Contempladores

Il Regno di Dio si instaura con la Seconda Venuta di Gesù Cristo

Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio

Indice generale del libro


Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù
Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio
Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 4: La Materia Del Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini
Capitolo 6: La Parusía Del Signore
Capitolo 7: L'Instaurazione Del Regno Di Dio
Capitolo 8: Il Giudizio Finale Ed Il Regno Di Dio Eterno
Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche
Capitolo 10: I Dogmi Di Fede Cattolica Sulla Seconda Venuta Di Gesucristo
Epìlogo

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Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio


  A) Comincio del tempo dell'avvertenza
  B) Le quattro prime Trombe
  C) La Quinta Tromba
  D) La Sesta Tromba
     1) La dstruzione della Babilonia
     2) L'apparizione dell'Anticristo
     3) La proclamazione del Vangelo a tutto il mondo
  E) La Settima Tromba
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L'apertura dei sigilli finirà col settimo, e dopo di un periodo di tempo indeterminato in cui si apprezzará sempre con maggiore chiarezza l'apparizione dei segni precursori del tempo della Parusía del Signore, Dio prenderà la decisione di mettere in moto gli avvenimenti che Egli stesso controlla attraverso gli angeli, che procureranno in forma irreversibile l'arrivo del tempo del fine.

A) Comincio del tempo dell'avvertenza.

Apocalise 8,1-5: “Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz'ora. Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe. Poi venne un altro angelo e si fermò all'altare, reggendo un incensiere d'oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull'altare d'oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi. Poi l'angelo prese l'incensiere, lo riempì del fuoco preso dall'altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.”

Gli angeli si trovano di fronte al trono di Dio, aspettando le suei ordini; allora ricevono ognuno una tromba. Ricordiamo che biblicamente la tromba è un segno di chiamata, da una parte, e di giudizio, per un altra:

Isaia 27,12-13: “In quel giorno, dal corso dell'Eufrate al torrente d'Egitto,il Signore batterà le spighe e voi sarete raccolti uno a uno, Israeliti. In quel giorno suonerà la grande tromba, verranno gli sperduti nel paese di Assiria e i dispersi nel paese di Egitto. Essi si prostreranno al Signore sul monte santo, in Gerusalemme.”

In questo passo Isaia presenta la chiamata e la riunione del popolo di Dio negli ultimi tempi, utilizzando l'immagine del raccolto, immagine che rappresenta la restaurazione alla fine dei tempi. Il suono di corno o di tromba serve per riunire a tutti i dispersi per il mondo, proclamando la misericordia di Dio.

Il profeta Gioele si riferisce al suono della tromba come annuncio dell'imminenza del giudizio e punizione di Dio nel “giorno di Yahveh”:

Gioele 2,1-2: “Suonate la tromba in Sion e date l'allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di caligine, giorno di nube e di oscurità. Come l'aurora, si spande sui monti un popolo grande e forte; come questo non ce n'è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri di età in età.”

Quando i sette angeli ricevono le sue trombe, appare un altro angelo vicino all'altare che si trova di fronte al trono di Dio, portando le preghiere di tutti i santi che chiedono a Dio per la Venuta di Cristo, riassunte nel Padre Nostro: "¡Venga il tuo Regno!”

Queste orazioni arrivano alla presenza di Dio ed allora questo angelo riceve l'ordine: l'incensiere che bruciava i profumi che salivano davanti a Dio portando le preghiere, è riempito del fuoco dell'altare e questo è gettato sulla terra. Il senso di questa azione lo abbiamo commentiamo nel Capitolo 1 (punto A.1.c.). Immediatamente i sette angeli cominciano a suonare le sue trombe.

B) Le quattro prime trombe.

Apocalisse 8,6-13: “I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle. Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò. Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto. Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.
La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare. Il quarto angelo suonò la tromba e un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente. Vidi poi e udii un'aquila che volava nell'alto del cielo e gridava a gran voce: «Guai, guai, guai agli abitanti della terra al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!».”

Consideriamo che gli avvenimenti in simboli che descrivono le sei prime trombe devono prendersi nel suo insieme; non sono descrizioni di eventi con un ordine cronologico, ma costituiscono aspetti di un stesso avvenimento centrale. C'è un elemento importante che ci permette di esprimere questa idea: le tre primi trombe mostrano catastrofi (vedremo subito in che cosa possono consistere) che colpiscono la terza parte della terra con incendi, inquinamento delle acque, distruzione delle imbarcazioni del mare e fenomeni cosmici, ma appena nella sesta tromba si menziona che muore la terza parte dell'umanità. È molto difficile accettare che siano avvenimenti successivi e che colpendo tanto fortemente la terza parte della terra non producano perdita di vite umane.

Pertanto analizzeremo gli eventi che provocano queste sei prime trombe come un unico avvenimento, che risulta essere chiaramente una terribile guerra a scala mondiale. Tutto questo periodo descritto per il suono delle sei trombe lo denomineremo "periodo dell'avvertenza e misericordia di Dio."

C) La Quinta Tromba.

Le prime quattro trombe mostrano in visione a Giovanni quello che succederà sulla terra quando si liberi la guerra descritta nella sesta Tromba.

Invece, la quinta Tromba presenta quale è il motivo scatenante di questa terribile conflagrazione: l'azione del Diavolo e della sua milizia di demoni che si dedicano all'attacco finale all'umanità, (secondo i quattro cavalli descritti nei primi Sigilli).

Apocalise 9,1-12: “Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso; egli aprì il pozzo dell'Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l'atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà. Queste cavallette avevano l'aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d'oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l'angelo dell'Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore. Il primo «guai» è passato. Rimangono ancora due «guai» dopo queste cose.”

La stella che cade dal cielo sulla terra terra è lo stesso Satana, l'angelo dell'Abisso, il capo dell'Inferno ("Abbadon" in ebreo, che significa sterminio o rovina).

Questo fatto si descrive nell'Apocalisse:

Apocalisse 12,7-12: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire.”

Satana è l'accusatore nel cielo, quello che chiede permesso per tentare gli uomini che si trovano più vicino a Dio. Ma nei tempi finali perde questa prerogativa ed è precipitato a terra per Michele e le sue milizie angeliche. Il senso di questo fatto lo troviamo spiegato molto bene per il profeta Zaccaria:

Zaccaria 3,1-7: “Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all'angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L'angelo del Signore disse a satana: «Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?». Giosuè infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi davanti all'angelo, il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: «Toglietegli quelle vesti immonde». Poi disse a Giosuè: «Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti da festa». Poi soggiunse: «Mettetegli sul capo un diadema mondo». E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell'angelo del Signore. Poi l'angelo del Signore dichiarò a Giosuè: «Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui.”

È molto interessante questa visione di Zaccaria, dove nella persona del Sommo Sacerdote Giosuè, e dopo in quella di Zorobabele come Re, sta prefigurando il gran mistero profetico degli ultimi tempi, alluso nel Capitolo 11 dell'Apocalisse (i due Testimoni), che più avanti analizzeremo in forma dettagliata.

Ma qui in questo passo troviamo al Sommo Sacerdote Giosuè nella corte celestiale, con Satana ubicato alla sua destra, che lo vuole accusare (ricordiamo che il contesto di questo evento è il tempo escatologico immediatamente previo al "Giorno del Signore").

Un angelo sosta anche al fianco di Giosuè, e lo ammonisce a Satana: "¡Il Signore ti rimproveri, Satana!”. Cioè, impedisce che il Diavolo accusi Giosuè, che è rivestito da vesti immonde, cioè, trascina una situazione di peccato, come quella che vive il popolo dell'Israele, che rappresenta il "Nuovo Israele" nei tempi finali, cioè, la Chiesa.

In questo rimprovero si vede il principio dell'espulsione dal cielo di Satana, secondo la descrizione che riferisce Apocalisse 12,7-9. Liberato dell'accusatore e tentatore, Giosuè è perdonato della sua colpa ed è rivestito di abiti da festa, ed allora gli è fatta una grande promessa: se si mantiene nei cammini e precetti di Dio, governerà anche (con Zorobabele) la Casa di Dio (il Tempio e tutto il popolo di Dio).

Prima di analizzare in che cosa consiste questa caduta dal cielo di Satana, ricorderemo quale è l'azione primordiale del Diavolo, la tentazione. C'aiuterà un testo dell'Antico Testamento:

Giobbe 2,1-10: “Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!».
Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!».”

