Contempladores

Il Regno di Dio si instaura con la Seconda Venuta di Gesù Cristo

Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi

Indice generale del libro


Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù
Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio
Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 4: La Materia Del Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini
Capitolo 6: La Parusía Del Signore
Capitolo 7: L'Instaurazione Del Regno Di Dio
Capitolo 8: Il Giudizio Finale Ed Il Regno Di Dio Eterno
Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche
Capitolo 10: I Dogmi Di Fede Cattolica Sulla Seconda Venuta Di Gesucristo
Epìlogo

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Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi


  A) Il senso del Giudizio di Dio
  B) Il Giudizio dei Santi vivi.
     1) Il rapimento degli eletti.
     2) La Nuova Pentecoste.
     3) Altri riferimenti evangelici del "rapimento"
     4) Il vocàbolo "parusia" suggerisce il "rapimento"
  C) La resurrezione dei santi morti.
     1) Il fatto della resurrezione
     2) La prima resurrezione
  D) La trasformazione dei vivi e dei morti
  E) Le Nozze dell'Agnello con la Chiesa
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A) Il senso del Giudizio di Dio.

Finalmente è arrivato il tempo del giudizio di Dio, dopo del tempo che la misericordia del Creatore ha concesso per permettere la conversione di molti che furono capaci di vedere e capire i segni precursori di questo giudizio, d'altra parte annunciato fino dall'Antico Testamento per i profeti.

Il Libro dell'Apocalisse espone l'arrivo di questo Giudizio con le immagini bibliche tradizionali della mietitura e la vendemmia:

Apocalisse 14,14-20: “Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d'uomo; aveva sul capo una corona d'oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l'ora di mietere, perché la messe della terra è matura». Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta. Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch'egli tenendo una falce affilata. Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall'altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». L'angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l'uva nel grande tino dell'ira di Dio. Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.”

In questa scena pare che si veda al Giudice, Gesù Cristo, preparato per il giudizio dei vivi. La descrizione che indica che è "uno come Figlio di uomo" che porta nella testa una corona di oro, si adatta a Cristo.
In ogni modo la mietitura sembra indicare la separazione dei "figli del Regno”, secondo la terminologia di Gesù nella parabola della zizzania ed il grano.

C'è invece un angelo, anche con una falce affilata, che vendemmierà i grappoli di uva, ai quali getterà nel "grande tino dell’ira di Dio", dove l'uva sarà pigiata, ma invece di succo uscirà sangue. Tutto indica che questa figura rappresenta il giudizio degli empi, dei "figli del maligno”.

C'è una descrizione nell'Antico Testamento che presenta una situazione simile al giudizio simbolizzato per l'azione di pigiare l'uva nel tino, sprizzando il sangue dei peccatori:

Isaia 63,1-6: “Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? - «Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere». - Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? - «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira. Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti, poiché il giorno della vendetta era nel mio cuore e l'anno del mio riscatto è giunto. Guardai: nessuno aiutava; osservai stupito: nessuno mi sosteneva. Allora mi prestò soccorso il mio braccio, mi sostenne la mia ira. Calpestai i popoli con sdegno, li stritolai con ira, feci scorrere per terra il loro sangue».”

Vedremo già di seguito in dettaglio l'esecuzione di questo giudizio di Dio, ma ora ci domanderemo sul senso ed obiettivo che ha questo giudizio degli ultimi tempi. Fin dalle profezie dell'Antico Testamento si annuncia un giudizio severo contro il popolo di Dio ribelle, ed anche alle nazioni pagane, che si realizzerà nel cosidetto “Giorno dell'ira di Yahveh":

Amos 5,13-20: “Perciò il prudente in questo tempo tacerà, perché sarà un tempo di sventura. Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e così il Signore, Dio degli eserciti, sia con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe. Perciò così dice il Signore, Dio degli eserciti, il Signore: In tutte le piazze vi sarà lamento, in tutte le strade si dirà: Ah! ah! Si chiamerà l'agricoltore a fare il lutto e a fare il lamento quelli che conoscono la nenia. In tutte le vigne vi sarà lamento, perché io passerò in mezzo a te, dice il Signore. Guai a coloro che attendono il giorno del Signore! Che sarà per voi il giorno del Signore? Sarà tenebre e non luce. Come quando uno fugge davanti al leone e s'imbatte in un orso; entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde. Non sarà forse tenebra e non luce il giorno del Signore, e oscurità senza splendore alcuno?”

Isaia annuncia la distruzione di tutto ciò esistente, e la sopravvivenza di un piccolo resto dell'umanità:

Isaia 24,1-6: “Ecco che il Signore spacca la terra, la squarcia e ne sconvolge la superficie e ne disperde gli abitanti. Avverrà lo stesso al popolo come al sacerdote, allo schiavo come al suo padrone, alla schiava come alla sua padrona, al compratore come al venditore, al creditore come al debitore, a chi riceve come a chi dà in prestito. Sarà tutta spaccata la terra, sarà tutta saccheggiata, perché il Signore ha pronunziato questa parola. È in lutto, languisce la terra; è squallido, languisce il mondo, il cielo con la terra perisce. La terra è stata profanata dai suoi abitanti, perché hanno trasgredito le leggi, hanno disobbedito al decreto, hanno infranto l'alleanza eterna. Per questo la maledizione divora la terra, i suoi abitanti ne scontano la pena; per questo sono bruciati gli abitanti della terra e sono rimasti solo pochi uomini.”

Ma l'obiettivo di Dio con questo giudizio e punizione sarà quello di purificare il mondo corrotto, per dopo restaurare un mondo trasformato, nel quale brilleranno la pace e la giustizia:

Ezeciele 36,33-38: “Così dice il Signore Dio: «Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare le vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite. Quella terra desolata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà ricoltivata e si dirà: La terra, che era desolata, è diventata ora come il giardino dell'Eden, le città rovinate, desolate e sconvolte, ora sono fortificate e abitate. I popoli che saranno rimasti attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e ricoltivato la terra che era un deserto. Io, il Signore, l'ho detto e lo farò». Dice il Signore Dio: «Permetterò ancora che la gente d'Israele mi preghi di intervenire in suo favore. Io moltiplicherò gli uomini come greggi, come greggi consacrati, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennità. Allora le città rovinate saran ripiene di greggi di uomini e sapranno che io sono il Signore».”

Cioè, esiste da parte di Dio una re-creazione, per finire con l'ingiustizia, la violenza, l'empietà e l'iniquità derivate del peccato sfrenato, dando luogo ad un mondo rinnovato.

Non c’è alcun dubbio che il senso principale della Parusía è il giudizio, come lo definisce il Credo Cattolico: "E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti." Sarà in base a questo giudizio che rimarrà definita l'entrata al Regno di Dio, tanto quanto per coloro che si trovino vivendo nel mondo al momento della Parusía, come per i cristiani che già siano morti, o muoiano negli avvenimenti che si scateneranno in questa fine dei tempi.

Tuttavia, troviamo che il Giudizio di Cristo nella sua Seconda Venuta, si svilupperà da due modi differenti. Esisterà quello che denomineremo giudizio propriamente detto o giudizio definitivo, nel senso che definirà irrevocabilmente il destino eterno di coloro che sono giudicati, vale dire, si pronuncierà sulla sua salvazione o la sua dannazione eterna, tanto circa i vivi come riguardo ai morti.

Ma si porterà anche a termine un giudizio differente, che lo chiameremo giudizio momentaneo o transitorio per distinguerlo dell'anteriore, e che consisterà nella decisione del Giudice supremo di permettere a determinato numero di persone vive che sopravvivano agli avvenimenti catastrofici dei tempi della fine, e, conseguentemente, di lasciare che altri muoiano e non rimangano nel mondo che seguirà all'attuale.
Nel seguente punto analizzeremo in dettaglio le diverse possibilità che sorgono in funzione dei gruppi di persone che possiamo prendere in considerazione secondo la classificazione biblica.

B) Il Giudizio dei Santi vivi.

Come vedemmo nel punto anteriore, il motivo principale della Seconda Venuta di Cristo è il giudizio sui vivi ed i morti. Deplorevolmente nella dottrina cattolica è poco e niente quello che si dice sul giudizio delle persone vive che Gesù troverà nella terra nella sua Parusía.
Ed in realtà non è un tema che possa lasciarsi da parte, poiché oggi, agli inizi del terzo millennio dopo Cristo, la popolazione mondiale supera i sei mille milioni di persone.

