Contempladores

Il Regno di Dio si instaura con la Seconda Venuta di Gesù Cristo

Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini

Indice general del libro


Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù
Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio
Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 4: La Materia Del Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini
Capitolo 6: La Parusía Del Signore
Capitolo 7: L'Instaurazione Del Regno Di Dio
Capitolo 8: Il Giudizio Finale Ed Il Regno Di Dio Eterno
Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche
Capitolo 10: I Dogmi Di Fede Cattolica Sulla Seconda Venuta Di Gesucristo
Epìlogo

Renovar La Renovacion Carismatica Católica Descarga aquí el Libro Completo en pdf para imprimir

Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini


  A) Il giudizio della Gran Babilonia
  B) La situazione nella terra dopo il periodo dell'avvertenza.
  C) Le Sette Coppe
Renovar La Renovacion Carismatica Católica Descarga aquí el Capítulo 5 en pdf para imprimir

Nel capitolo anteriore si stesero davanti al nostro attonito sguardo i meravigliosi avvenimenti che, fuori dalla terra, si produrranno come conseguenza del Giudizio del Signore nel suo "Giorno", quando giudichi i santi, tanto ai vivi come ai morti.

Ora, invece, i nostri occhi si dirigeranno, guidati per le visioni di Giovanni, alla terra, agli eventi che si manifesteranno dopo di avere finito il tempo della misericordia di Dio, che a modo di avvertenza, chiamò agli uomini alla conversione prima che fosse troppo tardi.

Per ciò usò ad uomini che predicavano, gli apostoli degli ultimi tempi, ed agli avvenimenti del mondo che, nelle sue circostanze, furono segni dei tempi che dovrebbero arrivare.

Già l'angelo ha suonato la settima tromba, il cui suono libera la lode nel cielo, proclamandosi lì che il Signore Dio ed il suo Cristo hanno cominciato a regnare sulla terra. Questo regno comincia con un primo atto, che è il giudizio sui vivi e morti che popolano la terra, e non si trovano fra i rapiti al cielo, come si studiò nel Capitolo 3.

A) Il giudizio della Gran Babilonia.

Il principio del giudizio dei vivi, e l'esecuzione della sentenza, lo realizza il Signore contro la "Gran Meretrice Babilonia", secondo l'indica l'Apocalisse:

Apocalisse 19,1-2: “Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; perché veri e giusti sono i suoi giudizi, egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!».”

I re che erano gli antichi alleati di questa città egemonica, si lasciano sedurre per l'Anticristo e scatenano una guerra nucleare devastatrice che finisce con la Gran Babilonia, come vedemmo nel Capitolo 2.D, con terribili conseguenze per l'umanità: perisce un terzo della sua popolazione, devastazione sicuramente concentrata in determinate zone di conflitto.

Ci troviamo già qui con un concetto importante rispetto ad un tema che, dall'Antico Testamento, si è sviluppato per i profeti, in quanto alla visione con caratteri antropomorfi di Dio che monta in ira, che vuole vendicarsi, che cerca la morte e la distruzione degli empi e degli apostati.

Dio non è un Dio di violenza né di morte né di distruzione, Egli stesso non provoca niente di questo, ma la violenza e l'azione distruttrice vengono dagli esseri umani, come conseguenza del suo peccato e di cadere nella tentazione di Satana. Da questo male scatenato per la miseria umana, Dio sa tirare fuori cose buone, sa canalizzarlo guardando oltre le brevi e storte intenzioni degli uomini.

Pertanto, troveremo sempre nella Bibbia che sono determinati uomini, tribù, paesi o nazioni quelli che sono utilizzati come strumenti di Dio, derivando le sue ansie di potere e conquista al compimento dei suoi fini eterni.

L'Antico Testamento e pieno di esempi di quello che stiamo dicendo, tra i quali possiamo enunciare alcuni dei più conosciuti: il Faraone egiziano col cuore indurito per Dio, gli Assiri che devastano Samaria, i caldei che distruggono a Gerusalemme e deportano agli ebrei, e Ciro il Grande che libererà gli esiliati in Babilonia ed è tipo del Messia.