Il Diavolo ha bisogno del permesso divino per agire sugli uomini tentandoli. Come agisce la tentazione? Mediante l'immaginazione Satana tenta che la bugia penetri nell'intelligenza dell'uomo, portandolo ad accettare false verità o interpretazioni erronee degli avvenimenti della sua vita, in modo che le generino idee che l'allontanino da Dio, e perfino lo facciano respingerlo completamente

Anche l'imbroglione cerca che gli uomini lascino da parte i freni sulle sue passioni, spinti per la triplice concupiscenza che abita nel suo interno, sommergendoli nelle cose carnali e materiali, assicurandosi cosicché non si elevaranno nella vita spirituale, o magari neanche l'arrivino a conoscere.

Generalmente i suoi risultati li ottiene attraverso persone che cosciente o inconsciamente si trasformano nei suoi strumenti, che sono quelli che biblicamente sono denominati "il mondo", quelli che vivono lontani di Dio. In questo caso Giobbe, un uomo giusto e retto, di per sé accetta i mali che riceve, ma Satana utilizza sua moglie come strumento per tentarlo a respingere a Dio, e chiedendo che lo maledica per la sua sofferenza.

Il senso della tentazione da parte di Satana, angelo caduto ed allontanato irremisiblemente di Dio per la sua volontà, è quello di separare il più che può agli uomini dal cammino che li porterà alla trasformazione in figli adottivi di Dio nel suo Regno, cioè, li vuole separare per sempre di Dio, come egli è separato (quello che significa l'inferno).

Nonostante che Dio ha provvisto l'uomo di tutti gli aiuti soprannaturali affinché possa sconfiggere la tentazione del Demonio (grazia santificante, sacramenti, etc.), gli ha concesso anche un attributo proprio di Lui che è la libertà, per scegliere e decidere per sé stesso.
Questa libertà lascia aperta al Diavolo e la sua corte di demoni la possibilità di attaccare all'uomo tentando di deviarlo dal compimento del proposito di Dio, cercando che non si salvi, cioè, che non arrivi a essere parte del Regno di Dio.

Questa è stata da sempre l'azione del tentatore, e malgrado che è sconfitto per Cristo, e che anche tutti quelli che seguono Cristo possono vincerlo, questi due mille anni che giá ha percorso il cristianesimo fin da quando il Signore diede la sua Redenzione e Salvazione all'umanità, mostrano senza dubbio che ogni volta è maggiore il dominio del Diavolo sull'mondo, e che il suo obiettivo di allontanare gli uomini dal suo Creatore ottiene un successo crescente.

Il Libro dell'Apocalisse ci mostra il risultato della strategia ed azione del Diavolo quando sono già vicini i tempi finali, mediante la nascita della "Babilonia la Grande", la "Gran Meretrice". Possiamo dire che gli avvenimenti della fine del tempo nell'Apocalisse corrispondono alla supremazia di questa dominatrice del mondo futuro, descritta di questa maniera:

Apocalisse 17,1-9: “Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra». E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù.
Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall'Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.”

Questa figura della Babilonia, come la gran nemica del popolo di Dio, riconosce profonde radici bibliche, dove si costituì nel tipo o figura dei persecutori dell'Israele, che diroccarono la città di Gerusalemme e deportarono al popolo ebreo. L'Apocalisse assegna questo nome alla gran metropoli anticristiana che ha il potere sulla terra negli ultimi tempi. Vediamo gli elementi di questa descrizione:

La donna è denominata "grande Prostituta”, spiegando che la sua azione raggiunse i re ed abitanti della terra che fornicano con lei e si inquinano con la sua prostituzione. Porta nella mano una coppa d’oro colma di abomini. Questa parola greca ("bdelygma"), significa "idolo", che è l'accezione che gli dà il Nuovo Testamento:

Matteo 24,15: “Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge comprenda -”

Questo "abominio" è l'idolo sacrilego che occuperà il posto di Dio nel Santuario. Pertanto la Grande Babilonia è prostituta in quanto a che quelli che hanno una relazione con lei accettano la sua idolatria e si inquinano con lei.

C'è anche chiarezza in identificare a questa Babilonia escatologica col suo tipo o figura che è la Roma imperiale:

Apoc. 17,9: “Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.”

L’anteriore è, senza dubbio, un'allusione a Roma, conosciuta come “la città delle sette colline", che presenta la geografia dove e stata edificata. Di questo modo le peggiori caratteristiche della Roma pagana si proiettano alla Roma escatologica: il suo spirito conquistatore, la sua ambizione di ricchezze, la sua religione pagana ed idolatrica che sboccherà nell'adorazione dello stesso Imperatore, il suo disprezzo e rigore verso i paesi che sottomette.

Ma la caratteristica essenziale di questa gran meretrice, "la madre delle prostitute", è data per chi l'ha suscitata e la sostiene vincitrice: Satana. La visione è molto chiara: la donna è seduta su una bestia la cui descrizione corrisponde esattamente a quella del "Drago" fatta in 12,3:

        Drago Bestia
Colore Rosso Scarlatta
Teste Sette con diademi Sette
Corna Dieci Dieci


Si compie così quello che puntualizzammo prima: la nascita della "Gran Meretrice" è il risultato della strategia ed azione del Diavolo, che ha continuato a portare al mondo, di chi è il padrone e signore, verso il dominio pagano ed anticristiano personificato per questa terribile donna.

Questa "Gran Babilonia" esercita la sua influenza sul mondo in generale, e sui cristiani in particolare, mediante la fornicazione. Che cosa significa esattamente queso espressione qui applicata? Nella sacra Scrittura la fornicazione si riferisce sempre al culto degli idoli per il Popolo di Dio, che quando succede riceve il nome di prostituzione o adulterio.

Vuole dire che la Babilonia è fonte di tentazione alla fornicazione, come lo fa una prostituta, cercando allontanare i cristiani dalla fede, ed anche mantenendo lontani d’essa ai popoli pagani, ostacolando la sua conversione. Nell'atteggiamento di questa meretrice sottosta l'odio a Dio che gli è trasmesso ed inculcato per chi l'ha suscitata, Satana, e per questa ragione si presenta ubriacata col sangue dei santi e martiri, ai quali persegue di differenti maniere.

Ma c'è un altro elemento sommamente importante che dobbiamo prendere in considerazione: nelle Lettere alle sette Chiese che esamineremo in dettaglio nel prossimo Capitolo, alla Chiesa di Tiátira Gesù gli rimprovera una cosa:

Apoc. 2,20: “Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli.”

Questa Iezabèle si trova dentro la Chiesa, e cerca che i cristiani transigano col mondo pagano, lasciandosi penetrare per le sue abitudini, per i suoi idoli falsi, quello che va snaturalizzando e deviando la sua vera fede (vedere Capitolo 4, Lettera a Pérgamo). È chiaro che l'azione della gran prostituta Babilonia ha penetrato anche nella Chiesa, parte della quale cadrà nell'apostasia ("fornicazione con gli idoli), negli ultimi tempi.

Una descrizione della realtà di questo spirito mondano e materialista allontanato di Dio l'abbiamo nei lamenti di coloro che lucravano con Babilonia, quando alla Gran Città gli arriva l'ora della sua distruzione:

Apocalisse 18,9-19: “I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio, tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti e diranno:«Guai, guai, immensa città, Babilonia, possente città; in un'ora sola è giunta la tua condanna!». Anche i mercanti della terra piangono e gemono su di lei, perché nessuno compera più le loro merci: carichi d'oro, d'argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d'avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, cocchi, schiavi e vite umane. «I frutti che ti piacevano tanto, tutto quel lusso e quello splendore sono perduti per te, mai più potranno trovarli».
I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza per timore dei suoi tormenti; piangendo e gemendo, diranno: «Guai, guai, immensa città, tutta ammantata di bisso, di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle! In un'ora sola è andata dispersa sì grande ricchezza!». Tutti i comandanti di navi e l'intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare se ne stanno a distanza, e gridano guardando il fumo del suo incendio: «Quale città fu mai somigliante all'immensa città?». Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono:«Guai, guai, immensa città, del cui lusso arricchirono quanti avevano navi sul mare! In un'ora sola fu ridotta a un deserto!”

I re della terra che accettarono l'idolatria proposta per Babilonia perché ottenevano vantaggi e guadagni che permettevano loro una vita di lusso si lamentano, al iguale che i mercanti che realizzavano grandi affari nel commercio con l'opulenta città.

Vediamo che si descrive un inventario di ogni tipo di pregiati oggetti e materiali, metalli pregievoli e gioielli, e profumi e prelibatezze che mostrano chiaramente il lusso sfrenato dei possenti, in detrimento dei popoli conquistati che erano depredati.