Anche se la Parusia, come semplice ipotesi a modo di esempio, si produrrebbe in questo secolo XXI, troverebbe un'umanità proiettata dall'attuale fino a circa diecimila milioni di abitanti alla fine di questo periodo, benché le stime varino molto in funzione del controllo di natalità che possa essere applicato e di altri fattori diversi.

Pertanto è sommamente importante esporre questo tema secondo le basi bibliche, perché concernerà un volume di persone enorme (pensiamo che al momento di incarnarsi il Figlio di Dio in Gesù Cristo 30 secoli fa, la popolazione stimata di quel momento era di circa 200 milioni di persone).

L'indicazione più chiara l'abbiamo nell'Apocalisse, che c'enumera i gruppi di vivi che saranno giudicati:

Apocalisse 11,18: “Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra».”

Troviamo in questo passo la seguente enunciazione:

*I servi di Dio, i Profeti.
*I Santi.
*Quelli che temono il nome di Dio, piccoli e grandi.
*Quelli che distruggono la terra.

È molto importante identificare chi compongono ognuno di questi gruppi secondo la terminologia dell'Apocalisse, per capire allora quale sarà il giudizio di ognuno. Ci sono due Salmi che sembrano essere le fonti di questo brano dell'Apocalisse:

Salmi 115,9-13: “Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida. Israele confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore la casa di Aronne: egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore, chiunque lo teme: egli è loro aiuto e loro scudo. Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: benedice la casa d'Israele, benedice la casa di Aronne. Il Signore benedice quelli che lo temono, benedice i piccoli e i grandi.”

Salmi 118,2-4: “Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia.”

Il primo Salmo espone la fiducia nel vero Dio degli ebrei, al contrario dei pagani che si fidano dei suoi idoli inanimati. Si descrivono qui tre gruppi di persone:

*La Casa di Aronne: sono i sacerdoti (Esodo 40,13-15): "«Farai indossare ad Aronne le vesti sacre, lo ungerai, lo consacrerai e così egli eserciterà il mio sacerdozio. Farai avvicinare anche i suoi figli e farai loro indossare le tuniche. Li ungerai, come il loro padre, e così eserciteranno il mio sacerdozio».").). Questi sono coloro che chiameremo "santi" tra i cristiani degli ultimi tempi.
*La Casa dell'Israele: è il popolo dell'Israele, gli ebrei in generale. Sono quelli che in avanti denomineremo in generale "cristiani."
*Quelli che temono al Signore: sono i proseliti, i pagani che accettano il Dio dell'Israele. Così denomineremo alle nazioni non cristiane nei tempi della fine.

Questi gruppi di persone equivalgono a quelli descritti nell'Apocalisse, ed in questo capitolo analizzeremo ora in dettaglio il primo gruppo, "i servi di Dio, i profeti", che denomineremo genericamente "santi":

Vediamo come caratterizza l'Apocalisse a questo gruppo di cristiani:

*Sono quelli che ricevono la rivelazione di Gesù circa quello che succederà presto (Ap. 1,1).
Sono i martiri, quelli che “furono stati immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevono resa" (Ap. 6,9), poiché sono compagni di servizio di altri che saranno uccisi come loro (Ap. 6,11).
*Sono i sigillati nella fronte per essere preservati del danno che si farà sulla terra (Ap. 7,3).
Sono i profeti di Dio (Ap. 10,7 e 11,18).
*Mosè è il vero esempio del servo di Dio. (Ap. 15,3).
*Anche gli angeli sono servi di Dio (Ap. 19,10).

Può considerarsi allora con buon fondamento che i servi di Dio sono santi, che inoltre prestano un servizio a Dio, come lo fece Mosè, come lo fanno i profeti e gli stessi angeli. Diremmo che sono la categoria più alta del Popolo di Dio, poiché risaltano non solo per le sue qualità personali (santità), bensì per servire a Dio di varie maniere, di essere veri strumenti di Dio tra gli uomini.

Si assimilerebbero ai descritti come "Casa di Aronne" nei gruppi del Salmo 115, i sacerdoti che servono a Dio nel Tempio. Allora sosteniamo che troviamo qui alla gerarchia fedele della Chiesa degli ultimi tempi, ed ad altri, religiosi e laici, che compiono anche con un servizio a Dio a beneficio della sua Chiesa con i suoi ministeri.

Questo gruppo è quello che sarà preservato della gran tribolazione in parte, e come vedremo già di seguito, saranno i rapiti all'incontro col Signore per vivere la Seconda Pentecoste e prendere parte delle Nozze dell'Agnello.

In che cosa consisterà il giudizio per loro, i vivi?: Saranno sommessi al Giudizio definitivo, o giudizio propriamente detto, dato che non solamente questi eletti sopravvivranno alle catastrofi e persecuzioni della fine, essendo preservati con il ratto dalla terra, ma riceveranno la confermazione in grazia.
Questo riferimento l'avevamo trovato già nel Capitolo 2, punto C, quando analizziamo il passo di Zaccaria 3,1-10, e vedemmo che al sacerdote Giosuè gli è tolto di dosso il peccato, gli è annunciato che governerà la Casa di Dio ed conserverà un posto nel cielo, tra gli angeli che sono lì presenti.

Allo stesso modo interpretiamo il passaggio di Apocalisse 14,1-5 nello stesso capitolo, sui redenti della terra che sono andati all'incontro col Signore "nell’aria” (raffigurata per la cima del monte Sion). Dice il testo che “sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello", che noi interpretiamo che sono i primi della nuova umanità che seguirà alla Parusía, che arriveranno, alla sua morte, al Regno di Dio celestiale.

Di seguito svilupperemo nei suoi particolari il Giudizio dai santi vivi, con le sue tre tappe: il rapimento degli eletti, la Nuova Pentecoste e le Nozze dell'Agnello, che vivranno insieme ai santi morti e risuscitati.

1) Il rapimento degli eletti.

Alla fine del Capitolo 2 vedemmo il passo di Apocalisse 11,3-13, dove Giovanni descrive la visione della predicazione dei "due testimoni", che rappresentano la figura o tipo degli evangelizzatore degli ultimi tempi.

L'elevazione al cielo di questi due testimoni resuscitati c'affronta direttamente ad uno degli eventi degli ultimi tempi che provoca più discussioni e controversie, e sopra il quale si danno spiegazioni molto dissimili, benché praticamente il tema non si menzioni nella dottrina cattolica: il rapimento degli eletti. .

Sviluppiamo di seguito la nostra visione, dal punto di vista cattolico, di questo avvenimento che non possiamo ovviare perché lo presenta la Scrittura. La rivelazione più chiara rispetto a questo evento la provvede San Paolo:

1 Tessalonicesi 4,15-18: “Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.”

La parola greca tradotta per "rapiti" è "harpadso." San Paolo utilizza lo stesso vocabolo soltanto un altra volta nelle sue Epistole:

2 Corinzi 12,2-4: “Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.”

Questa fu un'esperienza personale di Paolo, tanto intensa, vivida e commovente che l'apostolo non riuscì mai sapere con certezza se era stato portato al cielo in spirito o fisicamente nel suo corpo. Lì ricevè rivelazioni sublimi che sicuramente formarono parte più avanti del suo insegnamento e dottrina. È probabile pertanto che la descrizione che fa nella Lettera ai Tessalonicesi derivi dalla sua propria esperienza.

Ci sono altri pochi luoghi nel Nuovo Testamento dove si trova questa espressione in greco; un esempio è il Libro dei Atti degli Apostoli:

Atti 8,36-40: “Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: «Ecco qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò. Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino. Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.”

Non c'è qui dubbio che Filippo fu rapito nel corpo, dalla strada che scende da Gerusalemme al sud, verso Gaza, dove si trovò con l'etiope eunuco, fino ad Azoto, circa 30 chilometri al nord.

Ma anche nell'Apocalisse troviamo la stessa espressione, nel Capitolo 12, che studieremo in dettaglio perché c'apporta molta luce al tema del rapimento.

Apocalisse 12,1-6: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito (“harpadso”) verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.”

C'è abbastanza unanimità tra i commentatori dell'Apocalisse in riconoscere in questa donna una rappresentazione della comunità teocratica dell'Israele, come l'espone spesso l'Antico Testamento (vedere Osea Cap. 2; Geremia Cap. 3; Ezechiele Cap. 16). Le dodici stelle nel capo della donna possono simbolizzare tanto le dodici tribù dell'Israele come gli dodici apostoli (l'antico ed il nuovo popolo di Dio).