Così l'Apocalisse ci descrive come negli ultimi tempi sorgerà l'egemonia mondiale di un gran potere materialista, idolatra ed anticristiano, personificato nella Gran Babilonia, e Dio susciterà come i suoi strumenti per portare a termine il suo giudizio contro questa Gran Meretrice niente meno che allo stesso Anticristo, guidato nelle sue motivazioni ed azioni per il Diavolo, ed assecondato per re corrotti che, dopo avere fornicato con la prostituzione della Babilonia, la tradiscono e la distruggono.

Questo giudizio della Meretrice si produrrâ alla fine di quello che abbiamo denominato il tempo dell'avvertenza (le sette trombe), ed apre l'azione del giudizio di Dio sul mondo.

B) La situazione nella terra dopo il periodo dell'avvertenza.

Per vedere come segue il giudizio di Dio c'ubichiamo nella situazione che si sta vivendo nella terra. Ci troviamo nei momenti in cui l'Anticristo, dopo la distruzione della Babilonia, ha preso il potere, come lo vedemmo alla fine del Capitolo 2.

La sua egemonia, con l'appoggio del Falso Profeta, arriverà al punto massimo quando la sua immagine parlante abbia rimpiazzato al Santissimo Sacramento nei tabernacoli di tutte le chiese cattoliche del mondo, essendo stata abolita la messa e la consacrazione del pane ed il vino.

La gerarchia fedele della Chiesa, quel piccolo resto che non sarà caduto nell'apostasia, fu rapita al cielo insieme a laici eletti come loro per vivere la Seconda Pentecoste e le Nozze dell'Agnello. Per la prima volta da quando il Verbo si incarnò in Gesù Cristo e visse sulla terra, rimanendo in essa dopo la sua resurrezione ed ascensione gloriosa al cielo nell'Eucaristia, il mondo si trova completamente privato della presenza reale di Gesù.

Questo è qualcosa di tanto spaventoso che è impossibile per la mente umana comprendere la sua vera portata. Il male si è scatenato con assoluta libertà e finalmente Satana ha ottenuto il dominio totale dell'umanità, regnando in un mondo senza la presenza di Dio.

Tuttavia, in questa densa e lugubre oscurità spirituale che ha coperto la terra, rimangono ancora piccole luci che, benché non visibili per la maggioranza, continuano ad ardere come piccole candele che mantengono la speranza.

Queste fiammelle li costituiscono "il resto della discendenza della donna, quelli che osservano i comandamenti di Dio e mantengono la testimonianza di Gesù" (12,17), che saranno capaci di resistere la marca della Bestia e si rifiuteranno di adorare la sua immagine. Corrispondono al secondo gruppo di vivi che saranno giudicati, come vedemmo nel Capitolo 3.B, denominati nel brano di Apocalisse 11,18 semplicemente come "i santi."

Sembra che con questa denominazione semplicemente di santi (santi sono anche i servi di Dio, i profeti) l'Apocalisse si riferisce a quelli che non hanno specificamente un servizio nella Chiesa di Dio. Corrispondono al secondo gruppo del Salmo 115, "la Casa dell'Israele", cioè, tutto il popolo di Dio, i cristiani fedeli alla sua fede in quelli tempi ultimi.

Sorge molto chiaramente dall'Apocalisse che anche questi santi si denominano quelli che conservano "i comandamenti", "la testimonianza di Gesù" e "la fede di Gesù":

Apocalisse 19,10: “Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: «Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare». La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.”

Apocalisse 14,12-13: “Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù. Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».”

Apocalisse 12,17: “Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.”

Da questi tre passi otteniamo una conclusione molto importante: coloro denominati "santi" (che sono quelli che osservano i comandamenti di Dio e la testimonianza di Gesù), saranno i cristiani fedeli che rimarranno nella terra soffrendo fino alla fine, nei tempi della Parusia, le tribolazioni sotto l'impero dell'Anticristo sul mondo.