È tremenda la menzione in questo elenco del traffico di "schiavi e vite umane”, denominati nell'originale greco "corpi" ("soma") ed "anime ("psyche") di uomini, quello che mostra un disprezzo totale per l'essere umano nella sua integrità.

Abbiamo così una descrizione abbastanza chiara di questa "Babilonia", città tipo dell'umanità materialista ed allontanata di Dio, acchiappata per la seduzione di Satana che l'affonda nell'egoismo che porta al potere e la ricchezza di pochi e la povertà e schiavitú di molti.

Ma la cosa peggiore è l'aspetto morale, quello che affiora nell'uomo quando la sua natura caduta e peccatrice non possiede il freno e la guida della grazia divina, e le passioni si disordinano, e l'errore e l'allontanamento della verità passano ad essere quello che indica il cammino a percorrere.

San Paolo descrive con gran realismo la spaventosa realtà degli uomini che non riconoscono a Dio, che vivono come se Egli non esistesse:

Romani 1,21-32: “Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento.
E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.”

Questa scarna descrizione, insieme alla presentazione che fa l'Apocalisse della "Gran Prostituta Babilonia" dovrebbero essere anche considerate come parte dei segni che indicheranno la vicinanza della Seconda Venuta di Cristo per giudicare e restaurare un mondo che, dominato al suo capriccio per il nemico di Dio e dell'uomo, il Diavolo, cadrà in una generalizzazione del male, l'ingiustizia e l'impurità, di una maniera come mai si avrá visto nella storia dell'umanità.

Comunque l'Apocalisse ci rivela molto più: nonostante l'apparente successo di Satana avendo portato al mondo sotto il dominio della Gran Meretrice, ancora non ha potuto riuscire il suo proposito principale: l'eliminazione dei cristiani ed il cristianesimo sulla terra.

Malgrado l'inquinamento del mondo che lo circonda, completamente allontanato di Dio e materialista, tuttavia sussiste un "resto" di cristiani fedeli, che non permettono il trionfo totale del Diavolo. Allora il nemico dell'uomo concepirà il suo piano finale per sradicare la religione cristiana dal mondo.

Il principio di esecuzione di questo piano l'abbiamo descritto nella Quinta Tromba, come vedemmo prima nel passaggio di Apoc. 9,1-12. Satana lancia un attacco generalizzato contro la terra coi suoi demoni, a somiglianza di una piaga di aragoste che si spiega e tutto lo divora. In che cosa consiste quell'attacco? È simbolizzato per la puntura delle sue code con pungiglioni simili a quelli degli scorpioni, iniettando un veleno che tormenterà gli uomini per un certo tempo, senza ammazzarli.

Non attaccano né danneggiano all'erba né gli alberi (alimento naturale delle aragoste), per quello che risulta che non è un attacco materiale, bensì spirituale. È il tormento della tentazione, dell'incitamento al peccato, dove un'umanità già degradata e corrotta arriverà fino a limiti mai sospettati.

Apparirà in tutta la sua rilevanza lo spirito di ambizione, di discordia, di violenza, che sboccheranno in una terribile conflagrazione che abbraccerà tutto il mondo, descritta nel seguente suono di tromba.

In questa visione c'è un elemento che richiama l'attenzione: l'attacco dei demoni agli uomini, come una piaga di aragoste, ha una limitazione, poiché non colpisce gli uomini che hanno nella fronte il sigillo di Dio. Chi sono queste persone? Troviamo la spiegazione nell'Apocalisse:

Apocalisse 7,1-8: “Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta. Vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: «Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi». Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele: dalla tribù di Giuda dodicimila; dalla tribù di Ruben dodicimila; dalla tribù di Gad dodicimila; dalla tribù di Aser dodicimila; dalla tribù di Nèftali dodicimila; dalla tribù di Manàsse dodicimila; dalla tribù di Simeone dodicimila; dalla tribù di Levi dodicimila; dalla tribù di Issacar dodicimila; dalla tribù di Zàbulon dodicimila; dalla tribù di Giuseppe dodicimila; dalla tribù di Beniamino dodicimila.”

La visione ci mostra quattro angeli nei quattro estremi della terra, cioè, coprendo la sua totalità (ricordiamo che secondo il concetto dell'epoca la terra era piana). La missione di questi angeli e quella di contenere le calamità che verranno sulla terra a partire dall'inizio dei suoni delle sette trombe, per permettere che un altro angelo metta una marca nella fronte dei "servi del nostro Dio."

Questo significa che c'è un'elezione di Dio di un certo numero di credenti, che per la sua dimensione spirituale e la sua santità, sono riconosciuti come "servi di Dio."

Nell'Antico Testamento troviamo due riferimenti a questa azione di segnare per salvare:

Esodo 12,5-7.12-13: “Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto.”

Il sangue dell'agnello pasquale è il segno che salva gli israeliti dello sterminio che cade sui primogeniti dei egiziani.

Ezechiele 9,1-7: “Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c'era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo. La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba.
Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!». Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: «Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città.”

Dio esegue il suo Giudizio alla fine dei tempi sugli israeliti che idolatrano e profanano il Tempio. La lettera "Tau" sulla fronte salva dello sterminio a chi "sospirano e piangono per tutti gli abomini che si compiono a Gerusalemme."

Nell'Apocalisse il sigillo del Dio vivo nella fronte implica preservare gli eletti dall'azione diabolica. Questo si relaziona col fatto che Satana è stato cacciato dal cielo e precipitato alla terra, come si menziona all'inizio della Quinta Tromba. Questi eletti saranno quelli che dopo saranno "rapiti" all'incontro col Signore, come vedremo nel Capitolo 3.B.1

D) La Sesta Tromba.

Apocalisse 9,13-21: “Il sesto angelo suonò la tromba. Allora udii una voce dai lati dell'altare d'oro che si trova dinanzi a Dio. E diceva al sesto angelo che aveva la tromba: «Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte». Furono sciolti i quattro angeli pronti per l'ora, il giorno, il mese e l'anno per sterminare un terzo dell'umanità. Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero. Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo.
Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell'umanità. La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse nuociono. Il resto dell'umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.”

La decisione di Dio attraverso il sesto angelo implica il permesso divino all'azione degli angeli cattivi (i quattro angeli incatenati, che simbolizzano la sua azione in tutto il mondo, nei quattro punti cardinali) affinché finiscano con la sua opera di incitamento alla guerra e questa incominci.

La descrizione che troviamo in questo brano, unita a quella che si presenta nelle quattro prime trombe, può molto bene adattarsi a quello che sarebbe una tremenda e generalizzata guerra nucleare. Il potere devastatore è propio enorme (equivalente nel pensiero di quell'epoca ad un esercito di duecento milioni di cavalieri, impossibile da riunire nella pratica).

Il fuoco, il fumo e lo zolfo che escono dalle bocche e le code dei cavalli possono rappresentare lo sparo e l'esplosione di potenti bombe nucleari. Le scene delle quattro prime trombe possono descrivere anche perfettamente a questa guerra: grandine e fuoco che cadono alla terra è possibile che siano razzi, e la gran montagna può rappresentare una bomba di gran potere. Sappiamo anche che il fumo e la polverina prodotti per le esplosioni provocano l'effetto conosciuto come "inverno nucleare."

1) La distruzione della Babilonia.

Vediamo ora, quale è il senso di questa guerra? In primo luogo è diretta a distruggere la Grande Babilonia, trovandoci cosí con un nuovo piano di Satana, che vedendo che ancora non ha potuto abolire la religione cristiana, cercherà ora farlo con l'apparizione del suo strumento privilegiato: l'Anticristo.

Come otteniamo la conclusione che la guerra descritta per la sesta tromba è diretta contro Babilonia? Vediamo quali sono i grandi peccati che troviamo nella descrizione della "Babilonia la Grande":

*Stregonerie: "perchè tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte” (18,23).
*Omicidi: In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra" (18,24).
*Fornicazione e prostituzione: "con lei si sono prostituiti i re della terra, e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione." (17,2).
*Abomini (adorazione di idoli): "Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: "Babilonia la Grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra" (17,5).

Se esaminiamo adesso la descrizione della sesta tromba, troviamo che alla fine si rivela che dopo lo sterminio della terribile guerra nucleare il resto degli uomini non si convertirono dei suoi peccati, che definisce come i seguenti:

*Stregonerie (9,21)
*Omicidi (9,21)
*Fornicazione (9,21)
*Abomini: "non cessó di prestar culto ai demoni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire né camminare" (9,20).
*Ruberie (9,21)

Questi peccati sono esattamente quelli che si commettevano nel mondo influenzato e sedotto per Babilonia la Grande!. Pertanto crediamo che non offra dubbi l'ipotesi che la guerra descritta per la sesta tromba si sviluppa nell'umanità sommessa alla Gran Babilonia.

