 13,28-29).

I segni che Gesù spiegherà, al iguale di quelle che produce la natura anticipando le stagioni, mostreranno a quelli che siano attenti che il Regno di Dio è giá vicino.

Vediamo i segni che sorgono dal discorso escatologico del Signore:

Matteo 24,1-14: “Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata». Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato. Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.”

Analizziamo ora questi segni che Gesù anticipa ai suoi apostoli:

a) Sorgerà un inganno religioso generalizzato e si perderà sempre di più la vera fede cristiana::

Molti saranno quelli che proclameranno che Cristo già viene, che sta arrivando il tempo della fine: sono i falsi profeti del Signore. Si fisseranno date arbitrarie e capricciose per la fine del mondo, e la fede cristiana sarà snaturalizzata e corrotta, con un confuso sincretismo con credenze esoteriche ed elementi di altre religioni, specialmente le orientali.

Numerosi gruppi proclameranno essere i possessori della verità sulla Venuta di Cristo, e si definiranno come gli eletti che saranno favoriti con la sua salvazione.

Che molti vengono usurpando il nome di cristiani dicendo "Io sono il Cristo” significa che numerose false religioni si proclameranno come cristiane, ma solamente cercheranno di ingannare e perdere a quelli che vogliano realmente seguire a Cristo.

Il medesimo concetto espressa San Paolo:

1 Timoteo 4,1-2: “Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza.”

L'inganno delle false religioni, suscitate per "spiriti menzogneri e dottrine diaboliche" può portare all'apostasia a cristiani che non siano crescuti nella sua fede, che non abbiano raggiunto la perfezione spirituale, poiché saranno "portati alla deriva per qualunque vento di dottrina":

Efesini 4, 11-14: “È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore.”

Nella Seconda Lettera di Pietro, dopo di proclamare la venuta della Parusía, si avverte anche sui falsi profeti:

2 Pietro 2,1-3.12-22: “Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina. Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna è già da tempo all'opera e la loro rovina è in agguato. Ma costoro, come animali irragionevoli nati per natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno distrutti nella loro corruzione, subendo il castigo come salario dell'iniquità. Essi stimano felicità il piacere d'un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi; han gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione!
Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità, ma fu ripreso per la sua malvagità: un muto giumento, parlando con voce umana, impedì la demenza del profeta. Costoro sono come fonti senz'acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l'oscurità delle tenebre. Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell'errore. Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione.
Perché uno è schiavo di ciò che l'ha vinto.Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. Si è verificato per essi il proverbio:Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago.”

In una forma terribile si esprime la realtà di questi falsi profeti, che inquinano e portano all'errore ed al peccato a coloro che si lasciano imbrogliare per le sue dottrine, apparentemente attraenti, ma imbevute di concetti mondani.

Richiama specialmente l'attenzione l'attualità che ha questa descrizione, nella proclamazione per questi falsi profeti della libertà ad oltranza, che porta solo alla schiavitú che generano le proprie passioni senza freno.

Il mondo si va sempre di più avvicinando a queste realtà ultime che devono essere avvertite ed evitate per l'uomo di fede, benché nei tempi vicini alla fine rimarranno molti pochi cristiani in condizioni di discernere con chiarezza questi inganni, come l'annuncia lo stesso Gesù:

Luca 18,8: “Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».”

b) Guerre ed annunci di guerre:

C'è un annuncio di Gesù che non offre dubbi: il fine non verrà per guerre provocate per gli uomini, anche se fossero di una distruzione terribile, ma sarà Dio stesso che lo produrrà, quando sia il momento della sua decisione, ed utilizzando strumenti naturali, come i terremoti e catastrofi cosmiche.

Ma nei tempi finali le nazioni si affronteranno, ed i paesi faranno la guerra, come conseguenza dell'azione tentatrice di Satana esemplificata per il Secondo cavaliere dell'Apocalisse, benché questi avvenimenti saranno solamente preparatori per la vera fine.

c) Fame e pesti:

Sorgerà la povertà e mancanza di alimento in grandi regioni dalla terra, provocata specialmente per l'opera predatrice e distruttrice delle risorse naturali proveniente dalla sfrenata ambizione dell'uomo.

Aggiuntivamente la scarsità e la carestia di alimenti per grandi settori dell'umanità sarà anche conseguenza dello spirito di egoismo ed avarizia di quelli che tutto l'hanno e non lo condividono, spinti per gli spiriti demoniaci che vedemmo secondo i cavalieri terzo e quarto dell'Apocalisse.

d) Catastrofi naturali:

Il mondo continuerà a soffrire un'intensificazione delle catastrofi naturali: terremoti, maremoti ed inondazioni (Luca 21,25), cadute di grandine, ed anche siccità che genereranno la mancanza di alimento e la fame, come vedemmo nel punto anteriore.

È molto interessante vedere come nell'Apocalisse si aggiudica agli uomini la colpa di distruggere o corrompere alla terra:

Apocalisse 11,18: “Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra».”

La parola greca che si usa qui come "distruggere" o "corrompere" è "dia-fzeiro", utilizzata per esempio in un'altra espressione che ci mostra il suo significato con chiarezza:

2 Corinzi 4,16: “Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.”

Si sta parlando di una distruzione della terra graduale, di una corruzione delle risorse naturali e del suo inquinamento, male uso, irresponsabilità, tutte derivate dell'ambizione umana senza freno.

Il sesto sigillo rivela che Dio utilizzerà finalmente catastrofi naturali di grandezza mai vista prima per realizzare il suo proposito di trasformazione del mondo attuale in una nuova creazione.

e) La carità diminuirà:

È veramente terribile l'annuncio del Signore in Mateo 24,12: "E crescendo sempre di più l'iniquità, la carità della maggioranza si raffredderà”.

