Contempladores

Il Regno di Dio si instaura con la Seconda Venuta di Gesù Cristo

Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche

Indice generale del libro


Capitolo 1: Gli Avvenimenti Precursori Della Seconda Venuta Di Gesù
Capitolo 2: Il Tempo Dell'Avvertenza Della Misericordia Di Dio
Capitolo 3: Il Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 4: La Materia Del Giudizio Di Dio Ai Santi
Capitolo 5: Il Giudizio Di Dio Nella Terra Al Resto Dei'Uomini
Capitolo 6: La Parusía Del Signore
Capitolo 7: L'Instaurazione Del Regno Di Dio
Capitolo 8: Il Giudizio Finale Ed Il Regno Di Dio Eterno
Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche
Capitolo 10: I Dogmi Di Fede Cattolica Sulla Seconda Venuta Di Gesucristo
Epìlogo

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Capitolo 9: Il Compimento Delle Profezie Messianiche


  A) Concetti basilari per interpretare le profezie messianiche dell'Antico Testamento
  B) Analisi del compimento delle profezie messianiche
     1) Apostasia ed allontanamento di Dio da parte degli uomini
     2) Il "Giorno del Signore" sul suo popolo corrotto
     3) Questo "giorno" di giudizio del Signore raggiungerà anche tutti i popoli pagani della terra
     4) Il "Giorno del Signore" produrrà la nascita di una terra rinnovata
     5) Si stabilirà tra il Signore ed il "resto" del suo popolo una nuova Alleanza
     6) Apparirà il Messia, inviato per Dio, nei tempi finali, per compiere le sue promesse.
     7) La riunione dell'Israele e Giuda
     8) Sorgerà il Regno di Dio nella terra, regno di pace e giustizia
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A) Concetti basilari per interpretare le profezie messianiche dell'Antico Testamento.

Tutti gli studi ed esegesi che si sono fatti sull fine dei tempi e l'instaurazione del Regno di Dio, già sia i tradizionali che considerano una sola fase: Venuta, Resurrezione, Giudizio Finale Universale e Regno di Dio celestiale ed eterno (che normalmente si denominano con la espressione "no millenaristi", e le differenti concezioni, chiamate in forma generica "millenaristi", che ammettono un Regno di Dio terrena intermedio, finiscono sempre con la necessità che sorge, come una specie di "filtro" delle tesi sviluppate, di evidenziare di che maniera si realizzano nella dottrina sostenuta le profezie dell'Antico Testamento sui tempi messianici, il famoso "Giorno dell'ira del Signore."

Si trovano in questo campo innumerabili proposte, cominciando da quelle che parlano di profezie già compiute con la prima Venuta di Gesù e la distruzione di Gerusalemme per i romani (dottrine dell’escatologia realizzata), fino acoloro che prendono queste profezie alla lettera e li applicano al popolo dell'Israele secondo la carne, non avendo allora più uscita che sviluppare la sua tesi del Regno di Dio terreno sulla base che sarà il popolo ebreo convertito quello che rimane nella terra, mentre la Chiesa cristiana è rapita al cielo ed abita alla Gerusalemme celestiale.

Molti altri cercano di sistemare queste profezie, generalmente utilizzando la risorsa dell'allegoria, affinché in un modo o nell'altro si vada dando già il suo compimento nella storia già trascorsa del cristianesimo, lasciando molto pochi annunci profetici per la fine dei tempi, quelli che non è possibile applicare a nessun avvenimento già trascorso.

Noi proponiamo una interpretazione basata nei chiari concetti cattolici sul significato biblico del "popolo di Dio" o "popolo dell'Israele" applicato ai tempi del cristianesimo. Il fatto di capire questo concetto provvede la chiave maestra che dà la comprensione piena di tutte le profezie dell'Antico Testamento riferite ai tempi della fine, e, qualcosa ancora più importante, permette che la sua lettura e meditazione siano applicate alle realtà del cristianesimo che si stanno vivendo oggi, ed anche a quelle che verranno nel futuro.

Il riferimento migliore e più aggiornato che possiamo prendere è quello del Concilio Vaticano II, in modo che non rimangano dubbi di fronte a tutto quello esposto nei suoi magni documenti. Il Capitolo II della Costituzione Dogmatica "Lumen gentium" sulla Chiesa, ci parla rispetto al "popolo di Dio”. Vediamo alcuni testi:

9. “In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità. Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. « Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo... Porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per Dio ed io li avrò per il mio popolo... Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore » (Ger 31,31-34).
Cristo istituì questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall'acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono « una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo... Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio » (1 Pt 2,9-10).”

13. “Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mandò il Figlio suo, al quale conferì il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perché fosse maestro, re e sacerdote di tutti, capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio. Per questo infine Dio mandò lo Spirito del Figlio suo, Signore e vivificatore, il quale per tutta la Chiesa e per tutti e singoli i credenti è principio di associazione e di unità, nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (cfr. At 2,42).
In tutte quindi le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo regno non terreno ma celeste. E infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo sono in comunione con gli altri nello Spirito Santo, e così « chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra » [23]. Siccome dunque il regno di Cristo non è di questo mondo (cfr. Gv 18,36), la Chiesa, cioè il popolo di Dio, introducendo questo regno nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo.”

Si conclude da questi testi conciliari con diafana chiarezza che il “popolo dell'Israele secondo la carne" fu “preparazione e figura (tipo) di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo”. Pertanto, a partire dall'avvenimento della prima Venuta di Cristo, si costituisce il "nuovo popolo di Dio" o "nuovo Israele", convocato per il Signore e che include ebrei e gentili unificati non secondo la carne bensì nello Spirito Santo. Questo "Nuovo Israele" è designato come Chiesa di Cristo, e tutti gli uomini sono chiamati a fare parte di essa, senza nessun tipo di accezioni né distinzioni.

Di questa maniera, ogni profezia dell'Antico Testamento che si situa nei tempi escatologici, che ovviamente ancora non sono arrivati, che fa riferimento al "popolo di Dio, al "popolo dell'Israele", alla "Casa dell'Israele" o ad altre denominazioni equivalenti, deve applicarsi senza dubbio al "Nuovo popolo di Dio", o "Nuovo Israele" o, semplicemente, alla Chiesa di Cristo.

Con questa chiave di interpretazione dovrebbero leggersi allora le profezie escatologiche antiche, quello che sembrerebbe di essere, in principio, molto semplice. Ma sorge un'ulteriore difficoltà, che presenta la necessità di trovarle soluzione, per evitare l’apparizione di grandi problemi al cercare di studiare l'applicazione delle profezie dell'Antico Testamento al Nuovo Popolo di Dio.

Questo ostacolo appare quando troviamo profezie che si riferiscono alternativamente ai due regni in cui si divide il Regno dell'Israele come conseguenza dello scisma politico e religioso che si produrrà alla morte del re Salomone: il regno del Sud o regno di Giudà, composto per due tribù, quelle di Giudà e Beniamino, con capitale in Gerusalemme, ed il regno del Nord o regno dell'Israele, formato per le altre dieci tribù, con capitale in Samaria.

Ma sappiamo che il regno dell'Israele fu devastato dagli assiri, cadendo nel 722 A.C. la sua capitale Samaria, e dopo la sconfitta i suoi abitanti furono deportati alle lontane regioni del nord, dove si perderà ogni traccia delle dieci tribù che lo componevano.

Quasi un secolo e mezzo più tardi il regno di Giudà sarà sconfitto dai Persiani, Gerusalemme ed il Tempio finiranno bruciati e distrutti, e la gran maggioranza del popolo ebreo soffrirà l'esilio in Babilonia. A continuazione di questi fatti, tutti i profeti posteriori annunceranno che nei tempi messianici, tempi escatologici nei quali L’Unto di Dio restaurerà al popolo eletto, si produrrà nuovamente l'unione delle dodici tribù dell'Israele.

Vediamo allora che, di fronte a queste realtà, non è facile applicare direttamente le profezie antiche alla Chiesa degli ultimi tempi, ma altre definizioni sono necessarie. Crediamo che per delucidare queste incognite sia molto utile ricorrere alla teoria del "tipo" e del "antitipo" che si applica alle rivelazioni profetiche.

Si definisce come "antitipo" l'oggetto principale di una profezia, quello che, rivelato per Dio attraverso un suo profeta, si realizzerà in un futuro. Invece, il "tipo" è l'avvenimento conosciuto e vissuto per il profeta, che prefigura quello che succederà a partire dalla visione o la parola profetica.

Vediamo alcuni esempi classici di questa dottrina che ci chiariranno la sua applicazione: nel Libro dell'Apocalisse la persecuzione ai cristiani per i romani, che succedeva nell'epoca in cui fu scritto (alla fine del secolo I) è il "tipo" della persecuzione che soffrirà la Chiesa fedele degli ultimi tempi ("antitipo"), per la "Gran Babilonia" in primo luogo, e finalmente per l’Anticristo.

Anche la distruzione di Gerusalemme per l'esercito romano nell'anno 70 è il "tipo" della distruzione per l'Anticristo ed i suoi seguaci della Gerusalemme dei tempi finali (Chiesa cristiana) che costituisce il "antitipo".
Gesù utilizza chiaramente questo simbolismo del "tipo" e "antitipo" nel suo discorso escatológico (Matteo 24, Luca 21), dove presenta l'assedio e la rovina di Gerusalemme per i romani come figura di quello che succederà nei tempi della sua seconda Venuta.

Nel Nuovo Testamento si usa la parola greca "typo", solitamente tradotta come "figura", precisamente per stabilire il concetto di "tipo" come stiamo definendolo. Vediamo alcuni esempi:

Romani 5,12-15: “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura (“typo”) di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.”

Il primo uomo, Adamo, come capo della razza umana, peccò e per la sua colpa il peccato e la morte ricadono sull'umanità. Il primo padre è "tipo" di Cristo, nuovo Capo della razza umana, che salva gli uomini del peccato e la morte, essendo dono di Dio per l'umanità.

1 Corinzi 10,1-11: “Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio (“typo”) per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non diventate idolàtri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila. Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti. Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio (“typo”), e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi.”

Quello che succedè agli israeliti nella sua marcia per il deserto è il "tipo" che mostra quello che succederà alla fine dei tempi ("antitipo"), per averlo come avviso e non cadere nella stessa cattiva condotta.

Troviamo anche in altri testi il concetto di "antitipo":

1 Pietro 3,18-21: “Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua. Figura (“typo”), questa, del battesimo, che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”

Prendendo allora questa dottrina "tipologica", l'applicheremo allo scisma politico e religioso che si produce nel regno dell'Israele, considerando che è il "tipo" della separazione tra ebrei e cristiani ("antitipo") che produrrà la prima Venuta di Gesù Cristo. Vediamo in primo luogo i concetti del "tipo":

Dopo la morte del re Salomone, assunse come re suo figlio Roboamo, chi impose al paese carichi ancora più pesanti che quelli che aveva esatto suo padre per mantenere lo splendore del regno dell'Israele in generale, e specialmente di Gerusalemme ed il Tempio.

Questa situazione sboccò finalmente in un scisma politico, costituendosi da una parte il regno dell'Israele o regno del Nord con Geroboamo come re, formato per dieci delle dodici tribù, con capitale in Samaría, ed il regno di Giuda, nel sud, con capitale a Gerusalemme e diretto per Roboamo, rimanendo lì solamente "la casa di Davide", formata per le tribù di Giuda e Beniamino. Trascorreva l'anno 931 a.C.

Il regno dell'Israele cadde rapidamente nell'idolatria, come conseguenza che Geroboamo, per evitare che il popolo ritornasse a Gerusalemme per offrire sacrifici nel Tempio, e di quella maniera potesse abbandonare il regno del Nord, decide di costruire due vitelli di oro, ai quali colloca in Betel e Dan, affinché siano adorati come "il tuo dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto" (cf. 1 Re 12,1-33).