Aggiuntivamente si provvede un altro argomento per rinforzare la conclusione anteriore: Giovanni si trattiene nella descrizione minuziosa dei materiali coi che l'umanità idolatra, che ha sofferto la guerra descritta nella sesta tromba, costruisce "le opere delle sue mani" (gli idoli); troviamo il seguente elenco:

*Oro
*Argento
*Bronzo
*Pietra
*Legno

Nel lamento dei mercanti che commerciavano con Babilonia (18,12-13), dopo della sua distruzione, si enunciano i carichi di mercanzie che comprava la Gran Città, tra i quali troviamo esattamente questi materiali:

*Oro
*Argento
*Bronzo
*Marmo
*Legni profumati.

Cioè, le "opere delle mani” della Babilonia e degli abitanti della terra sedotti per la sua prostituzione trasformano in idoli questi materiali di gran valore che acquisivano. Non ci risulta oggi molto difficile capire che questa idolatria è quella dell'umanità sedotta per il materialismo, per il progresso della scienza, per tutto quello che si cerca e si "adora" come Dio.

Nella nostra epoca assistiamo allo spettacolo di un'umanità divisa tra ricchi (pochi) e poveri (molti), dove i primi, sedotti per lo spirito materialista e mondano, allontanati di Dio, cercano nei suoi deliri di lusso ed opulenza i beni più esclusivi, di marche famose, cari e perfino stravaganti, fuori dalla portata della maggioranza, che si convertono nell'oggetto dei suoi sforzi ed aneliti, vere mete idolatriche che portano molte volte all'ambizione smisurata ed il ricorrere a mezzi disonesti per raggiungerli.

Non è esattamente quello che ci descrivono questi passaggi del Libro dell'Apocalisse? Ognuno potrà ottenere le sue proprie conclusioni, bisogna solo sapere discernere i segni dei tempi.

Anche gli avvenimenti della fine della "Gran Babilonia", per le sue caratteristiche di guerra distruttrice, avallano quello sostenuto fino a qui. Vediamo con più dettaglio quello che ci descrive il veggente Giovanni:

Fino ad un determinato momento Satana, il Drago Rosso, aveva sostenuto alla Babilonia (la Prostituta cavalca su Satana), ma ora susciterà una rivolta dei re che non hanno potere in quel momento.

Apocalisse 17,7-18: “Ma l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall'Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l'altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.
Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l'ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione. Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un'ora soltanto insieme con la bestia. Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. Essi combatteranno contro l'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli».
Poi l'angelo mi disse: «Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue. Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio. La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra».”

La Babilonia è sostentata per sette re (o leader mondiali), che sono quelli che formano il suddetto centro di potere mondiale (le sette teste). Ma questi continuano a perdere il suo potere, e nel suo posto appare un nuovo re, l'ottavo, che è precisamente la Bestia che salirà del mare, l'Anticristo.

All'inizio questo re sembra essere uno di coloro che sostengono alla Babilonia, ma dopo si alleerà con altri dieci re (le dieci corna), che hanno potere ma non governano, e finalmente faranno la guerra alla Babilonia, sconfiggendola con una gran guerra mondiale devastatrice che crediamo è quella che descrive il suono della sesta tromba, come abbiamo dimostrato sopra.

Questa affermazione si sostenta anche nella descrizione della fine della Babilonia:

Apocalisse 17,16: “Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.”

Apocalisse 18,8: “Per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l'ha condannata».”

La Gran Città è spianata con fuoco in un solo giorno, come effetto della terribile guerra nucleare. Anche si descrive che la Babilonia sparisce come una pietra scaraventata nel mare, e nel suo posto rimarranno solamente morte e desolazione:

Apocalisse 18,2.16-18. 21: “Gridò a gran voce: «È caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere d'ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita. «Guai, guai, immensa città, tutta ammantata di bisso, di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle! In un'ora sola è andata dispersa sì grande ricchezza!». Tutti i comandanti di navi e l'intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare se ne stanno a distanza, e gridano guardando il fumo del suo incendio: «Quale città fu mai somigliante all'immensa città?». Un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola, e la gettò nel mare esclamando: «Con la stessa violenza sarà precipitata Babilonia, la grande città e più non riapparirà.”

È molto importante risaltare come si realizzano i propositi di Dio attraverso i suoi strumenti umani comandati per Satana, il "idiota utile" di Dio. La Babilonia si era trasformata nel centro mondiale politico ed economico, con un'ideologia "liberale e materialista" che la trasformava totalmente in un potere pseudo religioso anticristiano.

I re (i poderosi) della terra sostenevano la sua egemonia (17,2): "con lei si sono prostituiti i re della terra") e si lamentarono e piansero quando è sconfitta e distrutta. Tuttavia arriva un momento che, uniti per motivazioni che ancora sono oscure troviamo che seguaci di Satana sconfiggono a chi sono anche strumenti del Diavolo.

Il passo dell'Apocalisse ci rivela chiaramente l'intervento di Dio: "Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla Bestia, finchè si realizzino le parole di Dio” (Ap. 17,17).

Così vediamo come Dio si avvale dei suoi nemici in forma ammirabile per realizzare i suoi piani ed ottenere un immenso bene da tanti mali, come sarà la caduta della Gran Babilonia. Allo stesso modo agì Dio quando gli israeliti si trovavano in Egitto, indurendo il cuore del Faraone (Esodo Capitoli 7-11) e suscitò un spirito distruttore per la Babilonia storica (Geremia 51,1-2).

2) L'apparizione dell'Anticristo.

Nel punto anteriore studiamo di che maniera rimane distrutta la Gran Città Babilonia, quando appare un personaggio che si identifica come "la Bestia", e che si mostra come un'ottava testa che sorge in mezzo alle sette teste dalla Bestia scarlatta che è il Drago, Satana.

In questo simbolismo Giovanni esprime un'idea molto concreta: è il Diavolo che suscita la nascita di questa nuova Bestia, a totale e completa somiglianza di sé stesso. Troviamo qui un'imitazione completa di Dio: come il Padre fa che suo Figlio, seconda persona di Dio Trinità, discenda dal cielo e si incarni in un uomo, Gesù Cristo, affinché porti la salvazione agli uomini, e dopo ritornerà alla gloria del cielo, qui Satana suscita dall'abisso infernale un'altra Bestia simile a lui, suo "figlio", affinché instauri il suo inganno e seduzione tra gli uomini, ma la suo fine sarà la distruzione e non l’inmortalità.

Vediamo come si descrivono in dettaglio le caratteristiche di questa Bestia che sorge come una testa nuova, l'ottava, dalle sette teste del Drago:

Apocalisse 13, 1-10: “Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».
Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d'orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L'adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello immolato. Chi ha orecchi, ascolti: Colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada di spada sia ucciso. In questo sta la costanza e la fede dei santi.”

Troviamo un riferimento chiaro a questo passo nel Libro del profeta Daniele:

Daniel 7, 7-8; 19-27: “Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d'una forza eccezionale, con denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna. Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia.
Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava; intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna. Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno.
Egli dunque mi disse: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo. Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno».”

La quarta bestia della visione di Daniele si identifica, senza dubbio, con la Gran Babilonia dell'Apocalisse, quel regno che sorgerà nelle fine dei tempi sulla terra, che divorerà, calpesterá e stritolerà tutto, e dal quale uscirà un nuovo re (il corno piccolo) che proferirà bestemmie contro Dio, e che facilmente si identifica con l'Anticristo per le opere che realizza: perseguirà per un po' i santi (tre anni e mezzo, tempo tipo delle persecuzioni) e cambierà il culto a Dio (la Legge ed i tempi o date sacre e forma del culto). Ma sarà finalmente giudicato ed annichilito per Dio, chi consegnerà ai santi il regno su tutta la terra.

La descrizione anteriore dell'Apocalisse si completa con un'altra:

Apocalisse 17,7-8: “Ma l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall'Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.”

Il personaggio che l'Apocalisse denomina "La Bestia del Mare", o semplicemente "La Bestia", non può essere una persona collettiva come molti sostengono, ma deve risultare un individuo determinato, poiché la sua azione principale consisterà in convincere al mondo che egli è il vero Cristo che ha ritornato nella sua Parusía.