Vediamo che sono "il resto della discendenza della donna", che come puntualizziamo prima simbolizza alla Chiesa, quelli che non furono rapiti all'incontro con Gesù, e che devono sopportare con pazienza la persecuzione dell'Anticristo, e dei quali sorgeranno molti martiri:

Apocalisse 13,9: “Chi ha orecchi, ascolti: Colui che deve andare in prigionia,andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada di spada sia ucciso.In questo sta la costanza e la fede dei santi.”

Questo brano è preso da Geremia 15,2 e 43,11, ed il suo messaggio è che non bisogna sempre ribellarsi contro le persecuzioni, bensì accettare che a volte fanno parte dei piani di Dio e serviranno per gloria a chi le soffrono.

In questo secondo gruppo di vivi, dei "santi", che staranno nella terra al momento della Parusia, troviamo l'altra porzione della Chiesa, dei quali molti sopravvivranno agli avvenimenti della fine e saranno parte di coloro che popoleranno il Regno di Cristo terreno. Altri moriranno, e molti di essi ingrosseranno il numero dei martiri nel cielo, ma saranno chiamati a resuscitare nella prima resurrezione ed a vivere nella Gerusalemme celestiale.

Seguiranno uniti nella preghiera, rinchiusi nei suoi rifugi, moderne catacombe dei tempi della fine, pregando con rinnovata speranza: "Venga il tuo Regno!", e chiedendo con fede viva: "Maranatha", "Vieni, Signore Gesù!", con la certezza che l'ora della sua liberazione è già vicina.

Non potranno condividere l'eucaristia né ricevere altri sacramenti, perché non ci saranno oramai sacerdoti fedeli che li amministrino, bensì rimarranno solo quelli che integrano la falsa Chiesa al servizio dell'anche falso Papa, che rispetteranno il nuovo culto al "Cristo" presente nella terra, quello che questi fedeli cristiani sanno che è un impostore al servizio incondizionato del suo padrone, Satana.

Questi santi che rimangono nella terra soffrono guerra e persecuzione:

Apocalisse 13,7.10: “Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. Colui che deve andare in prigionia, andrà in rigionia; colui che deve essere ucciso di spada di spada sia ucciso. In questo sta la costanza e la fede dei santi.”

Giovanni riprende qui il messaggio di Cristo alle sette Chiese, come esortazione a quel popolo fedele, ricordandogli che la sua vocazione sta nella fedeltà e la pazienza, anche se fosse necessario arrivare alla cattività o la stessa morte.

Il giudizio di questi vivi corrisponde a quello che abbiamo chiamato "giudizio momentaneo" o "giudizio transitorio", che deciderà che sopravvivano o non agli avvenimenti catastrofici dei tempi della fine, prendendo parte al Regno di Cristo terreno i superstiti.

È molto difficile sapere con una certa certezza in che cosa si baseranno le decisioni del Giudice supremo, ma senza dubbio si prenderà in considerazione la vita cristiana di ognuno, il maggiore o minore grado di sviluppo della vita spirituale, e, specialmente, i disegni e la chiamata di Dio per ognuno di essi, nella vita che permetterà loro di sviluppare nel Regno che si instaurerà.

Secondo il testo di Apocalisse 11,18 c'è un terzo gruppo di vivi che affrontano il Giudizio di Dio, denominati "quelli che temono il nome di Dio, piccoli e grandi". In questo gruppo troviamo al resto degli abitanti della terra che sopravvivranno al tempo della fine, quelli che formano le "nazioni", che saranno giudicati per la sua apertura del cuore a Dio, che potrà essere esplicita o implicita, e che si manifesterà essenzialmente per il compimento di buone opere, come lo espressa la seguente parabola di Matteo:

Matteo 25,31-46: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».”

L'evangelista Matteo situa questa parabola a continuazione delle tre che vedemmo già, quella del maggiordomo fedele, quella delle vergini e quella dei talenti; in esse chiariva che "il Regno dei cieli sarà come" quando il Figlio dell'uomo venga.