Giacché appare nell'Apocalisse, dove si descrivono gli avvenimenti degli ultimi tempi, consideriamo che questa donna è la rappresentazione della Chiesa di Cristo negli ultimi tempi, vicini alla fine dei tempi, quel resto fedele della gerarchia e credenti che non hanno apostatato della sua fede davanti all'impostura dell'Anticristo. Osserviamo che la donna si trova in due dimensioni distinte: prima nel cielo, e dopo nella terra, dove nasce il figlio. Si descrivono così le due dimensioni della Chiesa, la celestiale e la terrena. Sarà in questa ultima dove si svilupperanno gli avvenimenti che si trovano nel riferito passo.

La donna è incinta, pronta per dare alla luce, con le doglie, ed partorirà un figlio maschio. Questo figlio governarà alle nazioni con un scettro di ferro ed è rapito al cielo, lontano dell'attacco del Diavolo. Chi è questo figlio? La prima risposta che danno la maggioranza degli autori è che si tratta di Cristo; ma se la donna è la Chiesa, della quale Cristo è il Capo, come può darlo a luce? Inoltre ci troviamo nei tempi finali, non in quelli dell'incarnazione del figlio. D'altra parte non si concepisce il parto verginale di María soffrendo dolori.

La risposta, tuttavia, è molto semplice: il figlio maschio simbolizza tutti i santi vivi degli ultimi tempi che saranno rapiti alla presenza di Gesù, come lo espressa il passo di 1 Tesal. 4,17. Questi "santi" sono i "servi di Dio" eletti per essere liberati della gran tribolazione finale che sopravverrà nel tempo del Giudizio di Dio sulla terra, come vedemmo nel Capitolo 2.C. Sono i 144.000 che, come numero simbolico che comprende tutte le "tribù" del Nuovo Israele di Dio, riceverono il sigillo di Dio nelle sue fronti.

Sebbene il "scettro di ferro" caratterizza il Figlio di Dio in quanto al suo potere e dominio sull'universo (Salmo 2,9: “con scettro di ferro li governerai”), il Signore delegherà questa funzione di dirigere alle nazioni nella terra quando arrivi il Regno di Dio (vedere Capitolo 7), come si esprime nella Lettera alla Chiesa di Tiàtira:

Apocalisse 2,26-28: “Al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere, darò autorità sopra le nazioni; le pascolerà con bastone di ferro e le frantumerà come vasi di terracotta, con la stessa autorità che a me fu data dal Padre mio e darò a lui la stella del mattino.”

Pertanto abbiamo nel passo della salita al cielo del figlio della donna la prima affermazione del rapimento nell'Apocalisse. Questo passo continua più avanti:

Apocalisse 12,13-17: “Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.”

In questo testo osserviamo che dopo che il "figlio maschio" collettivo è rapito al cielo (gli eletti) e che "il resto della sua discendenza" (i cristiani fedeli che rimangono nella terra) soffriranno la persecuzione del Drago, la Donna è portata al deserto dove sarà preservata per Dio per tutto il tempo della persecuzione dell'Anticristo.

Ci troviamo qui coi due aspetti che, uniti, conformano la definizione di cosa è la Chiesa: in primo luogo il mistero interno, che è la "comunione in Cristo" tra Dio e gli uomini, e dopo il mistero esterno, l'istituzione di salvazione, o sacramento di quella comunione, formato per la gerarchia e la comunità degli santificati.

La gerarchia è rapita, insieme a parte della comunità, ed entrambe sono preservate, mentre il resto della comunità è mantenuto nel mondo; a sua volta, il mistero interno è preservato nel "deserto", benché, in principio, i sacramenti sono aboliti sotto il regno dell'Anticristo, (vedere Capitolo 2.D.2).

Tutto questo passo ha forti reminescenze dell'esodo del popolo eletto:

*Il Drago (Satana) vuole bloccare la sfuggita della Donna lanciando dietro lei un torrente di acqua, ma la terra l'inghiotta, ricordando il passaggio degli ebrei per il Mare Rosso nella sua sfuggita dall'Egitto, dove l'alveo si asciuga formando un passo che permette loro fuggire dei persecutori egiziani.

*Anche il Libro dell'Esodo riferisce la salvazione degli ebrei nella sua fuga al deserto come un intervento di Dio negli stessi termini in cui porta alla Donna dell'Apocalisse al deserto:

Esodo 19,4: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.”

Il contesto biblico del deserto, nell'Esodo del popolo di Dio per il lungo periodo di 40 anni, ci presenta diversi avvenimenti che ci mostrano una conclusione principale: il deserto fu il luogo che Dio scelse come rifugio per il suo popolo sottomesso alla persecuzione, dove fu specialmente protetto e dove il Signore chiuse la sua Alleanza con lui, al piede del monte Sinaí.

Anche nella storia del profeta Elia (1 Re 19,1-18) vediamo che per salvarsi dalla vendetta del re Acab, spinto per sua moglie pagana Gezabele, fugge al deserto cercando di morire, ma lì è sostentato miracolosamente per Dio, finchè ha un incontro con il Signore nel monte Oreb e riceve la missione che dovrà compiere. Cioè, il deserto nella concezione biblica che si allude in questo passo dell'Apocalisse, è un luogo dove Dio protegge ai suoi contro i pericoli ed i nemici, e che, a sua volta, è un luogo privilegiato di incontro con Dio.

Pertanto risulta chiaro per noi che il rapimento presso Dio del "figlio maschio", e la fuga al deserto della Donna incoronata di stelle rappresentano lo stesso avvenimento visto da due punti di vista o descrizioni differenti. Un po' più avanti vedremo come lì, la Chiesa terrenale santa, portata alla presenza di Dio, vivrà due avvenimenti decisivi: la nuova Pentecoste e le Nozze dell'Agnello.

Oltre all'interpretazione ecclesiologica della donna, è possibile anche un'interpretazione mariológica di questa figura.

María è designata dallo stesso Gesù, mentre si trova nel Calvario, al piede della sua croce, come la Madre di Giovanni, il discepolo amato per il Signore, rappresentando in quel momento a tutti gli uomini chi avranno così assegnata per sempre la maternità spirituale della Vergine.

Si trova già molto frequentemente nell'insegnamento dei Santi Padri della Chiesa e della Tradizione cristiana la figura di María proiettata in quella della Chiesa, e viceversa. Si verifica che la coscienza della Chiesa scoprì rapidamente che María era come lo specchio nel quale si vede riflessa la realtà ecclesiale.
Cioè, María è l'archetipo, il modello conforme al quale Dio ha plasmato alla Chiesa, ed è, contemporaneamente, l'esempio finito di perfezione al quale la Chiesa cerca di approssimarsi in un sforzo costante di imitazione.

Il Concilio Vaticano II, nel Costituzione "Lumen Gentium", sottolinea questo concetto:

53. “Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra » (Sant’Agostino).
Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.”

Pertanto, nell'immagine della donna del Capitolo 12 dell'Apocalisse può riconoscersi anche chiaramente la figura di María negli ultimi tempi. La Vergine è quella che formerà e genererà, col dolore del suo Cuore Immacolato davanti alla situazione di apostasia della sua Chiesa, agli Apostoli e discepoli degli ultimi tempi, a quel resto santo che, in parte sarà preservato della tribolazione finale con il rapimento al cielo, e che in un'altra porzione rimarrà nella terra resistendo con pazienza e perseveranza le aggressioni del Drago.

María sarà quella che si ritirerà al deserto, luogo di protezione di Dio e di incontro con Lui, accompagnando i suoi figli eletti, formando un nuovo Cenacolo dove, con la sua presenza amorosa, arriverà la Seconda Pentecoste.

Seguendo col tema del rapimento degli eletti, un'altra conferma sorge se osserviamo che Giovanni, come Paolo, ha la sua propria esperienza di essere rapito al cielo:

Apocalisse 4,1-2: “Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto.”

Giovanni riconosce che l'esperienza la riceve in stato di estasi, e nella visione osserva una porta aperta nel cielo, ed una voce come di tromba l'ordina: "sali quassù". È la medesima ordine che una forte voce dal cielo dice agli due Testimoni: "salite quassù" (11,12).