Dopo di più di 200 anni, nell'anno 722 a.C. appare l'invasione del regno dell'Israele per gli assiri, che distruggono Samaria e deportano al nord agli israeliti, dei quali si perderà definitivamente la traccia nell'oscurità della storia, dando luogo alle cosidette “dieci tribù perse del Israele."

Il regno di Giuda, nonostante possedere il Tempio a Gerusalemme, cioè, il luogo dove si trovava la presenza di Dio ed il vero culto, cadrà anche maggioritariamente nell'apostasia, intestata per re empi ed idolatri che si vanno succedendo, fino a che nell'anno 587 la Città Santa sarà devastata per l'esercito dei persiani, il Tempio sarà distrutto, e la maggioranza degli ebrei saranno deportati alla lontana Babilonia.

Il profeta Zaccaria, 200 anni più tardi (anno 520 a.C.), profetizzerà sulla restaurazione messianica dell'Israele, e, con gran chiarezza, avrà visioni sulle due venute del Messia, Gesù Cristo, la prima in umiltà e la seconda col potere per eseguire il giudizio del "Giorno del Signore”. Nel Capitolo 11 presenta profeticamente la prima Venuta del Signore, utilizzando per ciò la figura del "Buon Pastore":

Zaccaria 11,4-14: : “Così parla il Signore mio Dio: «Pasci quelle pecore da macello che i compratori sgozzano impunemente, e i venditori dicono: Sia benedetto il Signore, mi sono arricchito, e i pastori non se ne curano affatto. Neppur io perdonerò agli abitanti del paese. Oracolo del Signore. Ecco, io abbandonerò gli uomini l'uno in balìa dell'altro, in balìa del loro re, perché devastino il paese - non mi curerò di liberarli dalle loro mani». Io dunque mi misi a pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore. Presi due bastoni: uno lo chiamai Benevolenza e l'altro Unione e condussi al pascolo le pecore. Nel volgere d'un sol mese eliminai tre pastori.
Ma io mi irritai contro di esse, perché anch'esse si erano tediate di me. Perciò io dissi: «Non sarò più il vostro pastore. Chi vuol morire, muoia; chi vuol perire, perisca; quelle che rimangono si divorino pure fra di loro!». Presi il bastone chiamato Benevolenza e lo spezzai: ruppi così l'alleanza da me stabilita con tutti i popoli. Lo ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era l'ordine del Signore. Poi dissi loro: «Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare». Essi allora pesarono trenta sicli d'argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: «Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!». Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore. Poi feci a pezzi il secondo bastone chiamato Unione per rompere così la fratellanza fra Giuda e Israele.”

Qui il profeta svolge, a domanda di Yahveh, il ruolo del buon Pastore, essendo il tipo di Cristo. In primo luogo gli è chiesto che pascoli "le pecore da maccello" che rappresentano il resto del popolo di Dio fedele che soffre a conseguenza dei re cattivi e l'ingiustizia degli empi, che lo sfruttano crudelmente:

Salmi 44 (43),18-23: “Tutto questo ci è accaduto e non ti avevamo dimenticato, non avevamo tradito la tua alleanza. Non si era volto indietro il nostro cuore, i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero; ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose. Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio e teso le mani verso un dio straniero, forse che Dio non lo avrebbe scoperto, lui che conosce i segreti del cuore? Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello.”

Lo stesso Gesù riprenderà duramente i cattivi pastori in molti dei suoi discorsi (cf. Luca 11,37-53; Matteo 7,15), perché vedeva al popolo abbandonato come pecore senza pastore:

Matteo 9,36: “Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.”

Nel brano di Zaccaria il pastore pascola alle pecore prendendo due bastoni che hanno per nome “Benevolenza” ("Grazia") e "Unione", che simbolizzano, il primo, l’antica alleanza che Dio fece col popolo eletto, come la grazia della Nuova Alleanza fatta attraverso Gesù Cristo:

Giovanni 1,17: “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.”

La "Unione" è quella che esiste tra le dodici tribù dell'Israele, come un unico regno sotto lo stesso re. Il pastore è respinto dalle pecore: “anch’esse si erano tediate di me", realizzandosi quello che succederà a Gesù:

Luca 19,41-42: “Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.”

Davanti a questo rifiuto del popolo il buon pastore l'abbandona ai nemici e le lotte interne, in segno del quale rompe il bastone "Grazia." Respingendolo e disprezzando la sua grazia, gli ebrei persero la promessa di Dio, preferendo la sua propria giustizia:

Romani 3,21-24: “Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.”

La giustizia di Dio si manifesta nella giustificazione del peccatore, per la grazia di Dio data agli uomini attraverso la Redenzione di Cristo Gesù.

Romani 10,1-4: “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza. Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede.”

Gli ebrei ignorarono la giustizia di Dio, non l'apprezzarono come dovevano, e si inventarono un ideale di giustizia che era solo l'espressione del suo proprio orgoglio. Il buon pastore è licenziato per il popolo con disprezzo, poiché il salario che gli pagarono, trenta sicli d’argento, era il prezzo di un schiavo (cf. Mateo 27,3 -5). Tutto questo si realizzò in Gesù Cristo, chi fu consegnato ai sommi sacerdoti per Giuda per il prezzo di trenta monete di argento, il cui dopo, assalito per i rimorsi, li lanciò nel Tempio (cf. Mateo 27,3 -5). Il pastore rompe finalmente anche il secondo bastone, quello che significa la separazione del popolo israelita in due regni, Giudà ed Israele.

Se accettiamo che questa profezia è su Gesù Cristo, è evidente che non esisteva oramai più che Giudà nel momento della prima Venuta del Signore, per quello che in questa visione la frattura o scisma storico del popolo dell'Israele è chiaramente il "tipo" della separazione tra gli ebrei che respingeranno a Gesù ed il resto di essi che sì l'accettano e riconoscono, insieme alle genti che entreranno anche nella Chiesa, quello che costituisce il "antitipo."

Questo lo sviluppa San Paolo nella Lettera ai Romani, capitoli 9 al 11, le cui affermazioni possono riassumersi dicendo che il popolo dell'Israele, prendendo una posizione contraria a Cristo o riconoscendelo come il Messia, rimane diviso in due porzioni: una, accettando Cristo, si trasforma nella Chiesa, il vero Israele, nuovo popolo di Dio, prolungamento dell'antico Israele, che sarà il fautore delle sue promesse. Continuità profonda e vera che, incorporando al popolo eletto le nazioni pagane, conserva come nucleo il "resto" annunciato per i profeti -gli ebrei credenti in Cristo- e costituisce la primitiva Chiesa.

L'altra parte, respingendolo, conforma l'Israele infedele, che perde la sua elezione, i suoi privilegi, e, come gruppo, si situa fuori della salvazione. L'Israele non ha perso l'elezione fondamentale di Dio a causa della quale tutti gli uomini sono chiamati alla salvazione, bensì l'elezione particolare che fece dell'Israele il depositario della speranza di salvazione e guardiano dei privilegi divini che appartengono oggi alla Chiesa.

Pertanto, questo sviluppo ci chiarifica un fatto sommamente trascendentale, che è un altro aspetto della chiave maestra che abbiamo per potere capire il senso delle profezie dell'Antico Testamento riferite con gli ultimi tempi, i tempi messianici: la venuta di Cristo produce un scisma nel popolo di Dio, apparendo da una parte la Chiesa, nuovo popolo di Dio, antitipo del regno di Giudà, che è il suo tipo, e per un altra parte gli ebrei che non riconoscono e respingono il Messia, che costituiscono l'antitipo del regno dell'Israele.

Quanta luce lancia questa interpretazione sul senso delle profezie dell'Antico Testamento! All'improvviso, gli innumerabili passi profetici che parlano della riunione delle 12 tribù dell'Israele nei tempi messianici prendono un senso diafano, senza dovere forzare con dottrine svariate un'interpretazione letterale riferita al popolo ebreo.

Quella riunione delle dodici tribù dell'Israele, alla fine dei tempi, non sarà più che, come dice San Paolo (Romani 11,16 -24), il reinserimento in un'unica radice santa dei rami naturali strappati dell'olivo (popolo ebreo), insieme ai rami silvestri (gentili) innestati prima in quella radice. Si realizzeranno allora le parole di Gesù trasmesse per San Giovanni:

Giovanni 10,16: “E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.”

Riassumendo, abbiamo due chiari concetti di interpretazione delle profezie dell'Antico Testamento per i tempi messianici:

*Il "Popolo di Dio", "Popolo dell'Israele", "Casa dell'Israele", si riferiscono al "Nuovo popolo di Dio" o "Nuovo Israele", che è la Chiesa di Cristo.

*Il "Regno dell'Israele" o "Efraím" o "le dieci Tribù", o altre denominazioni che designano il regno del Nord corrisponde agli ebrei come popolo negli ultimi tempi, mentre "il regno di Giudà”, o "Casa di Davide", o altri titoli che si dìano al Regno del Sud con capitale a Gerusalemme, corrisponde nei tempi escatologici alla Chesa Cristiana.

B) Analisi del compimento delle profezie messianiche.

Con questa base di interpretazione analizzeremo il compimento delle profezie escatologiche dell'Antico Testamento, quelle che divideremo per il suo riferimento in diversi temi. Bisogna tenere in conto un dato addizionale che concerne l'interpretazione delle profezie dell'Antico Testamento sui tempi messianici, facendo che abbiano diversa applicazione: è la differenza che sorge secondo si tratti della Prima Venuta di Gesù o della Seconda, fatto che era velato nelle profezie antiche (Venuta in povertà ed umiltà e Venuta con gloria e potenza). In ogni caso continueremo a chiarificare questa distinta applicazione delle profezie.

1) Apostasia ed allontanamento di Dio da parte degli uomini:

I profeti richiamano al popolo dell'Israele l'infedeltà e l'allontanamento di Dio per la sua apostasia, che per i tempi finali dobbiamo interpretare che si riferiscono alla Chiesa cristiana:

Geremia 5,26-31: “Poiché tra il mio popolo vi sono malvagi che spiano come cacciatori in agguato, pongono trappole per prendere uomini. Come una gabbia piena di uccelli, così le loro case sono piene di inganni; perciò diventano grandi e ricchi. Sono grassi e pingui, oltrepassano i limiti del male; non difendono la giustizia, non si curano della causa dell'orfano, non fanno giustizia ai poveri. Non dovrei forse punire queste colpe? Oracolo del Signore. Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi? Cose spaventose e orribili avvengono nel paese. I profeti predicono in nome della menzogna e i sacerdoti governano al loro cenno; eppure il mio popolo è contento di questo. Che farete quando verrà la fine?”

L'ingiustizia e l'ambizione dei malvagi spoglia i poveri ed indifesi, arricchendosi a costo di essi, ed acchiappandoli nei suoi inganni e trappole come se fossero uccelli cacciati. Succedono cose terribili nella terra, specialmente perché si falsifica la vera religione, attraverso falsi profeti e sacerdoti opportunisti che oramai non predicano né insegnano la verità, ma parlano di quello che gli piace udire agli uomini, di quello che non li interpella secondo le leggi di Dio.

Questo male, quello della religione falsificata e sistemata al gusto degli uomini, è uno dei peggiori mali che soffrono gli uomini, al che Dio un giorno gli metterà fine. Questa falsa religione è quella che definirà la maggiore impostura religiosa alla fine dei tempi, quando l'Anticristo proclami essere il Cristo vero che è ritornato nella sua Parusia, abolendo il vero culto, sopprimendo la messa e la consacrazione eucaristica, appoggiato per la falsa chiesa, comandata per un pseudo Papa, quello che l'Apocalisse denomina "il falso Profeta" o "Bestia della terra”.