In questa Parabola si stabilisce la figura di Cristo come Giudice supremo, seduto sul suo trono giudicando, in questo caso, alle nazioni pagane. Quello che si rivela qui, in principio, è che il Regno di Dio non sarà oramai esclusività del Popolo di Dio, ma diventerà anche estensivo ai popoli pagani, e che la separazione sarà tra buoni e cattivi, che sarà lo stesso criterio che si applicherà a tutti, pagani e cristiani.

L'origine di questa parabola l'abbiamo nel profeta Ezechiele (34,17-31), per quello che Cristo, applicandola a sé stesso, si attribuisce la funzione del Pastore che giudica e separa, e che si trasformerà nell'unico Pastore, discendente di Davide. Conferma così le parole che raccoglie il vangelo di San Giovanni:

Giovanni 10,16: “E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.”

Ma la cosa più importante è che Gesù definisce che la salvazione si trova anche a portata di coloro che non lo conoscono, di quelli che, senza colpa, ignorano il vangelo, ed il parametro sarà la carità, espressa in opere di misericordia. È quello che ci riafferma nei nostri tempi il Concilio Vaticano II:

Lumen Gentium N° 16: “Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta.”

In maniera misteriosa, la grazia di Dio opera in questi pagani, mediante quello che si conosce come il "battesimo di desiderio implicito", e la carità produce i suoi frutti, che sono le opere di misericordia che enuncia la parabola.

Crediamo che questa parabola si riferisce al giudizio dei pagani o gentili, quelli che formano "le nazioni", cioè, quelli che non sono cristiani ed ignorano il Vangelo, e, in principio, illustra il giudizio dei morti pagani in generali, ed in particolare di quelli che periscano nella gran tribolazione dei tempi finali.

È chiaro che questo giudizio comincia con la Parusia o Venuta in gloria di Gesù Cristo, per quello che, benché qui si stia enunciando il giudizio definitivo dopo la morte, poiché si parla di vita eterna e di supplizio eterno, niente è contrario al fatto di accettare che anche questa disposizione alle buone opere sarà la misura che il Giudice utilizzerà per definire il suo giudizio momentaneo o transitorio, come abbiamo denominato al fatto di permettere che certi pagani, in questo caso vivi al momento della Venuta, sopravvivano ai tempi della fine, e prendano parte del Regno di Cristo Terreno.

Gli altri uomini che formano il gruppo denominato nell'Apocalisse "quelli che distruggono la terra", moriranno durante gli avvenimenti della fine dei tempi, poiché non saranno destinati a fare parte del Regno di Cristo nella terra, e nel Giudizio Finale avranno la resurrezione per la dannazione eterna. Quello che deve rimanere molto chiaro è che il fatto di non participare nel Regno terreno non implica in nessun modo la dannazione eterna, ma la stessa sarà definita nel Giudizio Finale, come lo vedremo più avanti.

Riassumiamo ora in un quadro il tema del giudizio dei vivi ed i morti per Cristo quando ritorni nella sua Parusia:

Destinatari Tipo di Giudizio Destino Retribuzione
a) Vivi:      
*Servi e Profeti Definitivo Vivranno Elezione-Rapimento-Ritorno con Cristo - Confermazione in grazia
    Moriranno Partecipare nella 1ª Resurrezione nel Regno Celestiale
*Santi Transitorio Viviranno Partecipare al governo del Regno di Cristo terreno
    Morirán Participar en primera resurrección en Reino Celestial o resurrección en Juicio Final (Salvación eterna)
*Quelli che temono il nome di Dio (pagani) Transitorio Viviranno Partecipare al Regno di Cristo terreno
    Moriranno Resurrezione in Giudizio Finale (Salvazione)
*Quelli che distruggono la terra Transitorio Moriranno Resurrezione in Giudizio Finale (Dannazione)
b) Morti:      
*Anime di Santi nel Cielo Definitivo   Partecipare nella 1ª Resurrezione nel Regno Celestiale

Cioè, riassumendo, l'umanità sarà giudicata da Cristo nella sua Parusia, dove ci saranno tre gruppi di persone che sopravvivranno per prendere parte del Regno di Cristo terreno, alcuni con la confermazione in grazia, cioè, con la salvazione assicurata, mentre ancora gli altri dovranno ottenerla nel corso rimanente della sua vita.