Al rispetto abbiamo un'altra conferma. Nella Lettera alla Chiesa di Filadelfia (nel Capitolo 4 vedremo che le lettere alle Sette Chiese stabiliscono la materia del giudizio di Dio alla sua Chiesa, dando il Regno in ricompensa a chi siano i vincitori delle distinte situazioni di peccato) troviamo la stessa esperienza subita da Giovanni:

Apocalisse 3,7-11: “All'angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre. Conosco le tue opere. Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di satana - di quelli che si dicono Giudei, ma mentiscono perché non lo sono -: li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato. Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch'io ti preserverò nell'ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona.”

"Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere" dice Gesù alla Chiesa di Filadelfia, che è precisamente quella che riceve la promessa che sarà preservata nell'ora della tentazione. Giovanni utilizza identica espressione nella sua esperienza personale: "una porta era aperta nel cielo", per quello che possiamo pensare con ragione che si sta riferendo alla stessa esperienza del rapimento. Sorge anche da questo passo un’altra conclusione importante: i rapiti saranno preservati della tentazione, cioè, sono i 144.000 sigillati del Capitolo 7 dell'Apocalisse.

Subito ritorneremo su questo, poiché prima studieremo uno dei passi dell'Apocalisse che ci dà più elementi sul rapimento:

Apocalisse 11,1-6: “Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: «Alzati e misura il santuario di Dio e l'altare e il numero di quelli che vi stanno adorando. Ma l'atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Ma farò in modo che i miei due Testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni». Questi sono i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di far loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiar l'acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.”

In primo luogo analizziamo i versetti 1 e 2: lì Giovanni menziona alla "Città Santa”, essendo che nell'Apocalisse si denomina con questo nome a Gerusalemme (vedere Apocalisse Capitolo 21), che, a sua volta, simbolizza alla Chiesa cristiana. L'azione di misurare ha non solo il senso di preparare una costruzione, ma anche quello di preservare qualcosa.

Nell'immagine della Chiesa ("Città Santa”) troviamo il Santuario e l'altare, che definiscono il luogo, in termini ebrei, dove c’è la presenza di Dio; lì ci sono alcuni adorando a Dio, che sono quelli che formano la Chiesa fedele, i servi e santi, ed essi saranno preservati dalla tribolazione, esemplificata nel seguente versetto per il calpestamento dei gentili.

Questi scelti non soffriranno danno, poiché saranno rapiti dalla terra, e non vivranno l'ultima persecuzione dell'Anticristo durante i 42 mesi simbolici, tre anni e mezzo. Questo tempo simbolico che definisce la persecuzione dei santi proviene dal profeta Daniele (9,26-27), che definisce il tempo di una settimana di anni come azione del "Principe che distruggerà la città."
Questa settimana si divide in due parti di tre anni e mezzo, separate per un avvenimento molto definito: cesserà il sacrificio e sopra il Santuario verrà l'abominio della desolazione. Ritorneremo più avantià sull'applicazione di questo tempo che fa l'Apocalisse.

Quindi segue la descrizione delle caratteristiche dei Due Testimoni, che abbiamo già definito che sono la figura degli evangelizzatori degli ultimi tempi, e che dopo di essere uccisi e aver resuscitato, sono portati al cielo in una nuvola. Vediamo in dettaglio gli elementi che definiscono l'identità e personalità di questi Due Testimoni, tutti presi dall'Antico Testamento, e come ci chiariscono non solamente il "rapimento", ma anche la finalità dello stesso.

Subito notiamo che abbiamo un'allusione chiara ad Elia e Mosè; Elia fece scendere fuoco dal cielo che divorò i suoi nemici:

2 Re 1,7-10: “Domandò loro: «Com'era l'uomo che vi è venuto incontro e vi ha detto simili parole?». Risposero: «Era un uomo peloso; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi». Egli disse: «Quello è Elia il Tisbita!». Allora gli mandò il capo di una cinquantina con i suoi cinquanta uomini. Questi andò da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli disse: «Uomo di Dio, il re ti ordina di scendere!». Elia rispose al capo della cinquantina: «Se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta». Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta.”

Ugualmente Elia profetizzò e non ci fu pioggia per tre anni:

1 Re 17,1;18,1: “Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io». Dopo molto tempo, il Signore disse a Elia, nell'anno terzo: «Su, mostrati ad Acab; io concederò la pioggia alla terra».”

Mosè trasformò l'acqua del fiume Nilo in sangue come segno per il Faraone, nella prima piaga con che ferì gli egiziani, benché dopo seguissero altre nove.

Esodo 7,19: “Il Signore disse a Mosè: «Comanda ad Aronne: Prendi il tuo bastone e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi, canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino sangue, e ci sia sangue in tutto il paese d'Egitto, perfino nei recipienti di legno e di pietra!».”

Di questa maniera i Due Testimoni rimangono descritti coi tratti di Mosè ed Elia. Ma, senza dubbio questo fatto ci vuole mostrare qualcosa di molto importante: tutti i vangeli sinottici ci raccontano la Trasfigurazione del Signore:

Matteo 16,27-17,3: “Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno». Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.”

Vicino a Gesù trasfigurato appaiono Mosè ed Elia. La Trasfigurazione è chiaramente il compimento della promessa di Gesù in quanto a che alcuni dei suoi discepoli vedrebbero il Figlio dell'uomo venire nel suo Regno, quello che si compie sei giorni dopo con la Trasfigurazione, che mostra al Signore nella gloria che avrà quando ritorni nella sua Parusía.

Nella Seconda Epistola di Pietro l'autore dà alla Trasfigurazione, della quale egli fu testimone oculare, precisamente lo stesso significato di una visione della Seconda Venuta del Signore:

2 Pietro 1,16-18: “Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». Questa voce noi l'abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.”

Pietro considera che ha presenziato coi suoi propri occhi nella Trasfigurazione "la potenza e la Venuta del Signore”. Se accettiamo questo, allora rinforziamo l'importante conclusione alla quale eravamo arrivati prima: quelli che saranno rapiti (raffigurati per i due Testimoni, benché non necessariamente moriranno e resusciteranno come in questo caso particolare), ritorneranno insieme a Gesù alla terra nella Parusía, accompagnandolo, come lo fa vedere la scena della Trasfigurazione del Signore, chi precisamente è accompagnato per Mosè ed Elia.

Ma il passo di Apocalisse 11,3-6 che stiamo analizzando ci dà altri elementi che rinforzano le conclusioni alle quali siamo già arrivati. Presenta anche ai due Testimoni come "i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra". È un'allusione al profeta Zaccaria:

Zaccaria 4,1-14: “L'angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d'oro; in cima ha un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra». Allora domandai all'angelo che mi parlava: «Che cosa significano, signor mio, queste cose?». Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, signor mio». Egli mi rispose: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli eserciti! Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura! Egli estrarrà la pietra, quella del vertice, fra le acclamazioni: Quanto è bella!».
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra». Quindi gli domandai: «Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro? E quelle due ciocche d'olivo che stillano oro dentro i due canaletti d'oro?». Mi rispose: «Non comprendi dunque il significato di queste cose?». E io: «No, signor mio». «Questi, soggiunse, sono i due consacrati che assistono il dominatore di tutta la terra».”

I due consacrati sono il principe Zorobabele (che si trova nella genealogia di Gesù come discendente di Davidde, Mateo 1,12-13) ed il Sommo Sacerdote Giosuè. Ambedue, dopo la cattività della Babilonia, furono chi diressero la riedificazione del Tempio:

Esdra 3,1-3: “Giunse il settimo mese e gli Israeliti si erano ormai insediati nelle loro città. Il popolo si radunò come un solo uomo a Gerusalemme. Allora Giosuè figlio di Iozadàk con i fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele figlio di Sealtiel con i suoi fratelli, si misero al lavoro per ricostruire l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè uomo di Dio. Ristabilirono l'altare al suo posto, pur angustiati dal timore delle popolazioni locali, e vi offrirono sopra olocausti al Signore, gli olocausti del mattino e della sera.”

Il profeta Zaccaria prende le figure di questi due "unti" come segni chiaramente escatologici:

Zaccaria 3,1-10: “Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all'angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L'angelo del Signore disse a satana: «Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?». Giosuè infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi davanti all'angelo, il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: «Toglietegli quelle vesti immonde». Poi disse a Giosuè: «Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti da festa». Poi soggiunse: «Mettetegli sul capo un diadema mondo». E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell'angelo del Signore.
Poi l'angelo del Signore dichiarò a Giosuè: «Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui. Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: ecco, io manderò il mio servo Germoglio. Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest'unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione - oracolo del Signore degli eserciti - e rimuoverò in un sol giorno l'iniquità da questo paese. In quel giorno - oracolo del Signore degli eserciti - ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico».”