Isaías 59, 1-16: “Ecco non è troppo corta la mano del Signore da non poter salvare; né tanto duro è il suo orecchio, da non poter udire. Ma le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto così che non vi ascolta. Le vostre palme sono macchiate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogne, la vostra lingua sussurra perversità. Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con lealtà. Si confida nel nulla e si dice il falso, si concepisce la malizia e si genera l'iniquità. Dischiudono uova di serpenti velenosi, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà, e dall'uovo schiacciato esce una vipera. Le loro tele non servono per vesti, essi non si possono coprire con i loro manufatti; le loro opere sono opere inique, il frutto di oppressioni è nelle loro mani.
I loro piedi corrono al male, si affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri iniqui, desolazione e distruzione sono sulle loro strade. Non conoscono la via della pace, non c'è giustizia nel loro procedere; rendono tortuosi i loro sentieri, chiunque vi cammina non conosce la pace. Per questo il diritto si è allontanato da noi e non ci raggiunge la giustizia. Speravamo la luce ed ecco le tenebre, lo splendore, ma dobbiamo camminare nel buio. Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo; tra i vivi e vegeti siamo come i morti. Noi tutti urliamo come orsi, andiamo gemendo come colombe; speravamo nel diritto ma non c'è, nella salvezza ma essa è lontana da noi.
Poiché sono molti davanti a te i nostri delitti, i nostri peccati testimoniano contro di noi; poiché i nostri delitti ci stanno davanti e noi conosciamo le nostre iniquità: prevaricare e rinnegare il Signore, cessare di seguire il nostro Dio, parlare di oppressione e di ribellione, concepire con il cuore e pronunciare parole false. Così è trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana, la verità incespica in piazza, la rettitudine non può entrarvi. Così la verità è abbandonata, chi disapprova il male viene spogliato. Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto. Egli ha visto che non c'era alcuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva. Ma lo ha soccorso il suo braccio, la sua giustizia lo ha sostenuto.”

È tanto grande ed esteso il peccato nel mondo che sembra che Dio l'avesse abbandonato, che Egli non vuole udire né intervenire a beneficio degli uomini, benché sono essi che si separarono di Dio e, dandogli la schiena, l'ignorano. I versetti 7 e 8 sono citati da San Paolo in Romani 3,15-17, per dimostrare che tutti, ebrei e gentili, sono sotto il peccato.

Dopo della denuncia del profeta, a partire dal versetto 9 fino al 15, è il popolo accusato quello che prende la parola: "Per questo il diritto si è allontanato da noi e non ci raggiunge la giustizia."; si fa qui un'eloquente confessione collettiva, che servirà di introduzione alle promesse messianiche che chiuderanno il capitolo.

Vediamo le terribili denunce del profeta, applicabili totalmente ai tempi finali:

*Si parlano solo falsità e perfidia.
*Nessuno muove causa per giustizia, accettando ed approfittandosi dell'ingiustizia.
*Non c'è chi giudichi con lealtà e verità.
*Le opere che si realizzano sono cattive ed inique.
*Le azioni degli uomini sono piene di violenza e si versa sangue innocente.
*I frutti di questi cammini dell'umanità sono di distruzione e la rovina.
*Non esistono né la pace né la giustizia.

2) Verrà un giorno col giudizio severo del Signore sul suo popolo corrotto e peccatore, che si conoscerà come "il Giorno del Signore", o semplicemente "quel giorno":

Isaías 2,6-12.17-19: “Tu hai rigettato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché rigurgitano di maghi orientali e di indovini come i Filistei; agli stranieri battono le mani. Il suo paese è pieno di argento e di oro, senza fine sono i suoi tesori; il suo paese è pieno di cavalli, senza numero sono i suoi carri. Il suo paese è pieno di idoli; adorano l'opera delle proprie mani, ciò che hanno fatto le loro dita. Perciò l'uomo sarà umiliato, il mortale sarà abbassato; tu non perdonare loro. Entra fra le rocce, nasconditi nella polvere, di fronte al terrore che desta il Signore, allo splendore della sua maestà, quando si alzerà a scuotere la terra.
L'uomo abbasserà gli occhi orgogliosi, l'alterigia umana si piegherà; sarà esaltato il Signore, lui solo in quel giorno. Poiché ci sarà un giorno del Signore degli eserciti contro ogni superbo e altero, contro chiunque si innalza ad abbatterlo; Sarà piegato l'orgoglio degli uomini, sarà abbassata l'alterigia umana; sarà esaltato il Signore, lui solo in quel giorno e gli idoli spariranno del tutto. Rifugiatevi nelle caverne delle rocce e negli antri sotterranei, di fronte al terrore che desta il Signore e allo splendore della sua maestà, quando si alzerà a scuotere la terra.”

L'Israele si è trasformato in un popolo inquinato per dottrine ed idee pagane che lo seducono ed attraggono, si riempì di beni ed accumulò ricchezze approffitandosi dei poveri ed indifesi, ed adora ogni tipo di idoli fabbricati per le sue proprie mani, dimenticando al suo Dio.
Sarà cosicché il Signore fisserà "un giorno" nel futuro, dove il suo giudizio si manifesterà a pieno con questo popolo prostituito agli idoli. È la situazione che vedemmo che si ripeterà nella Chiesa degli ultimi tempi, inquinata per lo spirito materialista e razionalista del mondo.

Gioele 1,13-15;2,1-3: “Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell'altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, poiché priva d'offerta e libazione è la casa del vostro Dio. Proclamate un digiuno, convocate un'assemblea, adunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore vostro Dio, e gridate al Signore: Ahimé, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come uno sterminio dall'Onnipotente.
Suonate la tromba in Sion e date l'allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di caligine, giorno di nube e di oscurità. Come l'aurora, si spande sui monti un popolo grande e forte; come questo non ce n'è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri di età in età. Davanti a lui un fuoco divora e dietro a lui brucia una fiamma. Come il giardino dell'Eden è la terra davanti a lui e dietro a lui è un deserto desolato, non resta alcun avanzo.”

C'è un'esortazione del Signore alla penitenza ed il pentimento, per evitare le terribili conseguenze del suo giudizio quando venga nel suo "giorno". Questa esortazione arriverà agli uomini attraverso gli "apostoli degli ultimi tempi", nella proclamazione del Vangelo a tutto il mondo nei tempi finali, coi tre annunci successivi, come vedemmo nel Capitolo 2.D.3.

Amos 5,13-20: “Perciò il prudente in questo tempo tacerà, perché sarà un tempo di sventura. Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e così il Signore, Dio degli eserciti, sia con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe. Perciò così dice il Signore, Dio degli eserciti, il Signore: In tutte le piazze vi sarà lamento, in tutte le strade si dirà: Ah! ah! Si chiamerà l'agricoltore a fare il lutto e a fare il lamento quelli che conoscono la nenia. In tutte le vigne vi sarà lamento, perché io passerò in mezzo a te, dice il Signore. Guai a coloro che attendono il giorno del Signore! Che sarà per voi il giorno del Signore? Sarà tenebre e non luce. Come quando uno fugge davanti al leone e s'imbatte in un orso; entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde. Non sarà forse tenebra e non luce il giorno del Signore, e oscurità senza splendore alcuno?”

Qui nella voce del profeta Amos troviamo anche un'esortazione al pentimento, ad un cambiamento di condotta, quello che permetterà almeno ad un "resto" di salvarsi dalle conseguenze del "giorno di Yahveh”. Allo stesso modo che Gioele si descrive questo "giorno" come un giorno di tenebre, di oscurità, di lamenti dei peccatori.

Il "resto" composto per la Chiesa fedele che rimarrà nella vera fede nei tempi della fine, sarà in parte preservato dalle prove e tribolazioni mediante il "rapimento" (Capitolo 3.B.1.)

Sofonia 1,4-8.14-16: “Stenderò la mano su Viuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme; sterminerò da questo luogo gli avanzi di Baal e il nome stesso dei suoi falsi sacerdoti; quelli che sui tetti si prostrano davanti alla milizia celeste e quelli che si prostrano davanti al Signore, e poi giurano per Milcom; quelli che si allontanano dal seguire il Signore, che non lo cercano, né si curano di lui. Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino, perché il Signore ha preparato un sacrificio, ha mandato a chiamare i suoi invitati. Nel giorno del sacrificio del Signore, io punirò i prìncipi e i figli di re e quanti vestono alla moda straniera; È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida. «Giorno d'ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d'allarme sulle fortezze e sulle torri d'angolo.”

Sofonia enuncia il giudizio di Dio nel suo "giorno", in particolare rispetto all'idolatria del suo popolo ed all'abbandono del suo Dio per abbracciare il culto dei pagani, con una purificazione profonda del popolo di Dio.

Anche il profeta Zaccaria parla della sopravvivenza di un "resto" dopo il terribile "Giorno di Yahveh":

Zaccaria 13,8-9: “In tutto il paese, -oracolo del Signore- due terzi saranno sterminati e periranno; un terzo sarà conservato. Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l'argento; lo proverò come si prova l'oro. Invocherà il mio nome e io l'ascolterò; dirò: «Questo è il mio popolo». Esso dirà: «Il Signore è il mio Dio».”

Spicca con chiarezza da questi testi profetici, come di molti altri simili, che ci sarà un giudizio del Signore molto severo contro il suo popolo eletto, curato per lui, ma i cui frutti non furono gli attesi, come riflette il profeta Isaia nella similitudine dell'Israele con una vigna:

Isaia 5,1-4.7: “Canterò per il mio dilecto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.”

I frutti non apparvero, poiché invece del bene il popolo fece il male, praticò l'ingiustizia e si approfittò dei deboli ed indifesi, esemplificati per le vedove e gli orfani, ma, soprattutto, lasciarono da parte al Dio dei suoi genitori, quello che aveva realizzato portenti e prodigi un ed un'altra volta per ausiliare ai suoi eletti, per correre dietro gli idoli e le abitudini pagane delle nazioni che vivevano nella terra che avevano occupato.

Di questa maniera, per bocca dei profeti, il Signore annuncia il suo severo giudizio e punizione, per un "Giorno" terribile che verrà. Sarà a questo "Giorno" che corrisponderanno gli avvenimenti relazionati con la "Parusia" di Gesù Cristo ed il suo giudizio sui cristiani in generale, ed i santi vivi in particolare (Capitolo 3).

3) Questo "giorno" di giudizio del Signore raggiungerà anche tutti i popoli pagani della terra, che dovranno rispondere in generale per i suoi peccati, ed in particolare quelli che fecero soffrire al popolo eletto saranno giudicati con maggiore severità:

Isaia 13,1.4-9: “Oracolo su Babilonia, ricevuto in visione da Isaia figlio di Amoz. Su un monte brullo issate un segnale, alzate per essi un grido; fate cenni con la mano perché varchino le porte dei principi. Io ho dato un ordine ai miei consacrati; ho chiamato i miei prodi a strumento del mio sdegno, entusiasti della mia grandezza. Rumore di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Rumore fragoroso di regni, di nazioni radunate.
Il Signore degli eserciti passa in rassegna un esercito di guerra. Vengono da un paese lontano, dall'estremo orizzonte, il Signore e gli strumenti della sua collera, per devastare tutto il paese. Urlate, perché è vicino il giorno del Signore; esso viene come una devastazione da parte dell'Onnipotente. Perciò tutte le braccia sono fiacche, ogni cuore d'uomo viene meno; sono costernati, spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente; ognuno osserva sgomento il suo vicino; i loro volti sono volti di fiamma. Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori.”

Babilonia è per eccellenza il nemico dell'Israele, causante della rovina di Gerusalemme e dell'esilio massiccio di Giuda, essendo inoltre un popolo di abitudini pagane ed idolatre che si oppongono al Dio personale ed unico dell'Israele. È la Babilonia il tipo del popolo pagano e feroce che sottomette al popolo di Dio, e così sarà considerato fino alla fine della rivelazione del Nuovo Testamento, col Libro dell'Apocalisse.