Altri non sopravvivranno, includendo tra essi servi di Dio, santi e pagani di buona volontà, come quelli che "distruggono la terra", tutti quelli che saranno giudicati nel giudizio di morti, per la resurrezione di salvazione o dannazione, che succederâ, per i santi, nel momento previo della Parusia, come vedemmo nel Capitolo 3, e per il resto dei morti, nel Giudizio Finale, che spiegheremo nel Capitolo 8.

Vedremo di seguito come si svilupperà questo Giudizio di Dio sugli abitanti dalla terra.

C) Le sette Coppe.

L'Apocalisse descrive questi eventi come continuazione della settima tromba, dopo di annunciare il tempo del Giudizio di Dio:

Apocalisse 11,19: “Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.”

C'è una manifestazione chiara della potenza di Dio che assume il suo regno sulla terra. Con figure dell'Antico Testamento si visualizza la presenza di Dio nel Santuario, o "Santo dei Santi”, dove si trovava l’Arca dell'Alleanza. Questa descrizione ci collega in forma inequivocabile con un altro passo:

Apocalisse 15,1;5-8: “Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l'ira di Dio. Dopo ciò vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza; dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d'oro. Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d'oro colme dell'ira di Dio che vive nei secoli dei secoli. Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.”

Il cielo è aperto, esattamente della stessa forma che nel testo anteriore, mostrando la sua connessione, e si descrive anche "la Tenda della Testimonianza", un'altra maniera di evidenziare la presenza di Dio in termini del Tempio di Gerusalemme, poiché in questo posto si trovava l’Arca della Alleanza. (cf. Numeri 9,15).

Si chiarisce che i sette angeli sono portatori degli "ultimi flagelli", quelli che consumeranno il Giudizio di Dio, "il furore di Dio", secondo il termine antropomorfo usato. Questi portatori di flagelli ricevono da uno dei quattro Viventi, quelli che stanno sempre di fronte al trono di Dio, sette coppe di oro “colme dell'ira di Dio" (l'immagine della coppa come simbolo dell'ira divina è molto usuale nell'Antico Testamento; cf. Geremia 25,11; Isaia 51,17), che rappresentano il segno che quelle piaghe degli angeli cominceranno ad avere effetto.

Questa scena mostra un decreto irrevocabile di Dio, il compimento del suo giudizio sugli abitanti della terra, che non può essere oramai ritardato né cambiato, quello che è simbolizzato per l'impossibilità di entrare nel Santuario fino a che finisca il compimento dei sette flagelli.

Nel punto "A" menzioniamo il concetto che Dio mai opera in forma diretta né la distruzione né la morte, siccome queste calamità sono conseguenza del peccato dell'umanità, docile all'istigazione della tentazione diabolica. Con i sette flagelli contenuti nelle coppe d’oro che portano gli angeli, “colme dell'ira di Dio" (15,7), succede esattamente la stessa cosa.

Nonostante che se prendiamo la descrizione in forma leggera sembra che è Dio, attraverso i suoi strumenti angelici, chi si accanisce con gli abitanti della terra inviandoloro una dietro l’altra terribili calamità, approfondendo più il senso di questo passo scopriamo qualcosa di molto diversa, in consonanza con quello detto prima sul azione di Dio.

Ricordiamo che il mondo aveva sofferto una terribile guerra nucleare, descritta nella sesta tromba, che produrrà la rovina dell'impero della Gran Babilonia in mani dell'Anticristo ed i suoi seguaci, i re che avevano appoggiato nel suo momento alla gran metropoli pagana.

La nostra interpretazione è che le prime cinque piaghe, che come le trombe non sono fatti successivi nel tempo, ma sono concorrenti, corrispondono alle terribili sequele della devastatrice contesa nucleare che menzioniamo prima.