Analizziamo già parte di questo passo nel Capitolo 2.C. (La Quinta Tromba) per basare l'espulsione di Satana dal cielo. Ma ora posiamo il nostro sguardo in altri elementi. In primo luogo vediamo che Giosue, che è definito come un "tizzone sostratto al fuoco", per le sue vesti inmonde, simbolo di peccato, è stato portato al cielo.

Essendo lì, una volta rimproverato l'accusatore, e cacciato del cielo alla terra (Ap. 12, 7-9), Giosuè è pulito della sua colpa per il perdono divino, quello che simbolizzano le nuove vesti di festa, e gli è annunciato che governerà la Casa del Signore (il popolo di Dio) ed avrà riservato un posto nel cielo, tra gli angeli che sono lì presenti.

Questo è quello che possiamo chiamare la confermazione in grazia di Giosuè, come prototipo dei rapiti all'incontro con Gesù, un dato fondamentale a tenere in conto per più avanti.

Così otteniamo una prima conclusione: questi due testimoni, sotto la figura dei due Unti di Zaccaria, mostrano il potere politico (re), ed il potere religioso (sacerdote) che governerà il Regno terreno di Dio, quando ritornino coloro che furono rapiti al cielo. Dopo segue la rivelazione a Giosuè che egli ed i suoi compagni, che servono da presagio, cioè, che sono figure di quello che verrà, saranno accompagnati per un "servo", il Germe, nome chiaramente messianico (vedere Capitolo 2), che allùde a Cristo.

2) La Nuova Pentecoste.

Seguiamo col passaggio del profeta Zaccaria che stavamo studiando. Di fronte a Giosuè, inoltre si trova una "pietra unica con sette occhi" che in Zacccaria 4,10 si afferma che sono "gli occhi del Signore che percorrono tutta la terra", espressione molto simile a quella di Apocalisse 5,6: "Ritto in mezzo al trano un Agnello, come immolato che aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra."
Vedemmo già nel Capitolo 1.A.2 che rappresentano lo Spirito Santo riversato in tutta la terra a partire da Pentecoste, dopo dell'ascensione al cielo del Signore. Zaccaria profetizza pertanto qui anche una nuova Pentecoste ed una nuova effusione dello Spirito Santo sulla terra.

La Nuova Pentecoste sarà vissuta in primo luogo per i santi rapiti, chi ritorneranno alla terra con Gesù nella Parusía (1 Tesal. 3,13: "nella Venuta di nostro Signore Gesù Cristo con tutti i suoi santi") e dopo lo Spirito Santo produrrà nella Chiesa terrena rinnovata una nuova effusione di grazia e santità.

L'Apocalisse presenta il magnifico quadro di quello che vivono i santi rapiti nel suo incontro "nell'aria" con Gesù, e la sua esperienza della Nuova Pentecoste:

Apocalisse 14,1-5: “Poi guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l'Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.”

Questa scena ci mostra a Gesù nella cima del monte Sion, e con lui i 144.000 sigillati col nome di Dio nella fronte, che furono preservati dalle tribolazioni descritte per la quinta e sesta trombe, e rapiti all'incontro del Signore. Non sono nel cielo, poiché ascoltano un canto che viene dal cielo, ma neanche sono nella terra, bensì in un'elevazione su essa, raffigurata per la cima del monte Sion escatologico. Noi interpretiamo che questo è "l'incontro col Signore nell’aria" che descrive 1 Tessalonicesi 4,17 dei santi rapiti dalla terra. Per questo fine furono preservati delle tribolazioni e finalmente rapiti verso il cielo secondo quello visto anteriormente.

In questo incontro con l'Agnello ascoltano un "canto nuovo" che proviene dal cielo, da davanti il trono di Dio. Tutto indica che questo "canto nuovo" è quello che si intona in Apocalisse 5,9-10 che dichiara che l'Agnello "riscattò" per Dio uomini "di ogni tribù, e lingua e popolo e nazione", e li ha trasformati in "un regno di sacerdoti, e regneranno sopra la terra."

Questi redenti ricevono dunque la confermazione dall’alto, in una rivelazione dello Spirito Santo che si riversa su loro, che qui si presenta plasticamente come un canto che discende dal cielo. Nessuno può ricevere in questo momento questa effusione dello Spirito Santo, eccetto coloro che sono stati rapiti, e per qusto motivo crediamo che questa scena rappresenta la Nuova Pentecoste di cui si parla tanto nella nostra epoca a partire da molti dei messaggi di María (Vedere “I messaggi di Maria al P. Gobbi (Movimento Sacerdotale Mariano) e la seconda Venuta di Gesucristo”).

Questa scena ha una stretta correlazione col passo di Zaccaria 3,1-10 che abbiamo appena analizzato, dove si vedono con chiarezza gli elementi di una effusione dello Spirito Santo.

Vediamo ora come sono caratterizzati questi eletti:

In primo luogo sono descritti come vergini, perché non si inquinarono con la fornicazione con Babilonia come il resto del mondo, simbolo dell'apostasia religiosa, come lo fecero i re, i poderosi, i commercianti, cioè, tutti quelli che lucravano e si approfittavano di lei.

Sono anche "quelli che seguono l'Agnello dovunque va", cioè, con la venuta dell'Anticristo si sono rifiutati di ricevere la sua marca, hanno proclamato il Vangelo come testimoni del Signore, e si sono mantenuti inalterabili nella sua fede cristiana, senza lasciarsi ingannare per il falso Cristo ed il falso Profeta. Per quel motivo sono stati redenti tra gli uomini e sono destinati ad essere le primizie del Agnello nel Regno di Dio terreno che pronto si inaugurerà.

3) Altri riferimenti evangelici del "rapimento".

Abbiamo visto la rivelazione che ci dà l'Apocalisse sul rapimento degli eletti, ma inoltre troviamo molte altre menzioni su questo tema nel Nuovo Testamento, cominciando dai vangeli, che ora esaminiamo:

a) Matteo 24,30-31: “Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.”

Cristo invierà ai suoi angeli a riunire i suoi eletti. Vediamo che questa riunione è su tutta la terra, indicata nell'espressione "i quattro venti” o quattro angoli della terra (ovviamente la terra era considerata piana), ma vanno "verso il cielo", da "un'estremo ("akron" in greco) all'altro." L'espressione in greco ha un senso verticale, di sotto verso l'alto, come lo vediamo nell'unico luogo del Nuovo Testamento in cui si usa la stessa parola greca:

Ebrei 11,21: “Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e si prostrò, appoggiandosi all'estremità (“akron”) del bastone.”

Questa riunione degli eletti può pertanto considerarsi come il rapimento dei santi all'incontro del Signore nell’aria.

b) Matteo 24,37: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.”

Gli eletti (Noè e la sua famiglia) saranno preservati della distruzione, rinchiusi nell’arca che si alza sopra la terra:

Genesi 7,17-19: “Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l'arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.”

L’arca con Noè e la sua famiglia sale più alto dei monti più alti, arrivando fino al cielo. Allo stesso modo saranno alzati gli eletti nella Venuta del Figlio dell'uomo.

c) Luca 17,34-36: “Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l'uno verrà preso e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà presa e l'altra lasciata». Allora i discepoli gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi».”

In questa espressione si traduce come "preso" la parola greca "para-lambano", il cui significato chiaro è "prendere con sé", e tanto Luca come Matteo l'utilizzano esclusivamente nei suoi vangeli con questo senso, in generale applicato a Gesù, chi "prende con sé” determinate persone. Vediamo alcuni esempi:

*Matteo 17,1: “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.”

*Matteo 20,17: “ Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici...”

*Matteo 26,37: “E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.”

*Luca 9,10: “Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida.”

*Luca 18,31: “Poi prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell'uomo si compirà.”

Vediamo allora che è lecito interpretare che questi uomini e donne sono portati alla presenza di Gesù, cioè, sono rapiti all’incontro con Lui. Ma Luca aggrega un elemento molto importante: i discepoli, ascoltando che alcuni saranno presi, domandano: "dove?” E la risposta di Gesù è chiara: "Dove sarà il cadavere, lì anche si raduneranno gli avvoltoi”.

Il Signore utilizza una similitudine che magari fosse un’espressione dell'epoca, ma significa che lì dove Egli si trovi (nell'aria), lì si raduneranno gli avvoltoi (saranno elevati dalla terra al suo incontro).