Vedemmo prima nel punto a) che l'inganno generalizzato dei falsi profeti porterà anche ad una diminuzione della fede cristiana. Ricordiamo che fede e carità, insieme alla speranza, sono le tre virtù teologali infuse per la grazia santificante nell'uomo, come dono di Dio per la sua redenzione e salvazione, e che regolano la vita dell'uomo inclinando la sua volontà ed intelligenza verso Dio.

Possiamo immaginarci un mondo dove appena si trovino qui e là cristiani che vivano queste virtù, che sono quelle che conducono alla santità? Immaginiamo un mondo dove chi prevarrà sarà il "uomo razionale", con la sua intelligenza e volontà inferme per il peccato originale e sommesse all'influenza devastatrice della sua propria concupiscenza e della tentazione di Satana (vedere lo sviluppo di questo tema in www.it.Contemplatori.com.ar, Parte 2, Capitolo 3).

Le passioni senza il freno delle virtù infuse, il peccato generalizzato, gli interessi esclusivamente egoisti, il materialismo ad oltranza e manifestazioni simili saranno le caratteristiche di un mondo allontanato dall'azione dello Spirito Santo e sommesso mansuetamente all'azione corruttora e distruttrice di Satana, come lo descrive la Prima Lettera di Pietro:

1 Pietro 5, 8-9: Le passioni senza il freno delle virtù infuse, il peccato generalizzato, gli interessi esclusivamente egoisti, il materialismo ad oltranza e manifestazioni simili saranno le caratteristiche di un mondo allontanato dall'azione dello Spirito Santo e sommesso mansuetamente all'azione corruttora e distruttrice di Satana, come lo descrive la Prima Lettera di Pietro:

San Paolo ci presenta ammirevolmente il quadro degli uomini allontanati dalla grazia di Dio negli ultimi tempi dell'attuale umanità:

2 Timoteo 3,1-9: “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro! Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere, che stanno sempre lì ad imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verità. Sull'esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede. Costoro però non progrediranno oltre, perché la loro stoltezza sarà manifestata a tutti, come avvenne per quelli.”

Questa descrizione è uno dei segni che saranno più chiari in quanto a che il Giudizio di Dio si avvicina: una corruzione, ingiustizia, perversità e perversioni generalizzate nel mondo. Tuttavia sarà solamente percettibile per coloro che, avendo una fede abbastanza cresciuta, senza immergersi in quella voragine, potranno vedere tutto questo con chiarezza.

f) Si proclamerà la Buona Novella del Regno nel mondo intero:

Dio concederà un tempo di misericordia prima del suo giudizio, per salvare a tutti quelli che accettino la salvazione offerta, e questo si riuscirà con una proclamazione rinnovata dell'annuncio dell'arrivo del Regno nel mondo intero, appoggiata per i segni della prossimità della fine che si apprezzeranno già con una certa chiarezza.
Il modo di questa proclamazione lo studieremo con più dettaglio nel seguente Capitolo.

D) Conclusioni.

Esiste un momento definito nella storia dell'umanità nel quale Dio Padre disporrà nuovamente un intervento di suo Figlio Gesù Cristo, come lo fece per prima volta nella sua Incarnazione. È solamente il Padre, nella sua infinita Saggezza, chi conosce quando sarà il tempo di questo evento:

Marco 13,32: “Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.”

La maggioranza dei teologi interpreta che qui si tratta della scienza e la conoscenza del Figlio nella sua natura di vero uomo, informata certamente per la sua unione con la natura divina, ma che può ignorare certe cose.

Il Libro dell'Apocalisse ci presenta a Giovanni come testimone in visione profetica del momento in cui questa decisione è presa dal Padre, ovviamente ignorando il suo tempo nella storia del mondo.
La scena dove Gesù Cristo, figurato come Agnello di Dio che espiò per i peccati degli uomini con la sua morte, effondendo sull'umanità il dono della Salvazione, prende dal Padre il libro sigillato nel quale si trovano rivelati gli avvenimenti della fine, segna l'inizio del tempo che culminerà con la sua Seconda Venuta al mondo in gloria e maestà.

Attraverso le visioni che ci consegna Giovanni conosceremo lo sviluppo di questi avvenimenti che non erano stati rivelati prima, benché continuerà ad essere soltanto nella conoscenza del Padre il "giorno e l'ora” in cui si manifesteranno.

Tuttavia bisogna tenere in conto che la misericordia di Dio, cercando che tutti gli uomini si salvino, cioè, che arrivino ad essere i suoi figli adottivi nella sua presenza per tutta la eternità, permetterà di conoscere attraverso certi segni, che saranno avvenimenti particolari nella storia, che questo "giorno ed ora" sta avvicinandosi, per quello che sarà necessario agire secondo quello che Gesù ha insegnato che è necessario per entrare al Regno di Dio.

È così che ogni cristiano deve trovarsi sempre attento ai "segni" dei tempi, senza pretendere ciononostante di scrutinarli di maniera di sapere quando succederà esattamente l'attesa Seconda Venuta del Signore. È per questa ragione che costantemente l'insegnamento di Gesù ricorda la necessità di vegliare, di essere attenti, di non "addormentarsi", di pensare che il "Giorno" del Signore può apparire in qualunque momento:

Marco 13,33-37: “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».”

Neanche sappiamo quanto durerà il tempo dei "segni precursori", ma senza dubbio non sarà un tempo breve, e permetterà che i cristiani che siano aperti al discernimento spirituale siano capaci di vedere ogni volta con maggiore chiarezza l’apparizione di questi segni nel mondo.

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