È davvero impressionante la coincidenza che otteniamo applicando le conoscenze che possediamo oggi sugli effetti di una guerra nucleare globale, o almeno in gran scala, alle descrizioni dei cinque primi flagelli dell'Apocalisse, fatte col linguaggio ed i concetti di due mila anni fa. Esaminiamo ognuno di questi effetti:

a) La prima Coppa:

Apocalisse 16,1-2: “Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: «Andate e versate sulla terra le sette coppe dell'ira di Dio». Partì il primo e versò la sua coppa sopra la terra; e scoppiò una piaga dolorosa e maligna sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua.”

Questo flagello si sparge ed il suo effetto è produrre "una piaga dolorosa e maligna”. Un'esplosione nucleare genera scottature di diverso grado che aprono la pelle e la carne, ma appaiono in coincidenza con l'esplosione. La caduta della pioggia radioattiva posteriore ad un'esplosione, che può arrivare a grandi distanze e tempo dopo la stessa, produce inquinamento radioattivo, coi sintomi propri d’esso: nausee, vomiti, convulsioni, emorragie sottocutanee ed interne, e soprattutto effetti cancerogeni dopo di un tempo, specialmente nella tiroide, come il ribasso delle difese e la maggiore propensione alle infezioni. Pertanto queste "ulcere maligne" potrebbero riferirsi alla sintomatologia caratteristica delle sequele a breve or a lunga scadenza, di un'esplosione nucleare.

Bisogna notare che il testo chiarisce che solamente sono colpite le persone che "recavano il marchio della Bestia e si prostravano davanti alla sua statua”, per quello che esisterebbe una protezione speciale per i fedeli cristiani, la maggioranza situati nei suoi rifugi fuori delle città.

b) La seconda Coppa:

16,3: “Il secondo versò la sua coppa nel mare che diventò sangue come quello di un morto e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare.”

Questo flagello è versato sul mare, facendo che cambi totalmente la sua composizione e proprietà, ed uccidendo tutte le creature che vivono lì.

Descrivono gli esperti che si emettono milioni di tonnellate di fuliggine all'atmosfera in una gran contesa nucleare, insieme ad ossidi di azoto che distruggono la cappa di ozono in una percentuale che può arrivare ad essere importante, in relazione con la grandezza della potenza in megatoni delle esplosioni.

La diminuzione della cappa di ozono produce un aumento della radiazione ultravioletta che potrebbe finire col filoplancton e con la catena trofica nei mari, generando di a poco una moria generalizzata di pesci.

c) La terza Coppa:

16,4-7: “Il terzo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. Allora udii l'angelo delle acque che diceva: «Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, poiché così hai giudicato. Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti, tu hai dato loro sangue da bere: ne sono ben degni!». Udii una voce che veniva dall'altare e diceva: «Sì, Signore, Dio onnipotente; veri e giusti sono i tuoi giudizi!».”

Nel simbolismo dell'Apocalisse le acque potabili si trasformano in sangue, e quelli che versarono il sangue dei santi ed i profeti, facendo parte prima della Gran Babilonia, ed ora del regno dell'Anticristo, sono obbligati come castigo dei suoi crimini a bere anche sangue, che è l'acqua inquinata per ml’esplosioni nucleari.

Secondo il livello di radiazione ricevuto, l'acqua produrrà effetti di inquinamento gravi. Come esempio reale si conosce l'evento nel complesso nucleare di Mayak, in Russia, dove l'inquinamento radioattivo del fiume Techa produsse migliaia di morti.

Il "altare" si riferisce alle anime dei martiri che chiedevano a Dio per la giustizia del suo sangue versato (Apoc. 6,10, quinto Sigillo), mostrando che Dio ha ascoltato quel clamore.

d) La quarta Coppa:

16,8-9: “Il quarto versò la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco. E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potere tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio.”

Ora la coppa è versata sul sole, e si produrrâ un'azione inusuale dell'astro, che come puro fuoco brucia gli uomini. Gli scienziati stimano che ci sarebbe una conseguenza di una catastrofe nucleare che produrrebbe esattamente questo effetto.