4) Il vocàbolo "parusia" suggerisce il "rapimento".

È interessante vedere ora come la parola "parusia", nel suo significato originale in greco, espressa la dinamica del rapimento che stiamo studiando.

Prendiamo alcuni passi dell'eccellente libro "La venuta del Signore nella gloria" di Candido Pozo, Capitolo II.1:

"Con la parola Parusía si significa la seconda venuta, ancora futura, del Signore in gloria, diversa della prima venuta in umiltà: la manifestazione della gloria (cfr. Tito 2,13) e la manifestazione della Parusía (cfr. 2 Tess. 2,8) si riferiscono allo stesso avvenimento.
Il senso di "venuta in gloria" corrisponde al significato della parola Parusía nel greco del periodo ellenistico, già a partire dal secolo III prima di Cristo; il termine comincia ad usarsi allora per parlare dell'entrata solenne e festiva di un principe, specialmente per visitare una provincia; un rilievo singolare si attribuisce alla visita che fa un imperatore ad una provincia, che i cronisti aulici si affrettano a descrivere come il fatto che introduce una nuova era.
Questo contesto di visita festiva di un principe fa intelligibile il senso dell'espressione “all'incontro del "Signore" in 1 Tesalonicences 4,17 come formula tecnica per designare la cerimonia, magari la più solenne ed importante durante le visite ufficiali dei re alle città ellenistiche: il popolo usciva fuori dalle muraglie "all'incontro" del sovrano per accompagnarlo in corteo trionfale quando entrava alla città. Di questa maniera, è suggestivo che il modo come San Paolo descrive la Parusía nella più antica delle sue lettere suggerisca, già nella sua stessa terminologia, l'idea di una visita solenne di un re.”

Vediamo per quanto detto sopra che il termine "Parusia" suggerisce che quelli che lo ricevono al Signore usciranno al suo incontro (i santi eletti nel rapimento), e dopo entreranno insieme a Lui (i santi che l'accompagnano nella sua Seconda Venuta).

5) Quando si produce il "rapimento"?:

Rimane da vedere ora un altro aspetto del rapimento degli eletti: Quando si produce? Vedemmo già le differenti forme in cui la Bibbia ci presenta l'incontro di Gesù "nell’aria" coi suoi eletti. Lo stesso Signore, nei suoi discorsi escatologici, raccomanda ai cristiani di fuggire quando succeda un segno preciso:

Marco 13,14-20: “Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ciò non accada d'inverno; perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall'inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà. Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.”

Il segno che comincerà la gran tribolazione sarà dato per l'apparizione dell'abominio della desolazione nel luogo sacro, e questa sarà l'ultima opportunità di allontanarsi dalla Gran Città, Gerusalemme, occupata per l'Anticristo, che soffrirà il giudizio di Dio, poiché sta per finire il tempo di misericordia, simbolizzato per il tempo dei suoni di tromba dei sette angeli.

Pertanto è più che logico pensare che il rapimento degli eletti succede nello stesso tempo in cui il resto dei cristiani che rimarranno nella terra deve fuggire, come lo vedemmo nel Capitolo anteriore.

C) La resurrezione dei santi morti.

1) Il fatto della resurrezione.

Dall'Antico Testamento appaiono allusioni alla resurrezione personale, quella che si produrrà in un determinato momento storico:

Daniele 12,1-2: “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.”

È chiara l'affermazione della resurrezione in questo testo. L'espressione "in quel tempo", di uso comune nei profeti, si riferisce agli ultimi tempi nella storia del popolo dell'Israele, in una prospettiva nella quale non si distinguono, ma si sovrappongono, i tempi messianici e l'idea del tempo finale del mondo.

Nel Libro dei Maccabei troviamo vari passi che si riferiscono anche alla resurrezione:

2 Maccabei 7,14: “Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita».”

Questa resurrezione, più avanti, si situa in un "giorno" della misericordia che probabilmente allude ai tempi messianici:

2 Maccabei 7,29: “Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».”

Nel Nuovo Testamento troviamo la rivelazione chiara sulla resurrezione. Tutti i teologi coincidono che lì si parla della resurrezione di due modi distinti: a volte, della resurrezione universale, altre volte solamente della resurrezione dei giusti.

a) La resurrezione universale:

Giovanni 5,28-29: “Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.”

Atti 24,14-15: “Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che essi chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti, nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti.”

b) La resurrezione dei giusti

Giovanni 6,54: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.”

Luca 14, 13-14: “Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».”

1 Corinzi 15,22-23: “E come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.”

San Paolo presenta sempre la resurrezione in riferimento alla resurrezione di Cristo, concependola come l'inizio di un processo che continuerà nel tempo arrivando a tutti gli uomini. Rimane anche determinato qui che la resurrezione si produrrà in relazione alla Seconda Venuta di Gesù. La stessa conferma la troviamo in altre Lettere:

1 Corinzi 15,52: “In un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati.”

1 Tessalonicesi 4,16: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo;”

2) La prima resurrezione.

Tuttavia il Libro della Bibbia che parla con più chiarezza della resurrezione dei morti ed il giudizio di Dio, specialmente nella sua relazione con la Parusia di Cristo, è l'Apocalisse. Ma, curiosamente, è il meno citato per i teologi, perché offre difficoltà di interpretazione che sono praticamente insuperabili in base alla dottrina cattolica tradizionale, e che sono quelle che pretendiamo di chiarificare in questa opera.

Vediamo un testo chiave:

Apocalisse 20,4-6: “Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.”

Lasciamo per adesso il problema della durata di "mille anni" che studieremo in dettaglio nel Capitolo 7.B.2. Quello che rimane chiaramente stabilito in questo passo è che c'è una prima resurrezione che accompagna alla Parusía, e che comprende alle anime dei santi martiri (decapitati per causa della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù), concetto che si deve fare estensivo a tutti i santi che stiano già in quello momento nel cielo, come anime separate, in presenza di Dio.

Questa prima resurrezione non offre dubbi che è la definitiva e che è di salvazione, poiché si stabilisce che quelli che resuscitano non potranno oramai soffrire la "seconda morte", che nell’Apocalisse significa la dannazione eterna. Si stabilisce anche che ci sarà una seconda resurrezione che otterranno "gli altri morti", dopo che trascorra il suddetto periodo di "mille anni."

Nel momento della Parusia si sarà completato il numero dei compagnidi servizio di questi martiri:

Apocalisse 6,9-11: “Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: «Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?». Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.”

L'importante significato di questo numero che deve completarsi lo sviluppiamo nel Capitolo 6. Cioè, la Chiesa Celestiale, a partire da questo momento, rimane popolata per una moltitudine di santi risuscitati che l'Apocalisse riflette in una magnifica scena:

Apocalisse 7,9-17: “Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello». Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?».
Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi».”

Quella che Giovanni osserva è la Gerusalemme Celestiale che studieremo nel Capitolo 7, definita chiaramente per la sua descrizione del trono di Dio e di chi lo circondano, Vegliardi, Viventi. Si osserva l'universalità di questa Chiesa, dove convivono uomini di "ogni nazione, razze, popoli e lingue." Sono resuscitati perché si trovano "in piedi", e senza dubbio hanno corpi materiali, quelli che sono coperti dalle vesti candide.

Bisogna notare qualcosa di molta importanza: questa prima resurrezione si produce nel momento storico della caduta della Babilonia, poiché Apocalisse 19,6 ci mostra che si trovano già i santi risuscitati nel cielo lodando la caduta della Gran Meretrice.

San Paolo, nel brano di 1 Tessalonicesi 4,16-17 chiarisce che i vivi che saranno rapiti non si anticiperanno ai santi che resuscitino, che lo faranno in primo luogo, mentre come vedemmo nel punto anteriore, il rapimento si produrrà trovandosi già nel potere l'Anticristo.

Questa Chiesa Celestiale, insieme alla Chiesa terrena rapita, si unirà a Gesù Cristo nelle gloriose "Nozze dell'Agnello”.

D) La trasformazione dei vivi e dei morti.