A questi regni e nazioni arriverà loro il severo giudizio di Dio nel "Giorno del Signore". È quello che in primo luogo sviluppiamo nel Capitolo 5 di questo libro, col giudizio alla Gran Babilonia, e dopo all'Anticristo ed i suoi seguaci mediante i flagelli delle sette coppe.

Geremia 46,1.10-12: “Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sulle nazioni. Ma quel giorno per il Signore Dio degli eserciti, è un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici. La sua spada divorerà, si sazierà e si inebrierà del loro sangue; poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti, nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate. Sali in Gàlaad e prendi il balsamo, vergine, figlia d'Egitto. Invano moltiplichi i rimedi, non c'è guarigione per te. Le nazioni hanno saputo del tuo disonore; del tuo grido di dolore è piena la terra, poiché il prode inciampa nel prode, tutti e due cadono insieme.”

Questo oracolo espone il giudizio del Signore contro l'Egitto, un'altra delle nazioni simbolo della persecuzione all'Israele e della religione pagana, fin da quando si stabilisse la nazione ebrea, con la sua cattività in quello paese e la posteriore fuga assistito per la potenza del Signore nell'esodo verso la terra promessa.

Ezechiele 30,1-7: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, predici dicendo: Dice il Signore Dio: Gemete: Ah, quel giorno! Perché il giorno è vicino, vicino è il giorno del Signore, giorno di nubi sarà il giorno delle nazioni. La spada verrà sull'Egitto e ci sarà l'angoscia in Etiopia, quando cadranno in Egitto i trafitti, le sue ricchezze saranno asportate e le sue fondamenta disfatte. Etiopia, Put e Lud e stranieri d'ogni specie e Cub e i figli del paese dell'alleanza cadranno con loro di spada. Dice il Signore: Cadranno gli alleati dell'Egitto e sarà abbattuto l'orgoglio della sua forza: da Migdòl fino ad Assuan cadranno di spada. Parola del Signore Dio. Sarà un deserto fra terre devastate e le sue città fra città desolate.”

Anche il profeta Ezechiele annuncia da parte di Dio il giudizio e la rovina dell'Egitto nel "Giorno di Yahveh", rimanendo distrutte le sue città, come quelle di altri popoli pagani. Così come fu annunciato al suo popolo eletto, cadrà il giudizio implacabile del Signore sulle nazioni pagane idolatre, molto specialmente su quelle che sottomisero, perseguirono e spianarono alla nazione dell'Israele.
Sarà punita molto particolarmente la superbia ed altezzosità dei popoli, che essendo potenze militari, si crederono padroni delle nazioni più deboli ed indifese, sottomettendoli all'oppressione, non solo politica ed economica, bensì la religiosa, pretendendo di allontanarli dal Dio che si era rivelato al suo popolo eletto.

4) Il "Giorno del Signore", oltre a costituirsi in giorno di giudizio, tanto per l'Israele come per le nazioni pagane, produrrà anche la nascita di una terra rinnovata e restaurata, per cui si dovrà distruggere previamente tutto quello esistente.

Perirà una buona parte dell'umanità, rimanendo solamente un "resto", tanto del popolo di Dio come delle nazioni pagane, e la terra sarà trasformata come conseguenza di catastrofi cosmiche non viste mai prima. Si ritornerà allora ad un stato di pace e giustizia como non si sarâ vissuto mai tra gli uomini.

Isaia 13,9-13: “Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori. Poiché le stelle del cielo e la costellazione di Orione non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce. Io punirò il mondo per il male, gli empi per la loro iniquità; farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l'orgoglio dei tiranni. Renderò l'uomo più raro dell'oro e i mortali più rari dell'oro di Ofir. Allora farò tremare i cielo e la terra si scuoterà dalle fundamenta per lo sdegno del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira ardente.”

Nelle parole profetiche di Isaia si annuncia la distruzione delle cose esistenti e la sussistenza di una piccola porzione dell'umanità. La rinnovazione e restaurazione della terra è annunciata nell'espressione “e la terra si scuoterà dalle fundamenta."

Isaia 24,1-6: “Ecco che il Signore spacca la terra, la squarcia e ne sconvolge la superficie e ne disperde gli abitanti. Avverrà lo stesso al popolo come al sacerdote, allo schiavo come al suo padrone, alla schiava come alla sua padrona, al compratore come al venditore, al creditore come al debitore, a chi riceve come a chi dà in prestito. Sarà tutta spaccata la terra, sarà tutta saccheggiata, perché il Signore ha pronunziato questa parola. È in lutto, languisce la terra; è squallido, languisce il mondo, il cielo con la terra perisce. La terra è stata profanata dai suoi abitanti, perché hanno trasgredito le leggi, hanno disobbedito al decreto, hanno infranto l'alleanza eterna. Per questo la maledizione divora la terra, i suoi abitanti ne scontano la pena; per questo sono bruciati gli abitanti della terra e sono rimasti solo pochi uomini.”

In questo passo il profeta riafferma gli elementi del "giorno di Yahveh": terra devastata, pochi sopravvissuti umani, e si definisce con chiarezza il peccato dell'umanità: la terra creata per il Signore, dove tutto era buono, è stata profanata dai suoi abitanti, che ruppero il proposito del suo Creatore e trasgredirono le sue leggi sacre.

Gioele 3,3-4.4,14-15: “Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Folle e folle nella Valle della decisione, poiché il giorno del Signore è vicino nella Valle della decisione. Il sole e la luna si oscurazo e le stelle perdono lo splendore.”

Descrive il profeta Gioele i grandi segni cosmici che accompagneranno il "Giorno del Signore", affinché non ci siano dubbi tra gli abitanti della terra che il giudizio del Signore è arrivato.

Isaia 11,6-9: “Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare.”

Sarà ristabilita nella terra l'armonia tra l'uomo, la natura, i suoi simili e Dio, che fu rotta per la ribellione dell'essere umano contro Dio, che generò il peccato e le sue funeste conseguenze.

Isaia 25,6-10: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti. Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza. Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte». Moab invece sarà calpestato al suolo, come si pesta la paglia nella concimaia.”

La visione profetica paragona le benedizioni che verranno dopo il "giorno del Signore" con un banchetto strapieno di succulente vivande. Non ci sarà oramai tristezza, perché lo stesso Signore asciugherà le lacrime del suo popolo, e la morte sarà sconfitta per sempre.

Gioele 4,17-18: “Voi saprete che io sono il Signore vostro Dio che abito in Sion, mio monte santo e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri. In quel giorno le montagne stilleranno vino nuevo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Viuda scorreranno le acque. Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle di Sittìm.”

È una figura dell'abbondanza che fluirà sull'umanità ed il popolo di Dio restaurati ed in armonia col suo creatore, per opera della misericordia del Signore.

Amos 9,11-15: “In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è caduta; ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò come ai tempi antichi, perché conquistino il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che farà tutto questo. Ecco, verranno giorni, - dice il Signore - in cui chi ara s'incontrerà con chi miete e chi pigia l'uva con chi getta il seme; dai monti stillerà il vino nuevo e colerà giù per le colline. Farò tornare gli esuli del mio popolo Israele,e ricostruiranno le città devastate e vi abiteranno; pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto. Li pianterò nella loro terra e non saranno mai divelti da quel suolo che io ho concesso loro, dice il Signore tuo Dio.”

Si rinnovano attraverso Amos le promesse del Signore di restaurare al suo popolo per ritornarlo alle condizioni più brillanti della sua storia ("i tempi antichi").

Il profeta Ezechiele fa apparire la promessa di restaurazione e prosperità dell'Israele futuro immediatamente dopo di avere promesso l'effusione del suo Spirito a tutti gli uomini:

Ezechiele 36,33-38: “Così dice il Signore Dio: «Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare le vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite. Quella terra desolata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà ricoltivata e si dirà: La terra, che era desolata, è diventata ora come il giardino dell'Eden, le città rovinate, desolate e sconvolte, ora sono fortificate e abitate.
I popoli che saranno rimasti attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e ricoltivato la terra che era un deserto. Io, il Signore, l'ho detto e lo farò». Dice il Signore Dio: «Permetterò ancora che la gente d'Israele mi preghi di intervenire in suo favore. Io moltiplicherò gli uomini come greggi, come greggi consacrati, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennità. Allora le città rovinate saran ripiene di greggi di uomini e sapranno che io sono il Signore».”

Si riedificherà tutto quello distrutto nel "Giorno di Yahveh", e la terra sembrerà un nuovo giardino dell'Eden. Il "resto" salvato si moltiplicherà e ripopolerà la terra rinnovata. Saranno i sopravvissuti dell'umanità che soffrì il Giudizio di Cristo ai vivi, che popoleranno il Regno di Dio terreno.

5) Si stabilirà tra il Signore ed il "resto" del suo popolo una nuova Alleanza che rimpiazzerà l'antico patto di Dio col suo popolo:

Il frutto più importante del "Giorno di Yahveh" consisterà in una profonda rinnovazione spirituale del popolo di Dio, dove non sarà oramai necessario un sforzo dell'uomo per tentare di compiere le opere della Legge di Dio, ma dal suo stesso interno, dal suo cuore, sorgerà l'impulso necessario, dato per Dio stesso, per andare per i suoi cammini e non allontanarsi da Lui.

Isaia 44,1-5: “Ora ascolta, Giacobbe mio servo, Israele da me eletto. Così dice il Signore che ti ha fatto, che ti ha formato dal seno materno e ti aiuta: «Non temere, Giacobbe mio servo, Iesurùn da me eletto, poiché io farò scorrere acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Spanderò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri; cresceranno come erba in mezzo all'acqua, come salici lungo acque correnti. Questi dirà: Io appartengo al Signore, quegli si chiamerà Giacobbe; altri scriverà sulla mano: Del Signore, e verrà designato con il nome di Israele».”

Troviamo qui la promessa del Signore di effondere il suo Spirito e le sue benedizioni sulla "posterità" dell'Israele, dopo che la terra sia rimasta come un deserto per il giudizio di Dio nel "Giorno di Yahveh", quello che sarà come una pioggia di fresca acqua per gli assetati. Si produrrà una piena conversione del popolo di Dio, che apparterrà interamente al Signore.

Isaia 59,20-21: “Come redentore verrà per Sion, per quelli di Giacobbe convertiti dall'apostasia. Oracolo del Signore. Quanto a me, ecco la mia alleanza con essi, dice il Signore: Il mio spirito che è sopra di te e le parole che ti ho messo in bocca non si allontaneranno dalla tua bocca né dalla bocca della tua discendenza né dalla bocca dei discendenti dei discendenti, dice il Signore, ora e sempre.”

Quelli che si convertano sinceramente a Dio riceveranno lo Spirito di Dio, quello che costituirà un nuovo patto del Signore con tutta la discendenza del popolo eletto.

Geremia 31,31-34: “«Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».”

Questa profezia stabilisce senza nessun tipo di dubbio una nuova Alleanza di Dio col suo popolo, in "giorni che verranno", "dopo quei giorni", cioè, in occasione del "Giorno del Signore." La Legge di Dio rimarrà registrata all'interno dell'uomo, nel suo cuore, messa lì per Dio, quello che significa l'annuncio profetico della grazia santificante che si spargerà sugli uomini come conseguenza della Redenzione di Gesù, che aprirà loro la porta per la Salvazione eterna.

Quello che era stato impossibile per l'uomo nell'Antico Testamento a partire unicamente delle sue forze umane, ora sarà possibile, perché l'uomo riceverà da parte di Dio un dono soprannaturale, la grazia, che si incorporerà al suo essere naturale e gli darà la possibilità di raggiungere la salvazione di Dio, entrando nel suo Regno.