I calcoli teorici predicono che una guerra che utilizzi più di 10.000 megatoni di potenza nucleare potrebbe arrivare a distruggere il 50 percento della cappa di ozono esistente, per l'effetto menzionato nella seconda Coppa. Dovuto a questo la radiazione ultravioletta del sole non sarebbe oramai fermata e genererebbe gravi scottature in chi si esponga ai suoi raggi.

In questo momento, gli uomini che soffrono questi flagelli non sentono nessun desiderio di conversione, al contrario, pensando che è Dio che le manda bestemmiano contro lui. Questo atteggiamento ritorna ovviamente contro l'Anticristo, che si è proclamato come il vero Cristo.

e) La quinta Coppa:

16,10-11: “Il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni.”

Il quinto angelo versa ora direttamente il suo flagello sul trono della Bestia. Si produrrâ un effetto molto strano: il regno dell'Anticristo rimane in tenebre. Anche questo fenomeno può spiegarsi con la chiave degli effetti che produce una gran esplosione nucleare, a partire del cosidetto “inverno nucleare”.

Da una parte, i milioni di tonnellate di cenerine e polvere che sono conseguenza delle detonazioni e gli incendi, arrivano alle cappe più alte dell'atmosfera e producono un gran oscuramento al ostacolare l'arrivo alla superficie della terra della luce solare, col conseguente ribasso della temperatura, che può scendere 20 gradi centigradi o anche più.

Di questa maniera, la superficie terrestre colpita per questo fenomeno soffrirebbe una specie di glaciazione, per la quale, se si prolungasse, continuerebbe in primo luogo a morire la vegetazione, e dopo gli animali erbivori. Magari sia per causa del freddo che questi sudditi del regno dell'Anticristo si “mordevano la lingua per il dolore", benché nuovamente si insista nel testo che non si pentono delle sue cattive opere e continuano a bestemmiare il nome di Dio.

Molto possibilmente, questo bestemmiare contro le piaghe che soffrono, come vedemmo anche nella quarta Coppa, farà che molti non credano oramai nel falso Cristo, il quale, apparentemente, non ha il potere sufficiente per eliminare questi terribili effetti, nonostante i prodigi che realizza. Di questa maniera, l'Anticristo ed il suo seguace, il Falso Profeta, comincerebbero a vedere che le basi del suo regno comincierebbero a barcollare, per quello che faranno un ultimo e disperato sforzo per riconquistare la credibilità del mondo.

f) La sesta Coppa:

16,12-16: “Il sesto versò la sua coppa sopra il gran fiume Eufràte e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell'oriente. Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente. Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne. E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.”

Tanto lo stesso Satana, come l'Anticristo ed il falso Profeta inviano ambasciatori ai re di tutto il mondo. Questi sudditi dell'Anticristo stanno dominati come egli per spiriti immondi che hanno il potere demoniaco, come la "Bestia" della Terra, per realizzare segni prodigiosi, tali che convincano ai poteri della terra che la "Bestia" del mare è il vero Cristo.

Per quello che si descrive si vede che hanno successo nella sua missione, riuscendo che i re rinnovino il suo appoggio all'Anticristo, fatto descritto come una gran congregazione di questi poderosi, che si riuniscono nel luogo chiamato "Armaghedòn."

È in questa visione che Giovanni ci rivela che è già imminente la manifestazione del Signore nella sua Parusia, venendo nel momento meno atteso, come il ladro al quale si riferisce Gesù nel suo discorso escatologico:

Matteo 24,42-44: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.”

È necessario vegliare ed essere preparato, vestito per il gran momento:

Luca 12,35-36: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.”

g) La settima Coppa:

16,17-21: “Il settimo versò la sua coppa nell'aria e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: «È fatto!». Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l'uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono. E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello.”