Vedemmo già all'inizio di questo capitolo il testo di 1 Tessalonicesi 4,15-18, dove San Paolo rivela con chiarezza il denominato "rapimento" dei santi eletti. Questo passo ha stretta relazione con un'altra rivelazione di San Paolo:

1 Corinzi 15,51-53: “Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.”

Osserviamo che qui Paolo menziona il "suono dell’ultima tromba" ("esjatos"), quella che suona nel tempo escatologico, come è anche menzionato nella Lettera ai Tessalonicesi:

1 Tessalonicesi 4,16: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo;”

Siamo ubicati nella Parusía, dove quelli che "morirono in Cristo", i santi, resusciteranno. Il testo anteriore rivela un "mistero", qualcosa di nascosto per Dio fino a quel momento, che riferisce che i vivi, che saranno "rapiti tra le nuvole all'incontro col Signore" (1 Tesal. 4,17), saranno trasformati. Dopo di questa trasformazione rimarranno con Gesù, insieme ai risuscitati.

È sommamente importante determinare in che cosa consiste questa "trasformazione" in funzione dell'insegnamento dell'apostolo. Vediamo gli elementi che ci provvede questo stesso capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi: In primo luogo stabilisce un principio generale:

1 Corinzi 15,50: “Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l'incorruttibilità.”

Per entrare al Regno di Dio è necessaria una trasformazione che deve prodursi "nella carne e il sangue" e nella "corruzione." Vediamo più attentamente il significato di queste parole secondo la terminologia biblica:

a) Carne e Sangue:

È un'espressione ebrea che significa "l'uomo naturale", l'uomo senza l'influenza dello Spirito di Dio. La troviamo in altri passi del Nuovo Testamento:

Matteo 16,16-17: “Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.”

A Pietro la rivelazione che Gesù è il Figlio di Dio non le è data per la sua intelligenza umana (la carne ed il sangue), ma è una rivelazione dall’alto, da parte di Dio.

Galati 1,15-17: “Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo (carne e sangue), senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.”

San Paolo riceve una rivelazione interna di Dio che decide la sua vocazione di apostolo dei Gentili, alla quale seguirà senza analizzarla dal punto di vista umano, quello che significa "non chiedere consiglio né alla carne né al sangue."

L'apostolo definisce chiaramente quello che egli interpreta come "carne", oltre essere la materia corporale: è l'atteggiamento dell'uomo "carnale", di quello che non si sottomette all'influenza dello Spirito di Dio:

Romani 8,2-13: “Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero.
Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.”

In questo passo di denso contenuto teologico Paolo presenta la trasformazione interna che produce la vita cristiana, in opposizione alle inclinazioni della "carne." Nel pensiero dell'apostolo, gli uomini si dividono in due categorie: il "uomo razionale" o "psichico", ed il "uomo spirituale" o “pneumatico”:

1 Corinzi 2,14-15:L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.”

Anche nella terminologia paulina si usano le espressioni "uomo vecchio" e "uomo nuovo", come "uomo esterno" e "uomo interno", per significare le stesse realtà spirituali anteriori:

2 Corinzi 4,16: “Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.”

Efesini 4,20-24: “Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.”

Il "uomo vecchio" si sente sommesso all'azione della concupiscenza che lo corrompe, mentre il "uomo nuovo" è creato in santità secondo l'immagine di Dio.

Ritornando al testo di Romani 8 che stiamo analizzando, è di gran importanza quell'espresso nei versetti 6 e 7: le tendenze della carne portano alla morte, mentre quelle dello spirito producono vita e pace. Il significato che dà l'apostolo a "vita" è ovviamente "vita eterna", o "vita in presenza di Dio", o "vita nel cielo”, e come opposto, "morte" significa non la morte corporale, alla quale arrivano tutti, tanto i "carnali" come i "spirituali", bensì l'impossibilità di entrare nella vita in presenza di Dio che è la "morte seconda" d’accordo alla terminologia che usa il Libro dell'Apocalisse.

Questo concetto si chiarifica nei versetti 10 e 11: il corpo materiale ("soma"), formato per la carne, è soggetto alla morte, ma il corpo spirituale o spirito ("pneuma"), avrà vita eterna. Questa vita si ottendrà dopo la morte corporale in virtù dello Spirito Santo che abita nel cristiano, poiché è Egli stesso che resuscitò Gesù col suo potere di tra i morti. La resurrezione di Cristo è anticipo e segno della resurrezione dei cristiani nei quali abita lo Spirito Santo.

Il versetto finale di questo passo condensa l'espressione teologica di Paolo: coloro che vivono secondo l'uomo carnale, l'uomo vecchio, moriranno alla vita eterna insieme a Dio, non avranno parte in essa, quello che costituisce la vera morte, secondo l'apostolo. Invece, se mediante l'azione dello Spirito Santo si fanno morire le opere dell'uomo carnale, quello che costituisce la trasformazione del cristiano, si avrâ già come primizie la vita con a Dio per sempre, la vera vita, e, in questa terminologia, non si "morrà", ma si "vivrà."

b) Corruzione.

Nel pensiero di San Paolo è chiaro quello che questo termine vuole significare:

Efesini 4,22: “Per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici.”

Questo "uomo vecchio" si corrompe lasciandosi influenzare per la concupiscenza e tutti gli errori che sorgono dalla natura umana caduta e sottomessa all'azione del peccato. La parola greca qui utilizzata è "fzeiro" (“corrompe”), che troviamo anche in altri testi di Paolo che c'indicano con precisione il suo concetto:

Romani 1,21-23: “Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.”

L'uomo è corruttibile, si trova soggetto all'influenza del peccato, offuscato per i suoi ragionamenti naturali oscurati per la ferita del peccato originale, al contrario di Dio che è incorruttibile. La qualità di "incorruttibilità", come attributo divino, designa anche quella che caratterizza la vita eterna nella sua presenza:

Romani 2,5-8: “Tu, però, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all'ingiustizia.”

Avendo così studiato il significato di "carne e sangue" e di "corruzione", ritorniamo all'analisi del testo di 1 Corinzi 15 che facciamo in questo punto, per definire il senso della "trasformazione" alla quale si riferisce Paolo. Fino a qui abbiamo stabilito che c'è una "trasformazione" per la grazia di Dio concessa agli uomini per il dono della Redenzione di Gesù Cristo, che si esplicita con diverse antinomie:

Trasformazione per la grazia
Uomo carnale ("psichico") Uomo spirituale ("Pneumático")
Uomo vecchio Uomo Nuovo
Uomo esterno Uomo interno
Natura corruttible Natura incorrutible
Uomo terreno Uomo celestiale

Questa "trasformazione" succede qui nella terra, durante la vita mortale degli uomini, per il potere e l'azione dello Spirito Santo. Permette che l'uomo non raggiunga la "morte", intensa come privazione della vera vita, la "vita eterna" in presenza di Dio, che sì rimane a sua disposizione, ovviamente nella misura che non perda la grazia santificante a causa di peccato mortale. Cioè che in questo senso, l'uomo è "immortale", come esprime il testo che stiamo analizzando alla fine: "quando questo corpo mortale si vesta di immortalità."

Con questa analisi sorge chiaramente quello che esprime Paolo dicendo "non tutti moriremo, ma tutti saremo trasformati", quando si produrrâ la Parusia del Signore; l'apostolo considera in questo caso solamente due gruppi di cristiani: i santi morti ("quelli di Cristo" morti) ed i santi vivi ("noi", tra i quali si mette ipoteticamente lo stesso Pablo, non perché creda che sarâ tra i vivi al momento della Seconda Venuta, bensì perché egli si situa nel gruppo dei santi).

Tutti essi vivono la trasformazione di "uomini terreni" in "uomini celestiali": i santi morti resuscitano, già liberati completamente degli atteggiamenti del "corpo psichico", rimanendo solamente il "corpo spirituale", che è il corpo materiale e glorioso dei risuscitati, senza macchia alcuna di peccato ed eternamente impeccabili (ovviamente qui Paolo prescinde dall'escatologia intermedia, dello stato dell'anima separata dei santi che vanno al cielo). I santi vivi saranno completamente trasformati in "uomini spirituali", chi rimarranno già preservati della "morte seconda" per la "confermazione in grazia" (vedere Capitolo 7.C.2).

Questa dottrina di Paolo si assembla perfettamente in tutto lo sviluppo che abbiamo fatto in questo capitolo, in quanto alle seguenti affermazioni:

*I santi morti ricevano la prima resurrezione, quella che si produrrâ nella Parusía.

*I santi vivi sono rapiti all'incontro con Gesù e trasformati per la Seconda Pentecoste.

Rimane ancora in tutto questo sviluppo un aspetto che merita essere approfondito un po', ed è quello che si riferisce a come si arriva nella pratica, sperimentando la vita cristiana, alla trasformazione del "uomo vecchio" in "uomo nuovo."