Lo Spirito Santo darà a tutti la capacità di conoscere in forma personale a Dio, di sperimentare il suo amore e salvazione. Non può interpretarsi in nessun modo questo passo nel senso che non sarà oramai necessaria la predicazione né l'insegnamento apostolico, poiché la grazia ricevuta dà la facoltà potenziale della conoscenza di Dio ("conoscere" nel senso ebreo di un'esperienza concreta) e delle sue verità, ma ha bisogno di una crescita guidata per maestri ed assistita per i sacramenti, poiché altrimenti non produrrà frutti di santità.

Ezechiele 36,24-28: “Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio.”

Lo Spirito che ispirò i profeti, nei tempi messianici si infonderà in tutto il popolo eletto, il quale, purificato dei suoi peccati, riceverà come se fosse un nuovo cuore, che rimpiazzerà all'antico cuore duro come "pietra."

Questo Spirito guiderà ai redenti per il cammino sicuro dei precetti e norme del Signore, che saranno ubbidite con allegria e facilità.

Gioele 3,1-5: “Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio spirito. Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati.”

Questa profezia è applicata da Pietro nel suo discorso dopo l'evento di Pentecoste, significando che lo Spirito Santo si è sparso secondo quello predetto per il profeta Gioele. Questo succederà come conseguenza del "Giorno di Yahveh", dove quelli che siano considerati degni nel giudizio di Dio sopravvivranno e formeranno la nuova umanità nel Regno di Dio.

È molto importante avere chiaro che nella visione dei profeti dell'Antico Testamento ancora era velata la rivelazione sulle due venute del Messia, la prima in povertà ed umiltà e la seconda in gloria e maestà. Pertanto questa Nuova Alleanza e l'effusione dello Spirito Santo si realizza, in primo luogo, con l'incarnazione (prima Venuta) di Gesù Cristo, che sparge il dono della grazia e mette a portata dell'uomo la sua Salvazione e Redenzione, con gli aiuti soprannaturali necessari per la conversione e santificazione dei cristiani, quello che permetterà loro di avere aperto l'accesso al Regno di Dio.

Ma ci sarà un'altra istanza, con la seconda Venuta del Signore dove si produrrà una nuova e forte effusione dello Spirito Santo nella Chiesa, e, attraverso lei, sull'umanità, e che darà come frutto il Regno di Dio terreno o Regno milleniale, dove inoltre sarà sparita l'influenza tentatrice di Satana, incatenato nell'abisso.

6) Apparirà il Messia, inviato per Dio, nei tempi finali, per compiere le sue promesse.

La parola "messia" ha origine ebreo, e significa "unto", che è la persona consacrata al servizio a Dio. Nell'Antico Testamento l’unzione si produceva versando olio consacrato sul capo dell'eletto, usandosi a questo effetto per i re, i profeti ed i sommi sacerdoti.
Dopo, col tempo ed il divenire della storia del popolo dell'Israele, l'espressione "messia" prenderà un significato più personale e concreto, che si applicherà ad un unto del Signore definito, che avrà una missione specifica per il popolo ebreo.

Si riconoscono alcune profezie "messianiche", cioè, con relazione a questo "unto" del Signore molto antichi, appartenenti al Pentateuco o libri della Legge (i cinque primi Libri della Bibbia):

La prima promessa delal Bibbia tradizionalmente considerata come messianica è quella del libro del Genesi, anche conosciuta come il "proto-vangelo", cioè, predecessore del Vangelo:

Genesi 3,14-15: “Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».”

Con queste parole Dio condanna al tentatore per eccellenza, il diavolo, e consola agli uomini fin dall'inizio della creazione, promettendo che ci sarà un tempo che un discendente della donna schiaccerà la testa del proprio Satana. Ma si rivela anche che questo discendente soffrirà a causa del serpente che personifica il nemico dell'uomo, che lo produrrà patimenti fisici (le "insidierà il calcagno").
Questo futuro Messia, che qui si denomina come "stirpe" della donna, è già definito come qualcuno che sarà concepito senza partecipazione di uomo, poiché non se lo nomina come discendente di un padre fisico.

Troviamo dopo al Signore parlando profeticamente ad Abramo:

Genesi 22,15-18: “Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse:«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».”

Nel testo ebreo la parola "discendenza" ("stirpe") è in singolare, riferendosi così ad un discendente specifico, non a vari. Così San Paolo l'interpreta e l'applica a Cristo come il vero Messia:

Galati 3,16: “Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furon fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «e ai tuoi discendenti», come se si trattasse di molti, ma e alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo.”

Un'altra antica profezia messianica la pronuncia il patriarca Giacobbe, nipote di Abramo:

Genesi 49,9-10: “Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.”

Il scettro ed il bastone del comando sono simboli dell'esercizio della regalità per la dinastia di Davide, della tribù di Giuda, fino all'arrivo di un re ideale che estenderà il suo dominio su tutti i popoli.

Numeri 24,15-19: “Egli pronunciò il suo poema e disse: «Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi. Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set, Edom diverrà sua conquista e diverrà sua conquista Seir, suo nemico, mentre Israele compirà prodezze. Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici e farà perire gli scampati da Ar».”

Questa è la famosa profezia di Balaam, profeta convocato per i principi di Moab per maledire gli israeliti. Ma Balaam, mosso per lo Spirito di Dio benedice al popolo ebreo e trasmette quattro oracoli del Signore, l'ultimo dei quali è quello che trascriviamo, e lì il profeta annuncia, sotto la figura di una stella, l'apparizione del Messia come gran re dell'Israele.

Deuteronomio 18,15-18: “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: Che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia. Il Signore mi rispose: Quello che hanno detto, va bene; io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò.”

Dio promise solennemente a Mosè inviare al popolo israelita, al suo tempo, un gran profeta che parlerà per bocca di Dio. Questa profezia è applicata a Gesù per Pietro (Atti 3,22 -23) ed è citata da Stefano (Atti 7,37). Lo stesso Gesù allude ad essa in Giovanni 5,45-47.

Dopo del Pentateuco, troviamo nuove profezie relative al Messia, specialmente durante il regno di Davide attraverso i Salmi:

2 Samuele 7,8-13: “Ora dunque riferirai al mio servo Davide: Così dice il Signore egli eserciti: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui non lo opprimano come in passato, al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio popolo Israele e gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici. Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno.”

La promessa del Signore è molto chiara: susciterà un discendente del re Davide che avrà affermato il suo trono per sempre, quello che succederà in un tempo futuro, dove si compieranno le promesse messianiche di pace e senza nemici.

Salmi 2,1-12: “Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia: «Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami». Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall'alto il Signore. Egli parla loro con ira, li spaventa nel suo sdegno: «Io l'ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte». Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai». E ora, sovrani, siate saggi istruitevi, giudici della terra; servite Dio con timore e con tremore esultate; che non si sdegni e voi perdiate la via. Improvvisa divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia.”

Questo Salmo si conosce come il Salmo messianico per eccellenza. È applicato a Gesù per gli apostoli nel suo discorso dopo la liberazione di Pietro e Giovanni (Atti 4,25 -27), per San Paolo nel suo discorso ad Antiochia (Atti 13,33), ed è citato in Ebrei 1,5 e 5,5. I versetti 5 e 12 si riferiscono chiaramente al "giorno del Signore" annunciato per i profeti ("la sua ira divampa all’improvviso".

Il "Unto" è qui il Re escatologico, il Messia, chi riceverà tutto l potenza di Dio Padre e si trasformerà nel Re dell'umanità.
Questo Salmo riconosce come parallelo il Salmo 110, che è anche famoso, e del quale Sant’ Agostino dice: "Breve per il numero delle parole, grande per il peso delle sentenze":

Salmi 110 (109): “Oracolo del Signore al mio Signore: «Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: «Domina in mezzo ai tuoi nemici. A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato». Il Signore ha giurato e non si pente: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek». Il Signore è alla tua destra, annienterà i re nel giorno della sua ira. Giudicherà i popoli: in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra. Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva alta la testa.”

In questo prezioso Salmo si trova il germe della rivelazione della divinità del Messia futuro. Il Messia è qui proclamato Figlio di Dio (Dio lo glorifica alla sua destra e lo genera eternamente).
Lo stesso Gesù utilizza questo Salmo per proclamare la doppia natura del Cristo:

Matteo 22,41-46: “Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: «Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Ed egli a loro: «Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.”

Gesù Cristo, come uomo, è figlio di Davide, è il suo discendente (cf. Mateo 1,1: e"Genealogia di Gesù Cristo, figlio di David, figlio di Abramo"), ma in quanto è anche Dio, allora è il suo Signore. Gesù proclama di questa maniera con molta chiarezza la divinità della sua Persona comefiglio eterno e consustanziale del Padre.

È molto importante determinare con chiarezza la rivelazione profetica che il Messia atteso sorgerà quando arrivi il "Giorno di Yahveh."

Un primo passo importante in questo senso lo troviamo nel Libro del profeta Isaia, nei capitoli 11 e 12. Vediamo i brani più rilevanti:

Isaia 11,1-4: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.”

Si descrive con chiarezza al Messia, della discendenza di Davide, figlio di Iesse. Troviamo in altri passaggi biblici l'espressione "germoglio" applicata al Messia:

Isaia 4,2: “In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per gli scampati di Israele.”

Zaccaria 3,8-10: “Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: ecco, io manderò il mio servo Germoglio. Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest'unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione - oracolo del Signore degli eserciti - e rimuoverò in un sol giorno l'iniquità da questo paese. In quel giorno - oracolo del Signore degli eserciti - ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico».”

Tutti questi brani sottolineano l'apparizione del "Germoglio" in "Quel giorno", cioè, nel “Giorno dell'ira del Signore".

Isaia 11,5-9: “Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare.”

Abbiamo qui la visione dell'era messianica di giustizia, pace e prosperità che porterà il "germoglio" di Iesse, con la restaurazione di tutte le cose. La "conoscenza del Signore" (che è il senso alla lettera di “saggeza del Signore” como è tradotto qui), nel senso ebraico di "conoscere", che significa un'esperienza concreta, abbraccerà tutta la terra, esemplificato con la figura tanto plastica del mare coperto completamente per le acque.

Isaia 11,10: “In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa.”

Si riafferma che tutti questi eventi succederanno "quel giorno" (il "Giorno del Signore”).

Isaia 12,1-4: “Tu dirai in quel giorno: «Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza. Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza». In quel giorno direte: «Lodate il Signore, invocate il suo nome;manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime.”

Tutto quello profetizzato da Isaia circa il Messia, come discendente di Davide che abbiamo visto si realizzerà in "quel giorno", il famoso "Giorno del Signore."

Un altro passo biblico che ci rivela ugualmente l'unione intima tra questi due avvenimenti, il “Giorno dell'ira del Signore" e l’apparizione del Messia l'abbiamo nel profeta Geremia:

Geremia 23,5-6: “«Ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore-nostra-giustizia.”

Qui utilizza anche Geremia il termine "Germoglio giusto", così come vedemmo prima in Isaia e Zaccaria, applicandolo al Messia atteso. E questo succederà in un futuro definito come "verranno giorni" o "nei suoi giorni", e che si riferiscono inequivocabilmente al "giorno del Signore" annunciato per tanti altri profeti. Questo stesso lo riafferma più avanti Geremia nel suo Libro:

Geremia 33,14-17: “Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla. Così sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia. Così dice il Signore: Davide non sarà mai privo di un discendente che sieda sul trono della casa di Israele;”

Le promesse del Signore fatte al suo popolo per i tempi messianici avranno il suo compimento "in quelli giorni" che sono "giorni che verranno." Nuovamente ricordiamo che in queste profezie non si distinguono le due venute del Messia, per quello che gli eventi che si rinchiudono nel cosidetto "Giorno del Signore" si riferiscono alcuni all'incarnazione del Verbo, ed altri alla sua "Parusia."