Si descrive qui la conclusione del Giudizio di Cristo sui vivi nel momento della sua Parusia. L'angelo corrispondente non versa oramai la sua coppa, come gli anteriori, sopra obiettivi specifici (terra, mare, fiumi, sole, trono della Bestia), bensì “nell'aria", cioè, abbracciando tutta la terra. E la voce che esce dal Santuario, magari quella di Dio o quella di un angelo che sta al suo fianco, chiude questo tempo del giudizio, decretando: "É fatto".

Pertanto rimarrà consumato il giudizio di Dio, ora utilizzando come strumenti alle forze della natura, come aveva anticipato nel sesto sigillo. La principale devastazione la produce un "grande terremoto di cui non vi era mai stato l'uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra.", cioè, sarà un cataclisma di grandezza assolutamente insospettata.

La prima conseguenza è che la "Gran Città" si squarcia in tre parti. A che città si sta riferendo questo testo? Ovviamente non può essere la Gran Babilonia, che è stato distrutta dall'Anticristo ed i suoi re alleati. La risposta la troviamo in questo testo:

Apocalisse 11,7-9: “E quando poi avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove appunto il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permetteranno che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro.”

Ci troviamo di fronte all'esecuzione degli evangelizzatore cristiani, i due testimoni, con l'intervento della Bestia che sorse dal "Abisso." I cadaveri di questi martiri rimangono nella piazza della "Grande Città", sulla quale si chiarisce che simbolicamente è chiamato “Sòdoma” o "Egitto", e che a sua volta è “dove anche suo Signore fu crocifisso."

Questa è un'allusione diretta alla città di Gerusalemme, per quello che molti commentatori dell'Apocalisse sostengono che l'Anticristo avrà la sua sede nella città di Gerusalemme (e credono anche che sarâ ebreo e sedurrà principalmente gli ebrei). Tuttavia crediamo che il senso è molto diverso a questo; bisogna considerare che si dice anche che questa gran città si denomina in forma simbolica "Sòdoma" o "Egitto", che rappresentano la figura di quelli che non riconoscono al Dio vero, e sono nemici del popolo di Dio.

Risulta allora che questa gran città è come una falsa Gerusalemme, sede dell'Anticristo, che succede all'altra Gran Città, Babilonia, distrutta per questo impostore. Ricordiamo nuovamente che "Gerusalemme" è la figura della Chiesa, per quello che chiaramente si completa il quadro: il falso Cristo regna alla falsa Gerusalemme, fino a che nella sua Parusia il vero Cristo regnerà sopra la vera Gerusalemme terrena.

Questa "Gran Città", ed ovviamente l'Anticristo che la simbolizza, è distrutta e squarciata per il tremendo terremoto, e nella sua distruzione si dice che "Dio si ricordò di Babilonia la grande", dando a questa nuova Gran Città dell'Anticristo da bere la stessa "coppa di vino della sua ira ardente."

Così come sparì improvvisamente Babilonia, "come una pietra grande come una mola gettata nel mare" (18,21), allo stesso modo sarà gettata la sede del falso Cristo ed i suoi seguaci, avendo la stessa fortuna le città delle genti, dove erano seduti i re che sostenevano la Bestia. L'enorme grandine che finalmente cadrà dal cielo completerà l'eliminazione dalla terra degli uomini che avranno questo destino nel giudizio dei vivi.

Questo annichilimento finale si presenta nell'Apocalisse sotto un'altra scena, quella di Cristo apparendo trionfante nella sua Parusia, secondo il testo di 19,11-21. Questo passo lo commenteremo in dettaglio nel Capitolo 6.E, dove vedremo che si stabilisce la completa sovranità di Dio sulla storia dell'umanità.

Di questa maniera è culminato il Giudizio di Dio sugli abitanti della terra, e tutto è preparato per la venuta del Regno terreno di Cristo, obiettivo al quale è diretto il glorioso ritorno del Signore nella sua seconda Venuta.

[ Sopra ]
Contempladores
Copyright © 2010 - La Parusía Viene - Tutti i diritti riservati | Sito Disegnato per Gianfranco Benedetto