Questa trasformazione è quella che la Teologia Ascetica e Mistica definisce che si ottiene raggiungendo la perfezione cristiana, o, in definitiva, raggiungendo la santità piena. Si produce per la continua salita attraverso i distinti gradi di preghiera, ed è più palpabile quando si penetra nell'esperienza della "contemplazione infusa", dove a poco a poco il funzionamento dell'intelligenza dell'uomo al "modo umano", cioè, seguendo i passi del ragionamento discorsivo, comincia ad essere rimpiazzata per un altro meccanismo che implica che l'intelletto è guidato secondo il "modo divino", attraverso intuizioni che vengono dall’alto, dallo Spirito Santo, che sono captate per l'azione dei doni dello Spirito Santo chiamati "intellettuali" (intelletto, scienza, consiglio e sapienza).

Questi impulsi o mozioni della grazia sono quelle che informano l'intelligenza del santo e spingono alla sua volontà affinché agisca in conseguenza, essendo anche essa fortificata per l'azione di altri doni (sapienza, fortezza, pietà e timore di Dio). Si eliminano così gli errori dell'intelletto influenzato per la deficienza della sua azione naturale colpita per la malattia del peccato originale (tutto questo processo può trovarsi nel nostro libro “La Vita Cristiana Piena - Seconda Parte Capitolo 4 ”).

Come sviluppiamo nella Parte Seconda, Capitolo 4 di questo libro, seguendo il gran autore spirituale P. Garrigou-Lagrange, nella sua opera "Le tre vie e le tre conversioni", la trasformazione interna totale del cristiano, quando arriva al massimo grado di unione con Dio possibile qui nella terra, che è la chiamata "unione transformante" o "matrimonio spirituale", è quello che vissero gli apostoli e discepoli nell'avvenimento di Pentecoste.

La forte esperienza dello Spirito Santo che ebbero quelli cristiani riuniti insieme a María nel Cenacolo di Gerusalemme, li purificò e trasformò profondamente, confermandoli nella fede e portandoli a quella profonda unione con Dio, che dopo sperimenteranno moltissimi altri grandi santi nella storia della Chiesa.

Questa è la trasformazione alla quale si riferisce San Paolo e che vivranno i santi rapiti dalla terra nella Parusia, ed il motivo per il quale si afferma che sperimenteranno una "nuova Pentecoste", come l'abbiamo spiegato prima in questo capitolo.

E) Le Nozze dell'Agnello con la Chiesa.

Una volta che i santi vivi sono rapiti verso il cielo, e resuscitati i santi morti, ci troveremo con un avvenimento sorprendente e magnifico che scappa ad ogni possibilità di conoscenza per la mente dall'uomo, benché sia stato rivelato per Dio per suscitare la speranza di tutti i santi: le Nozze di Gesù Cristo con sua Sposa la Chiesa.

Il tema delle nozze di Gesù con la sua Chiesa lo troviamo già abbozzato nei Vangeli:

Luca 14,12-14: “Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».”

Qui rimane chiaro che i giusti vivranno la resurrezione, che sarà la prima. Matteo espone ugualmente il tema delle Nozze:

Matteo 22, 1-14: “Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».”

In questo passo si confronta quello che succederà nel Regno dei Cieli con l'assistenza ad un banchetto nuziale, dove molti sono chiamati ma pochi scelti. E non è che questa elezione del Signore sia arbitraria né capricciosa, ma sono pochi quelli che accettano camminare per il sentiero stretto e difficile che porta alla santità, di modo di trovarsi in condizioni di assistere a questa festa di Nozze celestiale. (Vedere più circa questa Parabola in La rivelazione di Gesù sul Regno di Dio per mezzo delle Parabole).

Troviamo anche un altro passo evangelico che lascia intravedere che Gesù è il vero Sposo della Chiesa:

Matteo 9,15: “E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.”

San Paolo sviluppa anche la metafora dalla Chiesa Moglie di Cristo:

Efesini 5,25-32: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.”

Cristo è il Sposo della Chiesa perché la ama come un marito a sua moglie, e la cura ed alimenta amorevolmente. È molto interessante quello che si afferma in questo testo in quanto a che Cristo stesso purificò alla Chiesa, facendole santa ed immacolata, per allora sposarla. È quello che l'Apocalisse ci rivelerà che succederà alla fine dei tempi.

Vediamo il passo chiave sul tema delle nozze dell'Agnello con la Chiesa che ci provvede l'Apocalisse:

Apocalisse 19,1-9: “Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; perché veri e giusti sono i suoi giudizi, egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!». E per la seconda volta dissero: «Alleluia! Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!». Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo: «Amen, alleluia». Partì dal trono una voce che diceva: «Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi!».
Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente». La veste di lino sono le opere giuste dei santi. Allora l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!». Poi aggiunse: «Queste sono parole veraci di Dio».”

Troviamo nel cielo il rumore di una moltitudine immensa che è niente meno che quella che si descrive in 7,9, e che, come vedemmo anteriormente, è la moltitudine dei santi resuscitati per Gesù Cristo nell'imminenza della sua seconda Venuta. Questa folla immensa loda il giudizio e la distruzione della Gran Babilonia, la Meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione (incitazione all'idolatria), e si rallegra perché è arrivato il tempo delle Nozze dell'Agnello.

Sua Sposa è la Chiesa, costituita per la Chiesa Celestiale e la Chiesa Terrena. Nella scena vista anteriormente troviamo la Chiesa Celestiale, formata per i santii risuscitati, col simbolo della purezza della sua veste di puro lino splendente.

Vedemmo già che questa Chiesa Celestiale comprende, oltre alla presenza di Dio, dell'Agnello, dei Vegliardi, dei Viventi e degli angeli, e, ovviamente, della Vergine María, a coloro che sperimentano la prima risurrezione (Ap. 7,9-17), ed è la descritta in Apoc. 21,1-8 e 22,1-5, destinata ad essere alla fine del mondo (non confondere con la fine dei tempi o fine dell'attuale età), l'unica ed eterna Chiesa, quando la Chiesa Terrena non esista più.

Vogliamo lasciare già chiaro a partire da questo punto un concetto fondamentale: la figura di Gerusalemme (o piuttosto della nuova Gerusalemme) che descrive l'Apocalisse rappresenta sempre alla Chiesa nella sua ultima perfezione.

Vediamo un paragone tra il passo di Apoc. 7,9-17 coi santi risuscitati nella prima resurrezione, e quello di Apoc. 21,1-8 e 22,1-5:

7,15: quello che è seduto nel trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
21,3: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro".»

7,16: Non avranno oramai fame né sete.
21,6: A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita.

7,17a: Perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarâ il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
22,1: Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello.

7,17b: E Dio tergerâ ogni lacrima dei suoi occhi.
21,4: E (Dio) tergerà ogni lacrima dai loro occhi.

Non rimane nessun dubbio, con questi paragoni, che i santi risuscitati abitano alla "Nuova Gerusalemme Celestiale" descritta in 21,1-8 e 22,1-5. Ma anche Gesù Cristo prenderà per Moglie alla Chiesa terrena, simbolizzata nell'Apocalisse per la Gerusalemme della visione in 21, 9-27. Per chi è composta questa Nuova Chiesa Terrena?: Per i santi vivi che, essendo stato scelti e preservati, furono rapiti all'incontro del Signore nell’aria.

Purificati per la Seconda Pentecoste, e ricevendo la confermazione in grazia, sperimentano insieme alla Chiesa Celestiale, in una maniera misteriosa che non è spiegata nella Scrittura, le Nozze col Signore, e ritorneranno accompagnando il Sposo nella sua Parusia, come dettaglieremo nel Capitolo 6.

Questo incontro della Chiesa nei suoi due stati lo presenta San Paolo:

1 Tessalonicesi 4,16-17: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore.”

L'incontro col Signore si produrrâ con la Chiesa in due dei suoi stati, il celestiale ("morti in Cristo" e risuscitati), ed il terreno ("noi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro"). La cosa importante è che questa unione matrimoniale tra Cristo e la sua Chiesa consolida definitivamente un'unione nell'amore che, sebbene era già perfetta nel cielo, rimanendo ancora i santi come anime separate, era ancora molto imperfetta nella terra.

Ora comincerà per la Chiesa terrena una nuova era di splendore e santità, come l'esamineremo più avanti nel Capitolo 7.

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