C'è un aspetto che si riferisce al Messia che nell'Antico Testamento si va insinuando: la sua divinità. Dio non rivelerà la condizione divina del suo Unto nell'Antico Testamento, poiché in questo periodo le rivelazioni agli uomini da parte del Signore cercano di consolidare la nozione di un monoteismo esclusorio e radicale in Israele, per distinguerlo chiaramente dal politeismo verso gli idoli dei popoli pagani.

La divinità del Messia Gesù Cristo sarà rivelata pienamente per Lui stesso, ma, alla luce di questa rivelazione del Nuovo Testamento possiamo scoprire dati biblici anteriori che mirano alla decisione inimmaginabile per l'uomo, e molto meno per un ebreo pio, che il Messia sarà il Figlio eterno del Padre:

Salmi 2, 6-8: “«Io l'ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte». Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra.”

San Paolo si riferirà a questo Salmo per definire che la "Buona Novella" della promessa fatta per Dio ai padri si è realizzata in Gesù:

Atti 13,32-33: “E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.”

Isaia, nel Capitolo 9,5 concede al Messia profetizzato, tra altri titoli, quello di "Dio poderoso." Il profeta Daniele, nella sua visione di Dio e del Figlio dell'uomo, mostra a questo essendo portato alla presenza di Dio, ricevendo una dignità regia molto al di sopra della quale possiedono i re terreni. Questo passo è molto importante, dato che "Figlio di uomo" sarà il titolo che Gesù Cristo si assegnerà a sé stesso:

Daniele 7,9.13-14: “Io continuavo a guardare, quand'ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.”

Non esistono dubbi che in questa profezia di Daniele il Regno futuro sta intimamente legato ad una persona, alla quale si descrive come simile ad un "Figlio di uomo"; questo è l'origine del titolo che Gesù si attribuirà a sé stesso e che continuerà ad identificare la sua funzione messianica profetizzata nell'Antico Testamento.

Anche il profeta Michea dà un'indicazione della preesistenza nell'eternità del Messia che verrà da Betlemme:

Michea 5,1: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà ocluí che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti.”

In definitiva, in funzione dei testi biblici visti, ed altri che citeremo ora, vediamo che il concetto di "Messia" comprende diversi aspetti che ora riassumiamo:

* Apparirà alla fine dei tempi, nel cosidetto "giorno del Signore". Abbiamo visto che per la rivelazione dello stesso Gesù in realtà il Messia verrà in due momenti storici distinti nel divenire dall'umanità, costituendo la prima e la seconda Venuta del Signore.

Queste due Venute, la prima in umiltà, povertà e sofferenza, e la seconda con maestà, potenza e gloria, rimarranno come velate e coperte nelle profezie dell'Antico Testamento, benché ora, già trascorsi due mille anni della prima, possiamo separare con una certa chiarezza i testi profetici relativi ad un ed un'altra venuta.

*Sarà un Re poderoso ed avrà come missione, dopo la realizzazione del giudizio di Dio sul suo popolo e le nazioni pagane, riconciliare gli uomini con Dio e stabilire il Regno di Dio sulla terra, regno di pace, di giustizia, di allegria e di abbondanza. Questo regno sarà universale ed a lui saranno sommesse tutte le nazioni del mondo.

Affinché il Messia possa compiere la sua missione è stato dotato per Dio di certe qualità e poteri speciali:

-riposa su lui lo Spirito del Signore coi suoi doni (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio (Isaia 11,2-3; Isaia 61,1);
-giudicherà con giustizia e rettitudine, specialmente ai deboli ed indifesi (Isaia 11,4);
-avrà tutto il potere (Isaia 11,4; Salmi 110,2);
-sarà davanti a Dio il Sommo Sacerdote (Salmi 110,4);
-nascerá di un modo miracoloso da una vergine (Isaia 7,14);
-guarirà le malattie fisiche degli uomini (Isaia 35,5-6);
-soffrirà per gli uomini e sarà ucciso, ma resusciterà (Isaia 53,10-12).

7) La riunione dell'Israele e Giuda.

In questo tema tanto importante per il chiaro intendimento degli eventi che le profezie annunciano per i tempi messianici, applicheremo lo sviluppo effettuato all'inizio di questo capitolo, in quanto al significato che deve darsi ai Regni di Giuda ed Israele nei tempi della fine.

In questo luogo dimostriamo che il Regno di Giuda è il tipo della Chiesa, nuovo popolo di Dio, che è il suo antitipo, e che il Regno dell'Israele è il tipo del popolo ebreo che nella prima Venuta di Cristo non lo riconoscerà come il vero Messia e lo respingerà.

Vediamo alcune delle principali profezie sulla riunione di Giuda ed Israele nei tempi escatologici:

a) Ezechiele.

La profezia più importante la troviamo nel capitolo 37 di Ezechiele, che si divide in due sezioni principali: la prima è la famosa visione delle ossa inaridite che ricevono vita, e la seconda si riferisce all'unione di Giuda ed Israele, realizzata mediante un'azione simbolica del profeta.

Insieme al capitolo 36, questo è uno dei passi dell'Antico Testamento più rilevanti rispetto agli eventi escatologici, per quello che ha una gran importanza la sua analisi.

Ezechiele 37,1-14: “La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt'intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore».
Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la gente d'Israele.
Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.”

Questa prima parte della profezia comincia con l'espressione "la mano del Signore fu sopra di me"; questa frase appare sette volte nel Libro di Ezechiele, ed intesta sempre gli eventi più rilevanti che riferisce il profeta come rivelazione di Dio. Invece, nel resto delle profezie si usa un'altra frase: "la parola del Signore mi fu diretta in questi termini."

Le sette volte che menzioniamo comprendono le seguenti sezioni:

1°) 1,3: Prima visione della gloria del Signore e vocazione del profeta.

2°) 3,14: Il Signore esplicita ad Ezechiele la sua missione profetica.

3°) 3,22: Seconda visione della gloria del Signore.

4°) 8,1: Visione dell'idolatria nel Tempio, col falso idolo posto in esso.

5°) 33,22: Annuncio della punizione del Signore sopravvissuti di Gerusalemme.

6°) 37,1: Le ossa inaridite e la riunione dell'Israele e Giuda.

7°) 40,1: La visione del Nuovo Tempio.

Pertanto, ci troviamo nel passo che stiamo studiando di fronte ad una rivelazione profetica di gran importanza.

La visione mostra ad Ezechiele una pianura coperta per numerose ossa che si sono inariditi in estremo. Il Signore gli dà l'ordine di profetizzare su quelle ossa: Dio farà che si ricoprano nuovamente di nervi, carne e pelle, restituendole il corpo, e dopo infonderà loro il suo spirito e recupereranno la vita.

Attonito, il profeta contempla questa impressionante scena, ed allora Dio gli rivela quello che è essenziale nella visione: quelle ossa rappresentano a tutta la casa dell'Israele, cioè, alla totalità del popolo di Dio, nei tempi escatologici.

Vediamo l'esegesi di questa visione: come chiarisce Dio, le ossa rappresentano a tutta la Casa dell'Israele, cioè, quello che sarà alla fine dei tempi la Chiesa cristiana ed il popolo ebreo, a chi Dio considera il popolo della sua proprietà.

Di fronte ai terribili avvenimenti del "Giorno di Yahveh", si alza un clamore da questo popolo: “le nostre ossa si sono inaridite, è svanita la nostra speranza, noi siamo perduti". Ovviamente possiamo trovare qui alcuno riferimento implicito al dogma della resurrezione della carne, ma non è questo il senso primario della visione.

Dio espone che ci sarà un rinascimento spirituale, che non sarà più che il compimento effettivo della promessa che fa al suo popolo pochi versetti prima di questo capitolo:

Ezechiele 36,23-28: “Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio.”

In questo brano troviamo esplicitato con chiarezza il senso di "infondere lo Spirito di Dio" che è quello che fa rivivere a quelle ossa, che benché già ricoperte di carne seguono morte: c'è una purificazione dei peccati ed un cambiamento di cuore, cioè, una conversione profonda che permette di seguire i comandamenti di Dio, essendo veramente figli adottivi del Padre celestiale.
È l'azione della grazia che salva e redime, e si versa sugli uomini nella Pentecoste, e che sarà nuovamente regalata all'umanità con la seconda Venuta del Signore, a partire della Seconda Pentecoste.

Pertanto questa profezia anticipa gli eventi che succederanno alla fine dei tempi, dove lo Spirito Santo produrrà la conversione e la nascita ad una nuova vita del resto della sua Chiesa che rimase nella terra e del popolo ebreo.

San Paolo, nella Lettera ai Romani, espressa con molta chiarezza il significato della conversione degli ebrei e la sua riammissione come popolo di Dio nella Chiesa:

Romani 11,15: “Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?”

Troviamo in questo brano dell'Apostolo la figura che presenta la visione di Ezechiele delle ossa inaridite ed il suo ritorno alla vita.

Ma la profezia non rimane solamente in questo avvenimento, ma va più in là, mostrando attraverso un gesto simbolico di Ezechiele come, dopo di questo rinascere spirituale, la casa di Giuda, Chiesa cristiana, e la casa dell'Israele (popolo ebreo), torneranno a conformare un unico popolo, una sola casa, "ed un solo re sarà il re di tutti", Gesù Cristo il Signore, il servo di Davide, il Germoglio Giusto, il Figlio unico del Padre, che sarà per sempre il suo "Principe della Pace”.

Di questa maniera rimane spiegato, con semplicità e senza ricorrere a nessun artificio, il senso di questa profezia di Ezechiele.

b) Geremia.

Il profeta Geremia si riferisce anche alla riunione delle tribù dell'Israele e Giuda quando arrivino i tempi messianici:

Geremia 3,17-18: “In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio. In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa di Israele e tutte e due torneranno insieme dalla regione settentrionale nel paese che io avevo dato in eredità ai loro padri.”

La Gerusalemme messianica vedemmo già che rappresenta alla Chiesa purificata e santificata che discende alla terra con Cristo nella sua Parusia, dopo essere stata rapita e sollevata verso Lui. Le nazioni pagane si convertiranno, ed insieme alla casa di Giuda (cristiani) e quella dell'Israele (ebrei) si uniranno formando un unico popolo di Dio.

Geremia 31,1: “In quel tempo - oracolo del Signore - io sarò Dio per tutte le tribù di Israelí ed esse saranno il mio popolo».”

Dio riunirà a tutte le tribù dell'Israele nei tempi messianici, quello che significa come vedemmo l'unione in un unico popolo di Dio di ebrei e cristiani.

c) Isaia:

Nel capitolo 11 il profeta Isaia predice l'apparizione di un virgulto dalla radice di Iesse (padre di Davide) che sarà il Messia atteso. Quindi parla esplicitamente della riunione delle dodici tribù dell'Israele, in "quel giorno":

Isaia 11,9-13: “Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dall'Assiria e dall'Egitto,da Patròs, dall'Etiopia e dall'Elam, da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare. Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Cesserà la gelosia di Efraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Efraim non invidierà più Giuda e Giuda non osteggerà più Efraim.”

Il Signore riunirà per abitare nel suo Regno terreno, regno di pace e giustizia descritte come il "santo monte", dove non ci sarà saccheggi né nessuno farà male, alle tribù disperse di Giuda ed Israele (Efraim), ed allora cesserà ogni invidia e disunione tra cristiani ed ebrei che abiteranno alla Sion messianica, la Chiesa di Dio:

Isaia 12,5-6: “Cantate inni al Signore, perché ha fatto opere grandi, ciò sia noto in tutta la terra. Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele».”