Il primo concetto che sorge da queste descrizioni è che la Bestia è una parodia chiara di Dio. A Dio se lo nomina nell'Apocalisse molte volte in una maniera determinata: "Colui che è, che era e che viene" (1,4; 1,8; 4,8). Alla Bestia qui è identificata come quelle che "era ma non è più, ma riapparirà", come parodia del nome divino.

Questo suggerisce che l'Anticristo era conosciuto come un re (o persona poderosa) che era seguace della Meretrice nel suo momento, ma che dopo si ribella e lotta contro lei, alleato con dieci re, ed in quella contesa in cui sconfiggono alla Babilonia perde la vita. Ma dopo, è guarito e resuscitato miracolosamente, essendo anche questo evento un'imitazione della morte e resurrezione di Cristo nella sua prima Venuta.

È allora che la Bestia si proclama come il vero Cristo che è arrivato nella sua tanto attesa Parusia (questa proclamazione è quella che costituisce le parole d’orgoglio e bestemmie che proferisce), trasformandosi in cui chiamiamo l'Anticristo. Molto probabilmente proclamerà che ha distrutto il potere corrotto, materialista ed anticristiano della Gran Babilonia, che sicuramente dirà che lei era veramente l'Anticristo, per venire ad instaurare il Regno di Dio nella terra, come un regno di pace e giustizia, al contrario dell'anteriore dominio mondiale. Riceve il riconoscimento e l'adorazione di tutta la terra, quello che implica che l’umanità starà adorando Satana, giacchè egli fu chi diede l'autorità al falso Cristo.

Ma non tutti si lasciano ingannare e cadono in questa falsa adorazione, bensì solamente quelli che molto possibilmente si condanneranno, coloro i cui nomi non sono scritti fino dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello immolato.

Anche Satana suscita un altro strumento umano affinché appoggi ed accresca il potere dell'Anticristo: è la Bestia della Terra o il Falso Profeta (19,20) che opererà grandi segni e prodigi miracolosi per appoggiare l'autorità del falso Cristo.

Apocalisse 13, 11-18: “Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.
Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.”

Questo falso profeta simbolizza il potere religioso corrotto, la falsa Chiesa, e possibilmente rappresenti un pseudo Papa che sarà intronizzato quando assuma il potere totale l'Anticristo. È colui che stabilirà il culto all'Anticristo, come se fosse il vero Cristo, quando arrivi al climax il potere dell'usurpatore.

Questa "Bestia" della terra è descritta con l'apparenza di un agnello, cioè, di un discepolo di Cristo, l'Agnello immolato, ma le sue parole sono inspirate dal Diavolo. La sua azione puntella l'autorità che esercita il falso Cristo, basandosi sulla realizzazione di grandi prodigi e segni che ingannano gli abitanti della terra, facendoloro credere nella menzogna che proclama: la prima Bestia è il vero Cristo che è ritornato nella sua Parusia, che fu morto e resuscitò come nella sua prima Venuta e che ora deve essere adorato come Dio, poiché è lo stesso Figlio di Dio Gesù Cristo.

L'azione principale di questo "falso Profeta" sembra essere l'erezione di una statua dell'Anticristo, e crediamo che questo evento è quello che si descrive come "l'abominio della desolazione":

Matteo 24,15-22: “Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge comprenda -, allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.
Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati.”

Gesù annuncia che si vedrà “l’abominio della desolazione” eretta nel "Luogo Santo", quello che fu annunciato già per il profeta Daniele. Questo profeta annuncia l’abominio della desolazione” che sarà messa nel Santuario (9,27). Questo evento escatologico ha il suo tipo o figura nel sacrilegio commesso per Antioco Epìfane installando un idolo, probabilmente Zeus Olimpico, sull'altare degli olocausti:

1 Maccabei 1,54: “Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu il re (Antioco Epìfane) innalzò sull'altare un idolo. Anche nelle città vicine di Giuda eressero altari.”

Pertanto il significato dell "Abominio della desolazione” è chiaro: si riferisce ad un idolo messo nel Santuario (luogo dove c’è la presenza di Dio) per rimpiazzare al vero Dio ed a cui si adora e rende culto come se fosse realmente Dio.

Bisogna aggregare un altro evento profetico che rivela Daniele nella visione del montone ed il capro, complementare di quella della quarta bestia:

Daniele 8,11-12: “S'innalzò fino al capo della milizia e gli tolse il sacrificio quotidiano e fu profanata la santa dimora. In luogo del sacrificio quotidiano fu posto il peccato e fu gettata a terra la verità; ciò esso fece e vi riuscì.”

Il sacrificio perpetuo, nel interpretazione del culto ebreo antico, era il sacrificio mattutino e vespertino che si offriva tutti i giorni nel Tempio:

Esodo 29,38-45: “Ecco ciò che tu offrirai sull'altare: due agnelli di un anno ogni giorno, per sempre. Offrirai uno di questi agnelli al mattino, il secondo al tramonto. Con il primo agnello offrirai un decimo di efa di fior di farina impastata con un quarto di hin di olio vergine e una libazione di un quarto di hin di vino. Offrirai il secondo agnello al tramonto con un'oblazione e una libazione come quelle del mattino: profumo soave, offerta consumata dal fuoco in onore del Signore.
Questo è l'olocausto perenne per le vostre generazioni, all'ingresso della tenda del convegno, alla presenza del Signore, dove io vi darò convegno per parlare con te. Io darò convegno agli Israeliti in questo luogo, che sarà consacrato dalla mia Gloria. Consacrerò la tenda del convegno e l'altare. Consacrerò anche Aronne e i suoi figli, perché siano miei sacerdoti. Abiterò in mezzo agli Israeliti e sarò il loro Dio. Sapranno che io sono il Signore, il loro Dio, che li ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per abitare in mezzo a loro, io il Signore, loro Dio.”

Come indica questo testo, Dio si troverà col suo popolo in quel luogo, ed abiterà in mezzo agli israeliti. Se portiamo il concetto anteriore a termini cristiani, possiamo dire che il "sacrificio perpetuo" è la messa, dove si riproduce incruentamente l'unico sacrificio pasquale dell'Agnello immolato nella croce per la redenzione degli uomini, ed il cui risultante è la presenza reale ed effettiva di Gesù Cristo nel suo corpo, sangue anima e divinità nell'Eucaristia, frutto della consacrazione per il sacerdote delle specie del vino e del pane.

In base a quello detto sopra possiamo interpretare quale sarà l’azione del falso Profeta, magari un pseudo Papa, come già osserviamo prima, nei tempi escatologici della fine: dato che ha convinto al mondo (meno ai veri fedeli cristiani) che Cristo è ritornato nella sua seconda Venuta e si trova tra gli uomini, non è oramai necessaria la celebrazione del sacrificio della messa, perché non deve commemorarsi Colui che è presente tra loro. Allo stesso modo non ha più senso la presenza eucaristica di Gesù, quando Egli si trova in persona nella terra.

Per questo cammino il falso Profeta decreta l'abolizione della messa e la consacrazione delle specie in tutto il mondo cristiano, arrivandosi così al maggiore trionfo di Satana: sarà riuscito ad eliminare della terra la presenza fisica di Gesù Cristo nei tabernacoli di tutte le chiese della terra.

Come sarà allora il culto che si porterà a termine? Il passo dell'Apocalisse che stiamo studiando ci dà una buona indicazione: “l’Abominio della desolazione” si riferisce alla statua o rappresentazione dell'Anticristo che sarà messa in tutti i tabernacoli delle chiese e cappelle cattoliche in sostituzione del Santissimo Sacramento, che non esisterà oramai perché si sarà abolita la consacrazione.

Questa "statua", come si descrive, è animata e può "parlare." Se interpretiamo questa descrizione fatta due mille anni fa in funzione delle possibilità tecniche della nostra epoca, non ci risulta niente difficile immaginarci che quello che si metterà nei tabernacoli sarà un schermo di televisione, nel quale, mediante una rete mondiale di televisione, l'Anticristo potrà dirigersi in persona, in vivo, a tutti i cristiani riuniti per offrirgli culto ed adorazione, mediante una nuova liturgia che sarà instaurata dal falso Papa.

Rimarrà così consumato nella sua totalità il "mistero" dell'iniquità al quale si riferisce San Paolo:

2 Tessalonicesi 2,3-12: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.
Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta, l'iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi.
E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità.”

Il primo evento dei tempi della fine sarà un'apostasia generalizzata nel cristianesimo che accompagnerà la manifestazione dell'Anticristo, chiamato qui "Uomo empio" o "Figlio di perdizione." Questo Uomo si erige come l'Avversario di Dio proclamandosi a sé stesso come Cristo, vero Dio, e procurando che gli sia offerto culto "seduto" nel santuario di Dio, cioè, occupando il suo posto.