Vediamo cosicché questa riunione delle due case dell'Israele, la casa di Giuda (2 tribù), e la casa dell'Israele (10 tribù), profetizzata per i tempi messianici, che evidentemente non potrà realizzarsi letteralmente poiché la casa dell'Israele è sparita già da 2700 anni, arriverà al suo compimento con la conversione del popolo ebreo nei tempi finali e la sua unione col popolo cristiano nell'unica Chiesa di Gesù Cristo, formando il vero ed eterno popolo di Dio, il Nuovo Israele, sul quale regnerà il Messia, Gesù Cristo il Nostro Signore.

8) Sorgerà il Regno di Dio nella terra, regno di pace e giustizia

La nozione del "Regno di Dio" impregna tutta la Bibbia, riconoscendosi questo concetto fin dai primi Libri della storia sacra:

A partire da Abramo, il patriarca, Dio irrompe nella storia umana in forma chiara e tangibile, per la realizzazione in essa del suo mistero di salvazione per gli uomini. Dio sceglie un uomo, a chi mette il nome di Abramo, che significa "il padre di molti popoli", facendogli una benedizione solenne:

Genesi 12,1-3: “Il Signore disse ad Abram: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».”

Come conseguenza di questa benedizione il Signore sceglie un popolo per sé, che sarà il destinatario delle sue rivelazioni e benedizioni, e che avrà per missione essere luce delle nazioni nel mondo. Così Dio effettua una chiamata ed una promessa, portando a termine un'alleanza col popolo che ha scelto e chiamato.

Il momento decisivo nella storia dell'Israele, nel quale Dio manifesterà col suo intervento soprannaturale che questo è realmente il suo popolo eletto, lasciando questo fatto nella coscienza profonda di questa nazione, è costituito per la liberazione portentosa degli ebrei dalla schiavitú alla quale erano stati sottomessi dagli egiziani.

Tutti gli eventi che vivrà questo popolo, la sua fuga miracolosa della feroce persecuzione delle truppe del Faraone, la Legge ricevuta nel Monte Sinaí, il suo peregrinare per il deserto, e l'arrivo alla terra promessa, porteranno all'indubbia evidenza che Dio fece di un popolo di schiavi uno di uomini liberi. Da allora tutto questo prefigurerà la vera liberazione degli uomini della schiavitú del peccato per la Redenzione di Quello che verrà nella pienezza dei tempi.

Da quando cominciano a vivere questa esperienza della potenza di Dio, gli israeliti riconoscono che il Signore è chi regnerà su loro, come lo espressa Mosè nel suo canto trionfale dopo avere attraversato miracolosamente il mare Rosso:

Esodo 15,16-18: “Piombano sopra di loro la paura e il terrore; per la potenza del tuo braccio restano immobili come pietra, finché sia passato il tuo popolo, Signore, finché sia passato questo tuo popolo che ti sei acquistato. Lo fai entrare e lo pianti sul monte della tua eredità, luogo che per tua sede, Signore, hai preparato, santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato. Il Signore regna in eterno e per sempre!».”

Davanti all'intervento prodigioso del Signore, Mosè proclama il regno senza fine del suo Dio. Questo stesso Dio gli rivelò più avanti, nel Sinaí, il senso profondo di quello che aveva fatto col popolo dell'Israele:

Esodo 19,3-6: “Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti».”

Il Signore sceglie per libero beneplacito al popolo dell'Israele, dichiarandolo la sua "proprietà", costituendolo come un "regno di sacerdoti" e "una nazione santa." Di questa maniera Dio separa all'Israele da tutti gli altri paesi, facendolo santo, cioè, consacrato a Lui, e chi dovrà riconoscerlo come il suo unico Dio, per opposizione agli idoli che adorano i popoli pagani.

Nella seconda profezia di Balaam si esalta la presenza di Dio in Israele e la forma in cui protegge al suo paese:

Numeri 23,20-22: “Ecco, di benedire ho ricevuto il comando e la benedizione io non potrò revocare. Non si scorge iniquità in Giacobbe, non si vede affanno in Israele. Il Signore suo Dio è con lui e in lui risuona l'acclamazione per il re. Dio, che lo ha fatto uscire dall'Egitto, è per lui come le corna del bufalo.”

Il profeta Michea, in una visione che dichiara al re dell'Israele Acab, vede al Signore come Re universale, circondato di un consiglio celestiale:

1 Re 22,19: “Michea disse: «Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra.”

Dio regna sul mondo in generale, e sul popolo eletto in particolare, che appartiene a questo regno, e dal quale suscita i suoi strumenti. Ma gli uomini che il Signore elige per condurre al suo popolo avevano chiaro che era in realtà Dio quello che regnava e chi si occupava del suo popolo:

Giudici 8,22-23: “Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: «Regna su di noi tu e i tuoi discendenti, poiché ci hai liberati dalla mano di Madian». Ma Gedeone rispose loro: «Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi».”

Anche i Salmi cantano a Dio come Re di tutta la creazione e specialmente del suo popolo eletto:

Salmi 24 (23) 1.7-8: “Del Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti. Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia.”

Il Signore è il creatore di tutta la terra, ed a lui gli appartiene la sua creazione. Molto probabilmente questo Salmo fu composto da Davide in occasione di portare l’Arca della Alleanza al Tabernacolo del Tempio di Gerusalemme. Qui si esorta a Gerusalemme personificata a ricevere il Re della gloria.

Salmi 47 (46): “Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia; perché terribile è il Signore, l'Altissimo, re grande su tutta la terra. Egli ci ha assoggettati i popoli, ha messo le nazioni sotto i nostri piedi. La nostra eredità ha scelto per noi, vanto di Giacobbe suo prediletto. Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni; perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sui popoli, Dio siede sul suo trono santo. I capi dei popoli si sono raccolti con il popolo del Dio di Abramo, perché di Dio sono i potenti della terra: egli è l'Altissimo.”

La Bibbia tradotta per Straubinger commenta: "Il nuovo Salterio Romano intitola questo Salmo: "Dio, Re conquistatore, ascende al Trono", e riassume così il suo contenuto: I. Dio, magno Re, soggetta al suo popolo tutte le nazioni (2-5). II. Dopo la vittoria sale al suo trono celestiale (6-7). III. Regna allora su tutte le nazioni e tutti i principi e poteri della terra (8-10). Il Salmo tratta della vittoria finale di Dio e dell'istituzione del Regno universale messianico. Israele e le genti costituiscono il unico regno del Messia.

Salmi 145 (144),1-3.13: “O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare. Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni generazione.”

Il Signore è il Re poderoso il cui regno è eterno, ed è degno che il suo Nome sia lodato, le benedetto per i suoi sudditi. Non c'è dubbio che Dio regna su tutta la creazione:

Salmi 93 (92),1-2: “Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore si iveste, si cinge di forza; rende saldo il mondo, non sarà mai scosso. Saldo è il tuo trono fin dal principio, da sempre tu sei.”

Anche il Signore è il Re delle nazioni pagane, e sta al di sopra di ogni re terreno, per la sua potenza e saggezza, benché i poderosi dei popoli, afferrati ai suoi idoli, l'ignorino; Geremia lo denomina "Re delle nazioni”:

Geremia 10,6-8: “Non sono come te, Signore; tu sei grande e grande la potenza del tuo nome. Chi non ti temerà, re delle nazioni? Questo ti conviene, poiché fra tutti i saggi delle nazioni e in tutti i loro regni nessuno è simile a te. Sono allo stesso tempo stolti e testardi; vana la loro dottrina, come un legno.”

Risulta chiaro da queste espressioni dell'Antico Testamento che gli israeliti non intendevano la espressione "regno di Yahveh" come una realtà territoriale, bensì come un'azione di regno di Dio su tutta la sua creazione in generale, ed in particolare sul popolo eletto per essere la sua proprietà, quello che lo conoscerà e sperimenterà la sua azione protettiva, e dovrà essere disposto a farlo conoscere alle nazioni pagane, a partire da una preponderanza politica, economica e religiosa su esse.

Di questa maniera il regno del Signore ha una speciale manifestazione in Israele, poiché lì risiede il Re in mezzo ai suoi, in una città, Gerusalemme, che è la Città Santa per eccellenza. Il Re benedice da lì al suo popolo, lo guida e lo protegge:

Salmi 48 (47),2-3: “Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. Il suo monte santo, altura stupenda, è la gioia di tutta la terra. Il monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano.”

Tuttavia più avanti il popolo non accettò che solo il Signore lo governasse, esigendo avere un re come le altre nazioni:

1 Samuele 8,4-8: “Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e andarono da Samuele a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli». Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: «Dacci un re che ci governi». Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore rispose a Samuele: «Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi. Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti uscire dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così intendono fare a te.”

In questo episodio si osserva con chiarezza come gli uomini non vogliono accettare che Dio regni su essi, ma desiderano come re a qualcuno a chi vedano a chi ascoltino per se stessi, e sopra il quale in qualche modo possano influire. È il dramma profondo dell'essere umano, che tende sempre a sostituire al Dio vero per altri dei, già siano esseri umani, già siano sociali (il potere, la fama, l'adulazione), o anche intellettuali (la cultura, la scienza pura, l'arte, un ideale politico, presi come i grandi obiettivi della vita), o infine materiali (la ricchezza, i beni materiali, una professione, etc.).

Ma Dio, rispettando assolutamente la libertà della sua creatura, permette questo desiderio, sapendo tirare fuori in qualche modo il bene di tanti mali.
A partire che la struttura politica dell'Israele continua ad evolvere, appare la regalità umana, che, tuttavia, dovrà sottomettersi alla regalità del Signore, non essendo più che un strumento del Re supremo.

Nonostante instaurarsi la monarchia in Israele, il gran re Davide riconoscerà chiaramente al Signore come il vero Re:

1 Croniche 29,10-13: “Davide benedisse il Signore davanti a tutta l'assemblea. Davide disse: «Sii benedetto, Signore Dio di Israele, nostro padre, ora e sempre. Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore e la maestà, perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Signore, tuo è il regno; tu ti innalzi sovrano su ogni cosa. Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu domini tutto; nella tua mano c'è forza e potenza; dalla tua mano ogni grandezza e potere. Ora, nostro Dio, ti ringraziamo e lodiamo il tuo nome glorioso.”

Di Dio è tutto quello che esiste nel cielo e nella terra, perché egli è il suo creatore, e per quello è il Re, e sta al di sopra di tutti gli uomini e della creazione intera. È Dio che governa veramente al mondo, perché è chi ha la potenza, la grandezza e la fortezza.

Di questa maniera confluiranno nella coscienza dell'Israele le due dimensioni del regno e del regnare: la dimensione cronologica e politica, e la dimensione trascendente e religiosa. Il Dio dell'Israele è Re in senso totale, temporale e religioso, anche se esistano capi o re politici che governino al popolo nel suo nome.

Tuttavia i re dell'Israele non stettero all'altezza della sua missione, cadendo nel peccato, nell'idolatria, in ambizioni politiche che li furono separando a loro ed al popolo che governavano dal suo vero Dio.
Sorge allora, attraverso i profeti che il Signore suscita, la voce del Re supremo che rimprovera ai dirigenti ed al popolo dell'Israele l'allontanarsi dal suo vero Dio, ed annuncia le conseguenze che deriveranno da questo atteggiamento sbagliato, se non si produrrà un cambiamento nella sua condotta.

Come non si rettificherà la rotta, essendo disattesa la voce dei profeti, si sboccherà nel crollo della regalità israelita, iniziato per lo scisma che dividerà al popolo eletto in due regni, quello del Nord, Israele, con la sua capitale in Samaria, ed il regno del Sud, Giuda, che manterrà la sua sede a Gerusalemme.