Qui si conferma tutto quello che abbiamo sviluppato prima, ma inoltre san Paolo rivela un'altra cosa che sembra che fosse conosciuta dai cristiani di Tesalónica: la manifestazione dell'empio si produrrà solamente quando sia tolto di mezzo quello che ora lo trattiene, ed ostacola la sua apparizione in pienezza, quello che si conosce come "l'impedimento" o "l'ostacolo".

Molte sono le teorie ed interpretazioni che si sono sviluppate sulla natura ed identità di questo ostacolo (definito nel versetto 6 come "ciò" che lo trattiene e nel seguente "chi" lo trattiene). Noi sosteniamo la seguente interpretazione: l'ostacolo è la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia. Il Santissimo Sacramento è "ciò" che impedisce la sua manifestazione, ed è la presenza di Gesù col suo corpo, sangue, anima e divinità "chi" lo trattiene.

Eliminata dal mondo la presenza eucaristica di Cristo, il mistero dell'iniquità che ha sempre agito, ora arriverà al suo punto culminante, con la proclamazione dell'Anticristo come il vero Cristo ritornato alla terra nella sua Parusía e la sua sacrilega adorazione.

Un'altra azione della "Bestia" si relaziona col campo economico, benché nasca nel potere religioso che accompagna il falso Cristo. Vediamo in che cosa consiste: ricordiamo che il mondo, prima che sorgesse l'Anticristo, si trovava, almeno in una gran parte, sotto il dominio o l'influenza della Gran Città Babilonia.

Esisteva un sistema economico dove c'era una gran ricchezza concentrata in pochi che detenevano il potere, simbolizzati per la Gran Meretrice ed i suoi re e sudditi adepti. Si descrive la sua situazione economica come di "lusso" (18,19), con la quale si arricchirono i trafficanti, mercanti ed i comandanti di navi (mezzi di trasporto), trasformandosi nei "grandi della terra” (18,23).

Questo sistema mercantile rimane distrutto perché nessuno compra più la loro merce (18,11), e sarà rimpiazzato per iniziativa del falso Profeta per un nuovo sistema "cristiano", d’accordo alla presenza nella terra dello stesso Gesù Cristo, secondo la proclamazione della la Chiesa ufficiale, falsa ed apostata.

In questo nuovo ordine economico che sicuramente nel suo principio consisterà in un'economia di dopoguerra dopo la devastazione accaduta, sembra che ci fosse in qualche modo un sistema "giusto" di distribuzione dei beni, dove si copriranno le necessità di tutti, chi potranno "comprare e vendere", benché con una restrizione importante: dovranno avere una marca, la cifra della Bestia, “666", quella che senza dubbio non sarà accettata dai veri cristiani.

Molto è quello che si è scritto su questo, e sono varie le interpretazioni, per quello che non aggregheremo niente di nuovo, ma semplicemente rimarremo con quello che è il concetto più importante al nostro giudizio: per sostenere la credibilità popolare sulla falsa identità della "Bestia" del mare, è necessario cambiare in qualche modo il sistema economico di concentrazione di ricchezze che aveva la "Gran Babilonia", per un’altro più "evangelico", più concorde alla conosciuta preferenza di Cristo per i più poveri.

Sia come sia in definitiva questo nuovo sistema, che si conoscerà solamente quando arrivi il momento in cui appaia nei tempi della fine, quello che ci vuole mostrare la rivelazione dell'Apocalisse è che sarà molto distinto al quale esisteva sotto l'impero della Gran Meretrice (almeno nell'apparenza esterna), e che, dai suoi “benefici” rimarranno esclusi i veri cristiani, quelli che non si siano lasciati imbrogliare per la propaganda massiccia del falso Profeta ed il suo apparato di diffusione.

Questo piccolo resto che aveva ascoltato già prima l'esortazione per fuggire dalla Babilonia, allontanandosi dalle sue tentazioni, dovrà lottare per sopravvivere in un mezzo molto ostile, poiché la propaganda dei seguaci dell'Anticristo col falso Profeta alla testa presenterà ai cristiani afferrati alla vera fede, con discernimento sufficiente per non riconoscere nella "Bestia" del mare al vero Gesù, come una specie di ribelli sovversivi, una setta pericolosa che insiste nel fatto di non riconoscere, come il resto del mondo, che Cristo è arrivato alla terra nella sua seconda e definitiva Venuta, per imporre il suo Regno di pace e giustizia promesso dall'antichità per i profeti dell'Israele.

Si schiarisce allora un punto oscuro che ha prodotto mole domande: se Dio ha suscitato la Gran Babilonia, dove fioriscono i empi, e dopo la distrugge nel giudizio dei vivi per mezzo d’una gran guerra nucleare, perché deve apparire l’Anticristo? La risposta è molto semplice: nella distruzione della Babilonia si esegue il giudizio di Dio sugli uomini in generale, mentre l’impostore Anticristo servirá per giudicare ai cristiani (coloro che non saranno tra i santi rapiti nell’aria), per separare a quelli con una vera e ferma fede, che riconosceranno all’Anticristo como un inganno di Satana, dai cristiani soltanto di nome, che saranno sedotti per il falso Cristo e la falsa religione cristiana comandata dal Pseudo Profeta.

Gesù, nel suo discorso escatologico, esorta i cristiani affinché fuggano:

Matteo 24,15-18: “Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge comprenda -, allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.”

È necessario che i fedeli cristiani fuggano dalle città che saranno distrutte, e si rifugiino nei monti, lontani dalle grandi urbi, per mettersi a salvo della persecuzione dell'Anticristo e sviluppare i mezzi per sopravvivere, autorifornendosi di quello che non possono comprare per non avere la marca della Bestia nella mano o nella fronte.

3) La proclamazione del Vangelo a tutto il mondo.

Lo stesso Gesù, come vedemmo nel Capitolo anteriore, predice uno degli eventi che precederanno la Parusía:

Matteo 24,14: “Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.”

L'Apocalisse ci descrive questo evento:

Apocalisse 10,1-11: “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopoché i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».
Allora l'angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: «Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti».
Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta ritto sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re».”

Apocalisse 14,6-13: “Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo. Egli gridava a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque». Un secondo angelo lo seguì gridando: «È caduta, è caduta Babilonia la grande, quella che ha abbeverato tutte le genti col vino del furore della sua fornicazione».
Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, berrà il vino dell'ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello.
Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome». Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù. Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».”

Consideriamo che questi due passi vanno uniti e si riferiscono allo stesso annuncio della Buona Notizia del Regno. Nella prima descrizione troviamo un angelo poderoso che discende dal cielo, e che presenta molti attributi simili a Gesù: il suo viso è come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco (Apocalisse 1,14-15 descrive a Gesù come che ha i capelli candidi come la neve ed occhi fiammeggianti come fuoco, ed i suoi piedi come bronzo al rosso vivo). Questo fa pensare che è un inviato di Gesù affinché si rinnovi nella terra il suo messaggio del Regno.

L'angelo ha un piede sul mare ed l'altro sopra la terra, simbolizzando che raggiunge il mondo intero, e grida a gran voce per chiamare l’attenzione. Allora parlano i sette tuoni (che vedemmo già nel Capitolo 1.A.1 che simbolizzano la voce del Figlio), benché questo messaggio rimanerrà sigillato fino al momento dela Parusia.

Ma ugualmente l'angelo annuncia che non rimane molto tempo per proclamare il contenuto del libretto che tiene in mano, sarà solamente fino a che il settimo angelo suoni la sua tromba, poiché allora terminerà il tempo di misericordia e conversione che concede Dio agli uomini, e comincerà il giudizio inesorabile del "Giorno" del Signore.

A Giovanni, che rimane contemplando questa scena, gli è dato a mangiare il libro, quello che significa che deve conoscere il suo contenuto per dopo profetizzarlo (predicarlo) in tutto il mondo (a molti popoli, nazioni e re). Cioè, qui Giovanni prende il posto dei evangelizzatori degli ultimi tempi che, aperti all'azione dello Spirito Santo, senza cadere nella trappola satanica dall'Anticristo, riceveranno la mozione di predicare in quelli tempi tanto difficili.

Questa figura la troviamo già nell'Antico Testamento:

Ezechiele 2,9-3,4: “Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all'interno e all'esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai. Mi disse: «Figlio dell'uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell'uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell'uomo, va', recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole.”

L'atto simbolico di "mangiare" il libro indica che il profeta, prima di assumere la sua missione, deve conoscere ed assimilare il suo contenuto, identificandosi con lui. Nel caso di Giovanni, quando lo mangia sente anche la dolcezza della Parola di Dio nella sua bocca, ma dopo nelle sue viscere appare l'amarezza derivata dal fatto di conoscere in anticipo i terribili eventi che verranno e la sua dura missione di non tacerli. È il simbolo di quello che dovranno fare tutti quelli che proclameranno l'annuncio di Dio, il Vangelo del Fine.

Il contenuto dell'annuncio profetico lo troviamo nel passo di 14,6-13. È l'annuncio del Vangelo eterno per evangelizzare a tutta la terra nei tempi finali. Troviamo tre proclamazioni successive nel tempo, man mano che trascorrono gli avvenimenti del fine:

a) Il primo annuncio comincia proclamando la Buona Nuova che il Regno di Dio si avvicina: "Temete a Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio"

Il timore di Dio si associa nell'Antico Testamento all'osservanza dei comandamenti ed all'amore a Dio:

Deuteronomio 6,1-5: “Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore vostro Dio ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso; perché tu tema il Signore tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti dò e così sia lunga la tua vita. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.”

Temere a Yahveh consiste in obbedire alle sue leggi e comandamenti, specialmente la Legge dell'amore.

Anche il timore di Dio costituisce il principio della Sapienza:

Proverbi 1,7: “Il timore del Signore è il principio della scienza;gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione.”

La gloria di Dio designa a Dio stesso, nel modo come si rivela nella sua maestà, il suo potere, lo splendore della sua santità. È dovere dell'uomo, come creatura, di riconoscere, celebrare e lodare la gloria divina, ed in questo consiste "dare gloria a Dio."

Adorare il Creatore sopra tutte le cose, riconoscendolo come il Supremo Artefice, implica che l'uomo prende il posto che gli appartiene, quello di creatura, dipendendo interamente da Lui e senza usurpare per la superbia niente di quello che appartiene a Dio. È farsi come bambino, e Gesù insegnò che quelli che dipendano da suo Padre celestiale come bambini, entreranno al Regno di Dio.

Pertanto, compiere i comandamenti di Dio, e lodare e benedire la sua gloria, riconoscendolo come Creatore e Sovrano, riconoscendosi creatura dipendente in tutto di Lui, sintetizza in qualche modo il messaggio di Gesù, che implica cercare la giustizia e la santità per essere degno del Regno.

Cioè, abbiamo qui l'annuncio del Vangelo, della Buona Novella del Regno, ma con un senso di urgenza dato per una precisione di tempo: è arrivata l'ora del Giudizio di Dio, è già imminente.

b) Annuncio della caduta di Babilonia:

I predicatori e profeti degli ultimi tempi non possono smettere di schiarire al mondo il senso della caduta di Babilonia, per l’azione dell'Anticristo ed i suoi seguaci. Ma previamente dovranno prevenire al popolo di Dio su quello che succederà alla gran Babilonia, esortandolo a fuggire dalla sua vicinanza, per non condividere il suo giudizio.

Apocalisse 18,1-8: “Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran voce: «È caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere d'ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita.
Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato». Poi udii un'altra voce dal cielo: «Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli. Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità.
Pagatela con la sua stessa moneta, retribuitele il doppio dei suoi misfatti. Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva. Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo lusso, restituiteglielo in tanto tormento e afflizione. Poiché diceva in cuor suo: Io seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò; per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l'ha condannata».”

Questo annuncio bisogna ubicarlo come complemento ed espansione del secondo annuncio degli angeli (14,8), poiché comincia con le stesse parole. In primo luogo, prima di annunciare la caduta di Babilonia, viene la chiamata dal cielo, (dello Spirito Santo?) affinché il popolo di Dio rimanente in mezzo alla città corrotta fugga di lì, perché arriverà il tempo della sua perdizione e distruzione.

I fedeli cristiani devono fuggire per non essere partecipi della punizione dei peccati di questo mondo anticristiano, concentrato nelle grandi città, nelle agglomerazioni urbane. Questa chiamata a fuggire della Babilonia risuona già nelle voci dei profeti dell'Antico Testamento:

Isaia 48,20-22: “Uscite da Babilonia, fuggite dai Caldei; annunziatelo con voce di gioia, diffondetelo, fatelo giungere fino all'estremità della terra. Dite: «Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe». Non soffrono la sete mentre li conduce per deserti; acqua dalla roccia egli fa scaturire per essi; spacca la roccia, sgorgano le acque. Non c'è pace per i malvagi, dice il Signore.”

Si esorta al popolo di Dio a fuggire dalla Babilonia, di cui si annuncia nei capitoli anteriori che sarà distrutta. È la figura o tipo di un nuovo Esodo, come quando gli israeliti uscirono dall'Egitto, ricordandogli il profeta che il popolo sarà assistito per Dio, come quando nel deserto fece schizzare acqua dalla roccia nel Horeb. Alla fine dei tempi il popolo cristiano ritornerà a esperimentare un nuovo esodo.

Nel Capitolo anteriore di Isaia troviamo il parallelo alle espressioni di Apocalisse 18,7:

Isaia 47,7-11: “Sarò signora, sempre». Non ti sei mai curata di questi avvenimenti, non hai mai pensato quale sarebbe stata la fine. Ora ascolta questo, o voluttuosa che te ne stavi sicura, che pensavi: «Io e nessuno fuori di me! Non resterò vedova, non conoscerò la perdita dei figli». Ma ti accadranno queste due cose, d'improvviso, in un sol giorno; perdita dei figli e vedovanza piomberanno su di te, nonostante la moltitudine delle tue magie, la forza dei tuoi molti scongiuri.
Confidavi nella tua malizia, dicevi: «Nessuno mi vede». La tua saggezza e il tuo sapere ti hanno sviato. Eppure dicevi in cuor tuo: «Io e nessuno fuori di me». Ti verrà addosso una sciagura che non saprai scongiurare; ti cadrà sopra una calamità che non potrai evitare. Su di te piomberà improvvisa una catastrofe che non prevederai.”

È chiaro che la gran Babilonia pretende uguagliarsi a Dio, vuole soppiantarlo, quando proclama che esistirà per sempre, che mai sarà abbandonata, né sarà vedova né gli mancheranno figli che la sostengano.

Anche il profeta Geremia ci parla di questa situazione:

Geremia 51,1-6: “Così dice il Signore: «Ecco susciterò contro Babilonia e contro gli abitanti della Caldea un vento distruttore; io invierò in Babilonia spulatori che la spuleranno e devasteranno la sua regione, poiché le piomberanno addosso da tutte le parti nel giorno della tribolazione». Non deponga l'arciere l'arco e non si spogli della corazza. Non risparmiate i suoi giovani, sterminate tutto il suo esercito. Cadano trafitti nel paese dei Caldei feriti nelle sue piazze, perché la loro terra è piena di delitti davanti al Santo di Israele. Ma Israele e Giuda non sono vedove del loro Dio, il Signore degli eserciti. Fuggite da Babilonia, ognuno ponga in salvo la sua vita; non vogliate perire per la sua iniquità, poiché questo è il tempo della vendetta del Signore; egli la ripaga per quanto ha meritato.”

Yahveh suscita un spirito distruttore contro Babilonia (sono i re descritti in Apocalisse 17,17), e chiede al suo popolo che fugga da lei per non perire nel tempo del giudizio del Signore. Tuttavia Dio riconosce che Israele e Giudà (la totalità del popolo di Dio), benché non rimaneranno abbandonati (quello che si esprime con la figura di una donna alla quale Yahveh non lascerà vedova, cioè, abbandonata come erano le vedove che non avevano marito né figli che li sostenessero), sono ancora pieni di colpa e peccato contro Dio.

Jeremías 51,45-48: “Esci da essa, popolo mio, ognuno salvi la vita dall'ira ardente del Signore. Non si avvilisca il vostro cuore e non temete per la notizia diffusa nel paese; un anno giunge una notizia e l'anno dopo un'altra. La violenza è nel paese, un tiranno contro un tiranno. Per questo ecco, verranno giorni nei quali punirò gli idoli di Babilonia. Allora tutto il suo paese sentirà vergogna e tutti i suoi cadaveri le giaceranno in mezzo. Esulteranno su Babilonia cielo e terra e quanto contengono, perché da settentrione verranno i suoi devastatori. Parola del Signore.”

Nuovo invito al popolo di Dio a fuggire dalla Babilonia, per salvarsi dall'ira di Yahveh. Nella terra c'è ogni tipo di notizie, la violenza domina, e nel governo un tiranno segue ad un altro. L'ultimo versetto ricorda i passaggi di Apocalisse 18,20 e 19,1-2.