Arriveranno dopo i flagelli delle nazioni vicine che distruggeranno e deporteranno ai due regni: prima Assira conquisterà l'Israele, deportando alle dieci tribù che formavano il Regno del Nord alle sue lontane terre, dove si perderà per sempre il rastro di questo popolo.
Dopo un po’più di un secolo la stessa sorte arriverà per il regno di Giuda con la sua capitale Gerusalemme, cadendo in mani del popolo dei Caldei, che distruggerà la città santa e deporterà alla maggioranza della sua popolazione alla lontana e pagana Babilonia.

In mezzo a quella terribile situazione il Signore annuncia per il suo profeta Isaia che riscatterà al suo paese, ricordandogli che continua ad essere il suo Re, nonostante le circostanze nelle quali sono sommersi:

Isaia 43,14-15: “Così dice il Signore vostro redentore, il Santo di Israele: «Per amor vostro l'ho mandato contro Babilonia e farò scendere tutte le loro spranghe, e quanto ai Caldei muterò i loro clamori in lutto. Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro re».”

Di fronte allo sconcerto che produrrà questo terribile e funesto panorama, non scorgendosi un cambiamento prossimo, e dove sembra che il popolo eletto per il Signore soccomberà senza speranza, e non arriveranno mai a compiersi le grandi promesse del suo Dio, si alza la voce dei grandi profeti, che cercheranno che il popolo alzi il suo sguardo avanti, ad alcuni tempi futuri e lontani, nei quali la teocrazia o regno del Signore sulla terra ritornerà a recuperare i suoi tratti originali, cioè, si vivrà in forma piena una regalità di Dio.

Già nei Salmi si scorge la manifestazione del Signore nei tempi escatologici, come Re di tutta la terra:

Salmi 96 (95),4-13: “Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi. Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla, ma il Signore ha fatto i cieli. Maestà e bellezza sono davanti a lui, potenza e splendore nel suo santuario. Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. Portate offerte ed entrate nei suoi atri, prostratevi al Signore in sacri ornamenti. Tremi davanti a lui tutta la terra. Dite tra i popoli: «Il Signore regna!». Sorregge il mondo, perché non vacilli; giudica le nazioni con rettitudine. Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti.”

Il Salterio Romano riassume così il contenuto di questo Salmo: "Il salmista contempla nella sua mente al Signore venendo alla fine dei tempi per costituire il regno messianico (13). I. Esorta tutti a che lodino e questo gran re (1-3); II. Perché questo è l'unico Dio, pieno di maestà, potenza e splendore (4-6); III. A Lui tributino lode tutti i popoli, gli offrino sacrifici, gli prestano adorazione, perché Egli stesso ha incominciato a regnare (7-10); IV. La natura si riempie anche essa di esultanza perché Dio viene a governare la terra (11-13).”

Per i profeti l'annuncio che Dio regna sul suo popolo è unito alla liberazione delle situazioni di oppressione, di esilio, ed il ritorno alla terra promessa, quello che si realizzerà nei tempi messianici:

Isaia 52,6-7: “Pertanto il mio popolo conoscerà il mio nome, comprenderà in quel giorno che io dicevo: Eccomi qua». Come sono belli sui monti piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».”

Le buone novelle che portano i messaggeri, che implicano la pace e la salvazione, si riassumono in un gran annuncio: "Già regna il tuo Dio." Sarà lo stesso annuncio che formulerà Gesù al principio della sua predicazione, indicando che il Regno di Dio, dove Dio regna, è già vicino, benché ancora non si manifesti in pienezza.

Tuttavia anche i profeti annunciano un severo giudizio che purificherà all'Israele prima di ricevere le benedizioni promesse:

Ezechiele 20,33-38: “Com'è vero ch'io vivo - parola del Signore Dio - io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e rovesciando la mia ira. Poi vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò da quei territori dove foste dispersi con mano forte, con braccio possente e con la mia ira traboccante e vi condurrò nel deserto dei popoli e lì a faccia a faccia vi giudicherò. Come giudicai i vostri padri nel deserto del paese di Egitto così giudicherò voi, dice il Signore Dio. Vi farò passare sotto il mio bastone e vi condurrò sotto il giogo dell'alleanza. Separerò da voi i ribelli e quelli che si sono staccati da me; li farò uscire dal paese in cui dimorano, ma non entreranno nel paese d'Israele: così saprete che io sono il Signore.”

El profeta Zaccaria annuncia chiaramente che il Signore sarà re sulla terra dopo che si produrranno gli avvenimenti conosciuti come "il Giorno del Signore":

Zaccaria 14,1.6-9: “Ecco, viene un giorno per il Signore; allora le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. Il Signore radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà presa, le case saccheggiate, le donne violate, una metà della cittadinanza partirà per l'esilio, ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città. Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combattè nel giorno della battaglia. In quel giorno i suoi piedi si poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso oriente, e il monte degli Ulivi si fenderà in due, da oriente a occidente, formando una valle molto profonda; una metà del monte si ritirerà verso settentrione e l'altra verso mezzogiorno. Sarà ostruita la valle fra i monti, poiché la nuova valle fra i monti giungerà fino ad Asal; sarà ostruita come fu ostruita durante il terremoto, avvenuto al tempo di Ozia re di Giuda. Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi. In quel giorno, non vi sarà né luce né freddo, né gelo: sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà né giorno né notte; verso sera risplenderà la luce. In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno. Il Signore sarà re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome.”

Così apparirà poco a poco il concetto del "regno escatologico di Dio", riservato per la fine dei tempi. I profeti continueranno a rivelare una serie di elementi e circostanze concrete che segneranno l'apparizione di questo regno tra gli uomini.

Questo Regno di Dio, nella prospettiva della rivelazione divina data ai profeti dell'Antico Testamento, possiede solamente il componente del Regno "terreno", poiché la rivelazione sul Regno celestiale, la resurrezione dei morti e la vita eterna rimarrà riservata affinché la insegni il Messia, Gesù Cristo, nella sua prima Venuta al mondo.

Negli studi che pubblichiamo su questa Pagina, "La predicazione iniziale del Regno di Dio per Gesù: le Beatitudini evangeliche" e "La rivelazione di Gesù sul Regno di Dio per mezzo delle Parabole", sosteniamo che il Signore, nella sua predicazione, assunse che i suoi interlocutori, gli ebrei, conoscevano fin dalla rivelazione dei profeti in che cosa consisteva il Regno di Dio terreno, e che Cristo rivelò loro essenzialmente quattro aspetti innovativi del Regno di Dio:

1°) Con la sua Venuta al mondo, essendo egli il Messia atteso, il Regno di Dio è arrivato, benché in una tappa iniziale e non finita.

2°) Il Regno di Dio ha un componente celestiale ed eterna, destinato ad essere la dimora degli uomini salvati che resusciteranno nella sua carne.

3°) Ci sono determinate condizioni per essere ammessi nel Regno di Dio, che eccedono quelle esposte per i comandamenti antichi, ma che contano coll'aiuto soprannaturale di Dio per potere compierle, poiché altrimenti sarebbe impossibile per la sola capacità umana naturale.

4°) Sarà necessaria una seconda Venuta del Messia in gloria e maestà, per instaurare nella sua pienezza il Regno di Dio, iniziato in germe nella sua prima Venuta.

Per finire, come condensazione delle profezie escatologiche dell'Antico Testamento, che avranno pieno compimento nel Regno terreno di Cristo, possiamo prendere due passi di Isaia:

Nel Capitolo 60 il gran profeta presenta con caratteri sommamente vividi la nascita del Regno di Dio terreno, come conseguenza dell'apparizione gloriosa della Nuova Gerusalemme, concetti che accompagnano totalmente gli sviluppati nel nostro studio:

Isaia 60,1-5: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli.”

La visione profetica di Isaia mostra l'arrivo della luce sull'oscurità che copre la terra, essendo quella luce lo stesso Messia e Redentore, Cristo, che manifesta la sua gloria visibile per tutti i popoli del mondo.

I re ed i popoli pagani accorrono rapidi accettando la preminenza della Nuova Gerusalemme, la Chiesa rinnovata e santa, rivelata per Gesù Cristo come la sua accompagnatrice nella Parusía e come il suo strumento per il governo ed evangelizzazione dei popoli.

I cristiani che si trovavano tra i popoli pagani come piccole minoranze, molte volte sdegnate ed attaccate, saranno ora riconosciuti come figli e figlie diletti del vero Dio. Il centro della cristianità, il luogo dove starà la Chiesa di Cristo con la sua gerarchia principale, si convertirà in traguardo di peregrinazione per tutte le nazioni del mondo.

Isaia 60,14-15: “Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori; ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti disprezzavano. Ti chiameranno Città del Signore, Sion del Santo di Israele. Dopo essere stata derelitta, odiata, senza che alcuno passasse da te, io farò di te l'orgoglio dei secoli, la gioia di tutte le generazioni.”

Qui il profeta sviluppa in bellisime immagini la conversione dai pagani in generali, ed anche in particolare del popolo ebreo. La Chiesa cristiana, che era costituita nei tempi della fine per un piccolo resto fedele di credenti, passerà ad essere multitudinaria, e riconosciuta come la sede del vero ed unico Dio di tutti gli uomini.

Isaia 60,18-22: “Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in possesso la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria. Il piccolo diventerà un migliaio, il minimo un immenso popolo; io sono il Signore: a suo tempo, farò ciò speditamente.”

La pace e la santità saranno le caratteristiche rilevanti del Regno di Dio terreno, essendo state confinate le guerre tra le nazioni, che nascevano dell'ambizione sfrenata. Questa pace e santità nasceranno dall'azione dello Spirito Santo sulle menti ed i cuori degli uomini, rappresentata per la luce e lo splendore che viene da Dio. Tutto il popolo di Dio raggiungerà questa santità, in un Regno nel che fioriranno le virtù cristiane, dove ancora i fedeli più piccoli e nascosti saranno numerosi.

Queste sono le promesse di Dio che si realizzeranno "al suo tempo", momento storico che corrisponde all'arrivo del "giorno del Signore” con la Parusia di Gesù Cristo, cioè, con la venuta del Messia atteso durante tante generazioni.

L'altro testo di Isaia che esaminiamo appartiene all'ultimo capitolo del profeta:

Isaia 66,18-22: “Con le loro opere e i loro propositi. Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti, dice il Signore. Sì, come i nuovi cielo e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me - oracolo del Signore - così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.”

È arrivato il tempo in cui tutte le nazioni e lingue si riuniranno in un solo gregge, governato per un unico Pastore, che irradierà su lui la sua gloria luminosa. In alcuni dei redenti si vedrà un segno che indicherà che sono gli uomini che Dio ha scelto per iniziare il governo del Regno. Secondo la nostra interpretazione, questo segno è l'aura luminosa che possiedono i santi che furono rapiti e sollevati verso Cristo e che ritornarono con Lui nella sua Parusia.

Questi santi saranno i grandi evangelizzatori del mondo pagano, andando ai popoli remoti, denominati nei tempi di Isaia genericamente "isole" o “lidi” (come la Grecia). La sua azione missionaria si evidenzierà per l'enorme quantità di fratelli che si convertiranno e che entreranno in massa nella Chiesa cristiana. Di essi usciranno anche dopo sacerdoti e servitori dalla Chiesa, dando luogo alla vera Chiesa universale.

In questo percorso che abbiamo fatto per vari testi dell'Antico Testamento, che poteva essere molto più estesa dovuto alla profusione di passi esistente su questi temi, sorge con chiarezza come lo schema esegetico proposto riflessa il pieno compimento delle antiche profezie sui tempi messianici, senza necessità di forzare nessuna interpretazione.

Nello schema tradizionale, dove si cerca di applicare il compimento di queste profezie in parte al periodo attuale della Chiesa, ed in parte alla Chiesa celestiale, si entra in una serie di contraddizioni ed interpretazioni che devono passare dalla considerazione letterale di certi passaggi biblici ad un'altra interpretazione allegorica, tutto mischiato, per potere salvare le proposte dottrinali esposte.

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