Questo Capitolo di Geremia segue con una profezia sulla distruzione di Babilonia:

Geremia 51,52-58: “«Sentiamo vergogna nell'udire l'insulto; la confusione ha coperto i nostri volti, perché stranieri sono entrati nel santuario del tempio del Signore». «Perciò ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali punirò i suoi idoli e in tutta la sua regione gemeranno i feriti. Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo, anche se rendesse inaccessibile la sua cittadella potente, da parte mia verranno i suoi devastatori». Oracolo del Signore. Udite! Un grido da Babilonia, una rovina immensa dal paese dei Caldei.
È il Signore che devasta Babilonia e fa tacere il suo grande rumore. Mugghiano le sue onde come acque possenti, risuona il frastuono della sua voce, perché piomba su Babilonia il devastatore, sono catturati i suoi prodi, si sono infranti i loro archi. Dio è il Signore delle giuste ricompense, egli ricompensa con precisione. «Io ubriacherò i suoi capi e i suoi saggi, i suoi governatori, i suoi magistrati e i suoi guerrieri; essi dormiranno un sonno eterno e non potranno più svegliarsi» dice il re, il cui nome è Signore degli eserciti. Così dice il Signore degli eserciti: «Il largo muro di Babilonia sarà raso al suolo, le sue alte porte saranno date alle fiamme. Si affannano dunque invano i popoli, le nazioni si affaticano per nulla».”

Babilonia è devastata, sono uccisi i suoi principi, governatori e guerrieri, le mura sono distrutte e bruciate tutte le sue porte.

Tuttavia la realtà storica mostra che Ciro conquistò la città di Babilonia quasi senza lotta. Il suo esercito avanzò dal nord, vincendo i Caldei nella battaglia di Opis; quindi passò per la città di Sippur che si arrese, ed i Caldei, al comando di Gabrías, governatore di Gutium, entrarono senza battaglia in Babilonia in ottobre del 539 A.C., mentre Ciro arriverà dopo molti giorni.

Si dice che per questa conquista Ciro ebbe l'appoggio interno del sacerdozio caldeo, che si trovava affrontato al re Nabónido a causa delle sue riforme religiose. Pertanto dobbiamo concludere che queste profezie sulla Babilonia non si sono ancora realizzate, in modo che sarebbero profezie messianiche, figura della distruzione della Babilonia alla fine dei tempi.

Anche la necessità della fuga del popolo di Dio le insegnerà Gesù, in questo caso riferendosi ad un altro momento, quando già l'Anticristo abbia ricevuto il potere, quello che vedremo un po' più avanti.

c) Annuncio contro l'Anticristo:

Gli apostoli degli ultimi tempi, cioè, coloro che avranno la missione di predicare nei tempi dove già l'Anticristo ha preso il potere, dovranno avvertire sulle conseguenze di arrendersi all'adorazione del falso Cristo, simbolizzata per l'adorazione della sua statua, o di lasciarsi segnare come i suoi adepti. La conseguenza può essere terribile: la perdizione eterna, il perdere la possibilità di appartenere al Regno di Dio che pronto arriverà nella sua pienezza.

Gli evangelizzatore o apostoli degli ultimi tempi uscirono a proclamare la Buona Novella del Regno, ad un mondo quasi completamente allontanato di Dio, il mondo sotto il potere della Gran Prostituta. Man mano che avanzano gli avvenimenti, come la caduta di Babilonia in primo luogo, e dopo il arrivo al potere del falso Cristo, la sua missione comincia ad essere sempre più difficcile.

Non abbiamo precisioni su chi sono i chiamati al esercizio del ministero profetico, ma l'Apocalisse ci presenta la sua figura o tipo, nei cosidetti "due Testimoni."

Apocalisse 11,3-13: “Ma farò in modo che i miei due Testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni». Questi sono i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di far loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiar l'acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.
E quando poi avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove appunto il loro Signore fu crocifisso.
Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permetteranno che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra faranno festa su di loro, si rallegreranno e si scambieranno doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo, un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli.
Allora udirono un grido possente dal cielo: «Salite quassù» e salirono al cielo in una nube sotto gli sguardi dei loro nemici. In quello stesso momento ci fu un grande terremoto che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti presi da terrore davano gloria al Dio del cielo.”

Questi due testimoni predicheranno per tre anni e mezzo, che è il durata tipo delle persecuzioni bibliche al popolo di Dio:

Daniele 7,25: “E proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo.”

"Un tempo, più tempi e la metà di un tempo" sono tre anni e mezzo, tempo della persecuzione ai santi.

Ma la predicazione di questi due testimoni sarà molto irritante per l'Anticristo, chi sicuramente proclamerà che essi non accettano il vero Cristo, che è propio LUI, che già è venuto nellla sua Parusia, e pertanto sono nemici della Chiesa (falsa ed apostata). Li perseguirà e finalmente li ammazzerà, nella Gran Città, che è chiamata allegoricamente Sodoma ed Egitto, come simbolo della perversione che c'è in lei e dell'inimicizia col popolo di Dio, così come succedè nella Gerusalemme ebrea quando si produsse la prima Venuta del Signore.

C'è allegria tra la gente della città, che fa festa, che chiaramente si indica che appartengono a "ogni popolo, tribù, lingua e nazione", cioè, sono pagani, come afferma l'Apocalisse:

Apocalisse 11,2: “Ma l'atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi.”

I cadaveri dei due testimoni rimangono insepolti ed esposti nella piazza della gran città per tre giorni e mezzo, come monito per gli altri che osino predicare contro l'Anticristo, ma dopo questi tre giorni essi resuscitano in presenza di molti, ed salgono al cielo in una nube, all'ordine di una voce poderosa che viene dall’alto.

All’istante un gran terremoto scuote la città, morendo lì 7.000 uomini; coloro che osservano questi spaventosi eventi si riempiono del timore di Dio e danno gloria a Lui, ciò che significa rispondere positivamente al primo annuncio della predicazione dei testimone, arrivandosi ad una conversione massiccia.

E) La Settima Tromba.

Quando avviene la caduta di Babilonia in mani dell'Anticristo e dei suoi seguaci, i re che tradiscono la Gran Meretrice, il cielo esplode in lodi a Dio, unito al grido di "Alleluia! (proviene dall'ebreo "Hallelú Yah", che significa "lodate a Yahve"):

Apocalisse 19,1-6: “Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; perché veri e giusti sono i suoi giudizi, egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!». E per la seconda volta dissero: «Alleluia! Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!».
Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo: «Amen, alleluia». Partì dal trono una voce che diceva: «Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi!». Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente.”

Si udisce la voce di una gran folla che loda a Dio perché si è stabilito il suo Regno sulla terra, col giudizio alla Gran Babilonia, che dà principio al giudizio dei vivi (vedere Capitolo 3). Ha finito l'azione della sesta tromba con la terribile guerra che distrugge Babilonia, ed allora arriverà la fine del tempo dell'avvertenza misericordiosa di Dio, col suono dell'ultima tromba:

Apocalisse 11,15-19: “Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: «Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli». Allora i ventiquattro vegliardi seduti sui loro troni al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo: «Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno.
Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra». Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.”

Il suono della tromba del settimo angelo segna un finale, al stesso modo che nel settenario dei sigilli lo segna il settimo sigillo, ed in quello delle coppe con piaghe la settimo coppa (vedere Capitolo 5). Questo avviso indica che il Messia, Cristo, dopo del tempo dell'avvertenza, assume il suo Regno sulla terra, il cui primo atto sarà il giudizio di vivi e di morti.

Non ci troviamo oramai in una scena terrestre, ma è il cielo che prorompe in giubilo con grandi voci, che devono corrispondere agli angeli e le anime dei beati presenti davanti a Dio. Nella profonda adorazione dei ventiquattro vegliardi prostrati davanti al trono di Dio e l'Agnello si proclama che è arrivato il momento in che Gesù Cristo si disporrà a regnare sulla terra con tutto il potere che possiede come vero Dio, oltre ad essere vero uomo.

Sebbene nella terra si ignora tutto questo che è solamente visibile e conosciuto nel cielo, ci sono segni ed avvenimenti cosmici che accompagnano l'inizio del regno del Signore: lampi, tuoni, terremoti ed una tempesta di grandine.

A partire da questo momento, comincia il tempo del giudizio di Dio sugli uomini, quello che si conosce con proprietà come "il Giorno di Yahveh" o "il Giorno dell'ira di Dio", tutto quello che svilupperemo nel seguente capitolo.

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